Alla mia salute ci penso anch’io… e si nono

Bocheteatro
Alla mia salute ci penso anch’io…e si nono”
di Gianni Salis e Giovanni Carroni

con Giovanni Carroni, Gavina Porcu, Monica Farina, Antonio Cualbu

musiche originali Franco Persico
luci GianLuca Usala
fonico Cristian Orsini

regia Giovanni Carroni

Non è più una novità il fatto che molte aziende italiane, pubbliche e private, si affidino al teatro, per potenziare e arricchire l’insegnamento durante i corsi di aggiornamento rivolti ai loro dipendenti o per comunicare con i cittadini. Il teatro dunque come momento di riflessione, di conoscenza, di incontro, di confronto. Il teatro per cogliere quelle potenzialità straordinarie che esso ha nel trasmettere i saperi e che sono dati dalla vita dei personaggi volta per volta messi sulla scena nella finzione. Lo spettacolo racconta di Giovanni Letranca, uomo pignolo, preciso, appunto dal nuorese, letrancosu. Serenamente sposato con Gavina, moglie barbaricina forte e premurosa. L’interno è quello della classica famiglia nuorese e italiana.

La lingua sarda, ogni tanto intercalata all’italiano, ci riporta a Nuoro, tuttavia la quotidianità è quella tipica della famiglia nazionale, alle prese con la struttura ospedaliera della propria città, della propria ASL.

Giovanni deve affrontare un esame radiologico di routine, che prevede subito dopo un piccolo intervento per un trattamento endoscopico di flebo resezione con angioplastica per la ricanalizzazione. Per Giovanni, e anche per tutti coloro che non sono medici, è lingua totalmente sconosciuta. Ma il Nostro non si dà per vinto e oltre che prepararsi in maniera maniacale alla sua degenza in Day Hospital (odiato termine inglese di cui non conosce bene il significato) controbatte punto per punto a infermieri e medici, esigendo da tutti la massima chiarezza e precisione.

Giovanni anche se ancora non ha letto le Linee Guida del Ministero della Salute, pare conoscerle già perfettamente, tanto da spiazzare gli interlocutori. Le Linee Guida diventano battute dei personaggi, la burocrazia si trasforma in testo teatrale, in spettacolo prima ironico e poi comico. Una comicità che affonda nel filone barbaricino: rude, franca, secca. Naturalmente una comicità simile non è sempre tonda, spensierata, genera anche un’allegria aspra, un’allegria crudele. Un umano dissidio tra sostanza e apparenze, tra propositi e conseguenze, tra determinazioni logiche e spontaneità di reazione sentimentale.