“Aquiloni” di e con Paolo Poli in tournée nell’Isola – a Cagliari Sassari e Arzachena – con il CeDAC

CeDAC

Questa è la nostra Stagione

La Grande Prosa al Teatro Massimo

stagione 2013/2014

Aquiloni

due atti di e con Paolo Poli (da Giovanni Pascoli)

CAGLIARI/ Teatro Massimo : 8-12 gennaio 2014

mercoledì 8 gennaio 2014 – ore 20.30 / Turno A

giovedì 9 gennaio 2014 – ore 20.30 / Turno B

venerdì 10 gennaio 2014 – ore 20.30 /Turno C

sabato 11 gennaio 2014 – ore 20.30 / Turno D

domenica 12 gennaio 2014 – ore 19 / Turno E

Oltre la Scena/ INCONTRO CON GLI ARTISTI

venerdì 10 gennaio ore 17.30 alla MeM/ Mediateca del Mediterraneo di Cagliari

Paolo Poli incontra il pubblico (coordina il giornalista Gianfranco Capitta)

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Tournée

SASSARI / Teatro Comunale – martedì 14 e mercoledì 15 gennaio ore 21

ARZACHENA / Auditorium Comunale – giovedì 16 gennaio ore 21

Lo spirito della Belle Epoque tra ironia e leggerezza con “Aquiloni” di Paolo Poli: il nuovo spettacolo dell’artista fiorentino debutta nell’Isola – da mercoledì 8 gennaio fino a domenica 12 gennaio nel cartellone de La Grande Prosa al Teatro Massimo di Cagliari, poi sarà in tournée martedì 14 e mercoledì 15 gennaio alle 21 al Nuovo Teatro Comunale di Sassari e infine giovedì 16 gennaio alle 21 all’Auditorium Comunale di Arzachena (dove inaugurerà la Stagione 2013-14 del CeDAC). Raffinato e poetico divertissement ispirato all’opera di Giovanni Pascoli, “Aquiloni” rievoca con le scenografie immaginifiche di Emanuele Luzzati e deliziose citazioni in versi, sulle note di romanze e arie d’operetta, inni di guerra e canzoni da cabaret, le atmosfere fin de siècle tra l’avanzata del progresso e vaghi sogni di gloria, con il fiorire della cultura e delle arti.

INCONTRO con gli ARTISTI: venerdì 10 gennaio alle 17.30 alla MeM/ Mediateca del Mediterraneo in via Mameli a Cagliari, Paolo Poli, eclettico attore e cantante, regista e drammaturgo, tra i maestri della scena italiana dialogherà con il giornalista e critico del Manifesto Gianfranco Capitta e incontrerà il pubblico per un nuovo appuntamento con “Oltre la Scena”. Ingresso libero (fino a esaurimento posti)

COMUNICATO del 06.01.2014

 

Fascino e declino di una civiltà in un delicato volo di “Aquiloni”, con la cifra inconfondibile, l’eleganza, la gentilezza e la soave crudeltà di un artista poliedrico come Paolo Poli, irriverente e coltissimo, autentico maestro della scena e insieme per sempre “irriducibile”, per amore della trasgressione o forse meglio di libertà, in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC con il suo nuovo spettacolo, liberamente tratto dalle opere di Giovanni Pascoli.

Divertissement raffinato e coinvolgente, quasi un racconto per quadri impreziosito dalle evocative scenografie di Emanuele Luzzati, e intessuto di versi e celebri romanze, arie e canzoni d’epoca, “Aquiloni” sarà in scena (da mercoledì 8 gennaio fino a domenica 12 gennaio) nel cartellone de La Grande Prosa al Teatro Massimo di Cagliari (con i seguenti orari e turni: mercoledì 8 gennaio alle 20.30 (Turno A), giovedì 9 gennaio alle 20.30(Turno B), venerdì 10 gennaio alle 20.30(Turno C),sabato 11 gennaio alle 20.30 (Turno D) e infine domenica 12 gennaio alle 19 – Turno E).

Per approdare poi, nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo, martedì 14 e mercoledì 15 gennaio alle 21 al Nuovo Teatro Comunale di Sassari e infine giovedì 16 gennaio alle 21 all’Auditorium Comunale di Arzachena, dove aprirà la Stagione 2013-14 del CeDAC.

INCONTRO con gli ARTISTI:  venerdì 10 gennaio alle 17.30 alla MeM/ Mediateca del Mediterraneo in via Mameli a Cagliari, Paolo Poli, eclettico attore e cantante, regista e drammaturgo, tra i maestri della scena italiana dialogherà con il giornalista e critico del Manifesto Gianfranco Capitta e incontrerà il pubblico per un nuovo appuntamento con “Oltre la Scena”. Ingresso libero (fino a esaurimento posti)

Omaggio a una figura emblematica della letteratura italiana dell’Ottocento, tra le voci più significative del Decadentismo (insieme a Gabriele D’Annunzio) “Aquiloni” è uno spettacolo caleidoscopico, in cui allusioni maliziose e numeri “en travesti” si alternano all’immediatezza e semplicità di un dire in versi che mette in luce l’essenza della poesia.

«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole,/ anzi d’antico: io vivo altrove, e sento/ che sono intorno nate le viole….»: l’incipit famoso de “L’aquilone” di Pascoli sembra racchiudere la nostalgia dell’infanzia, con l’allegria dei giochi, e il primo dolore, il primo distacco, quasi un presagio di tutto il dolce e l’amaro dell’esistenza. C’è il riflesso del «sole così chiaro», e il desiderio de «gli albicocchi in fiore» pure se «E’ l’estate fredda, dei morti», nel “Novembre” descritto in Myricae; e conquistano il ritmo allegro e l’incedere brioso di quell’«Oh! Valentino vestito di nuovo,/ come le brocche dei biancospini!», con i nudi piedini e la beata incoscienza dell’età, che lo fa «come l’uccello venuto dal mare,/ che tra il ciliegio salta, e non sa/ ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare,/ ci sia qualch’altra felicità.»

Versi noti, che si rincorrono nella memoria, letti o imparati tra i banchi di scuola, fanno pendant con pagine meno frequentate: «Benedetto Croce aveva elogiato Myricae, le prime poesie di Pascoli, che son quelle che più o meno tutti conoscono», sottolinea Paolo Poli: «Ebbene, accanto a queste ho messo delle poesie che affrontavano degli argomenti nuovi, per esempio l’emigrazione. È stato il primo poeta che ha parlato degli emigranti». Poi, da buon fiorentino, riconosce il fatto (e il merito) che «essendo egli romagnolo si è impadronito del dialetto toscano. Va bene che in quel momento tutti toscaneggiavano perché si sapeva che il Manzoni era venuto a Firenze a “risciacquare i panni”… per fare una lingua più bella. Ma era anche una grande ricerca da parte di questi letterati per fare l’Unità d’Italia». E pur in queste note, che potrebbero parere quasi frivole, nel tono volutamente scanzonato e leggero di Poli, affiorano le tracce della Storia e la temperie culturale e politica dell’Italia postunitaria: dopo gli ardori rivoluzionari e gli ideali del Risorgimento, son gli intellettuali ad assumersi la responsabilità di riunire gli italiani in un unico popolo, con una sola lingua e una comune identità (il che non significa annullare le differenze, ma creare una nuova koinè).

Iridescenti e lievi, gli “Aquiloni” di Paolo Poli offrono la rara occasione di confrontarsi con Giovanni Pascoli e la sua poetica del fanciullino, riscoprire la figura e le opere, il pensiero e l’arte “rivoluzionaria” di uno dei massimi autori italiani, troppo spesso confinato nello spazio delle aule e nelle sintesi manualistiche, e gustare, pur in un clima ludico e quasi scherzoso, il piacere della poesia. Apprezzato dalla critica letteraria – Benedetto Croce preferì le rime giovanili, Gianfranco Contini ne sottolineò il plurilinguismo, mentre Pier Paolo Pasolini colse la dicotomia psicologica – il Pascoli ha influenzato la cultura e la tradizione poetica italiana: attraverso i suoi testi, «lo spettacolo intende evocare la magia memoriale e la saldezza linguistica nelle figure contadine di un’Italia ancora gergale».

Scenari pittorici e richiami stilistici alla Bella Epoque, fanno da sfondo a un intrigante e divertito viaggio, in cui non mancano strali satirici e spunti di critica sociale, ma sempre offerti con la grazia di un sorriso: uno spettacolo coloratissimo, brioso e pieno di ritmo, per riflettere sul passato e sul presente, sul destino della civiltà e sull’infaticabile amore per la guerra (tra riverberi colonialistici e gloriose millanterie) pur sotteso a quella parentesi di relativa pace, in Europa, prima dell’inizio del primo conflitto mondiale.

Aquiloni” è anche un’occasione rara per apprezzare dal vivo, una volta di più, la verve e il talento istrionico e camaleontico di un maestro della scena Paolo Poli, la sua intelligenza artistica, la sua sensibilità e fantasia. Lo spettacolo è anche testimonianza di un prezioso sodalizio con il grande scenografo Lele Luzzati (raccontato da Marina Romiti nel volume “Paolo Poli e Lele Luzzati. Il Novecento è il secolo nostro”). E per chi fosse curioso di aneddoti e segreti della vita di un artista, c’è pure la curiosa e sapida (auto)biografia di Paolo Poli, che si racconta con la consueta innocente malizia d’eterno fanciullo a Pino Strabioli in “Sempre fiori, mai un fioraio”.

INFO & BIGLIETTI

CAGLIARI/ Teatro Massimo

Biglietti

Serali intero ridotto

primo settore € 30 € 24

secondo settore € 25 € 19

loggione € € 15 € 10

Pomeridiane € 16 € 12

Biglietteria: cell. +39 345.4894565 – biglietteria@cedacsardegna.it

info cedac@cedacsardegna.it – www.cedacsardegna.it

SASSARI/ Nuovo Teatro Comunale

Biglietti primi posti: intero €18 – ridotto €15

secondi  posti: intero €15 – ridotto €13

* tariffe scontate Arci, Endas, Cral aziendali, Carta giovani, Over 65

 

info: 339 1560328 – circuitoteatralesardo@gmail.com – www.cedacsardegna.it

ARZACHENA/ Auditorium Comunale

Abbonamenti

posto unico: €55 – ridotto €45

 

Biglietti

Posto unico: intero €14– ridotto €11

info: tel:328 6996706

per l’Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:

Anna Brotzu – cell. 328.6923069 – cedac.uffstampa@gmail.com

Produzioni Teatrali Paolo Poli

Aquiloni

due tempi di Paolo Poli, liberamente tratti da Giovanni Pascoli

con Paolo Poli

e con Fabrizio Casagrande, Daniele Corsetti, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco

scene Emanuele Luzzati

costumi Santuzza Calì

musiche Jaqueline Perrotin

coreografie Claudia Lawrence

regia Paolo Poli

 

Lo spettacolo

Aquiloni: allegoria del comporre poetico, giocattolo antico preindustriale che affettuosamente ci ricorda Giovanni Pascoli. Fino alla metà del Novecento la scuola italiana si nutrì della sua produzione. La critica letteraria a cominciare da Croce privilegiò le rime giovanili, fino a Contini che ne elogiò il plurilinguismo, a Pasolini che rilevò la dicotomia psicologica, per arrivare a Baldacci che ne curò la ricca antologia. Da Myricae e dai Poemetti lo spettacolo intende evocare la magia memoriale e la saldezza linguistica nelle figure contadine di un’Italia ancora gergale.

I floreali motivi della Bella Epoque accompagneranno gli ascoltatori nel ricordo del volgere del secolo. Le scene sono sempre del grande Emanuele Luzzati, i costumi di Santuzza Calì, le musiche di Jacqueline Perrotin e le coreografie di Claudia Lawrence. Accanto a Paolo Poli quattro attori di vaglia e uno staff tecnico di prim’ordine.

PAOLO POLI (Firenze 1929), attore, regista e autore. Dopo essersi laureato in letteratura francese con una tesi su Henry Beque, insegna e lavora per la radio, oltre che recitare in compagnie vernacolari. Nel 1959 entra a far parte da La Borsa di Arlecchino, il piccolo teatro d’avanguardia che nasce a Genova grazie a A. Trionfo. Ma suo primo vero spettacolo è nel 1961, Il Novellino , che va in scena alla Cometa di Roma. A cui fanno seguito una serie di spettacoli divertentissimi, costruiti in gran parte da montaggi di testi letterari commisti ad altre fonti di varia cultura e di cronaca popolare; è un vero e proprio teatro da camera, che rimarrà la cifra distinta del suo modo di fare spettacolo. Ed è l’inizio di una dirompente carriera: Il diavolo, 1964; Rita da Cascia, 1967-con cui scandalizza: la rappresentazione viene sospesa a Milano per oltraggio alla religione e verrà riproposta molti anni dopo); La rappresentazione di Giovanni e Paolo, 1969; Carolina Invernizio,1969; La Vispa Teresa, 1970; L’uomo nero, 1971; Giallo, 1972. A testi più suoi, come i suddetti, alterna classici (Il mondo d’acqua di A. Nicolajs, Il suggeritore nudo di F.T.Marinetti) e parodie di commedie celebri, come l’esilarante sua interpretazione, nel ruolo della protagonista, de La nemica di D. Niccodemi (1969). In questo periodo gli si affianca come fedele collaboratrice Ida Omboni, e, agli inzi degli anni ’70, per un breve periodo, si unisce a lui, la sorella Lucia, come coautrice e attrice (Apocalisse, 1973; Femminilità, 1975).

Questa personalissima strada di rivisitazione di testi letterari, montati in scena con siparietti comici da avanspettacolo trova un valido sostegno in divertenti colonne sonore: brani musicali e canzonette d’epoca da lui cantate in falsetto (altra valida collaboratrice per queste ricerche musicali è Jacqueline Perrotin). Altri spettacoli: Mezzacoda (1979), curioso itinerario di mezzo secolo di cultura kitsch attraverso i salotti buoni di Gozzano e altri luoghi; Paradosso (1980), proposto a Venezia, per il Carnevale della Ragione, uno spettacolo ispirato a Diderot. Negli anni ’90 il bricolage parodistico-letterario dei suoi spettacoli si accentua, e inizia la grande saga dei miti. Il coturno e la ciabatta (1990), tratto da Alberto Savinio e scritto da Ida Omboni, con le scene di Luzzati. Poi la divertente rilettura de L’asino d’oro di Apuleio (1996). Nel 1997-98 da vita ai mitici Viaggi di Gulliver, da Swift, ancora con le scene di Luzzati, tenendo sempre alta la propria abilità di artigiano teatrale. Se scarse sono le sue esperienze cinematografiche, notevoli sono invece quelle televisive, da “Tutto da rifare pover’uomo” con Laura Betti (1960) a una ricordata “Canzonissima” (1961), dalle produzioni per ragazzi alla riduzione de “I tre moschettieri” (1976), dal programma “Tra i libri dei nonni” a “Viaggio a Goldonia” di Gregoretti (1982). Legato alla cultura grande e piccola dell’Italia fine secolo e di quella del Novecento tra le due guerre, la cultura cioè dei nonni e dei padri – e anche della madre che era maestra – arricchita da una raffinata educazione letteraria, soprattutto francese, Poli esercite i suoi bersagli affabilmente ma puntualmente satirici contro la retorica e l’ipocrisia di una società ancora connotata sostanzialmente da mentalità piccolo-borghesi; ma lo fa a modo suo, coniugando alla satira di costume, la parodia e il funambolismo, la malinconia e il guizzo farsesco, il travestitismo e il divertissement cabarettistico. Le generazioni cambiano, ma Poli mantiene i suoi spettatori, affascinati dalla sua grazia; variando appena i materiali di partenza. Il che non è un limite, ma il segno di un’originalità e unicità di fare spettacolo abbastanza atipica in Italia.