Classe di ferro

Laros di Gino Caudai

Classe di ferro

di Aldo Nicolaj

con Paolo Bonacelli, Giuseppe Pambieri e Valeria Ciangottini

regia Giovanni Anfuso

Classe di ferro è incentrata sui problemi della terza età, trattati con una delicatezza e uno humour non frequenti nella nostra drammaturgia.

La vicenda, sempre attuale, è ambientata in un giardino pubblico di una grande città. Protagonisti sono tre anziani – Libero Bocca, Luigi Lapaglia e Ambra – che si sono conosciuti casualmente durante le loro quotidiane passeggiate.

I loro caratteri sono assolutamente differenti – aggressivo e riottoso quello di Bocca, docile e remissivo quello di Lapaglia, angelico e sognatore quello di Ambra – e consentono all’autore di creare un affresco quanto mai attuale del mondo degli anziani, un mondo solo apparentemente semplice e spensierato, ma che, in realtà, è carico di malinconie, passioni violente, aspettative impossibili, delusioni profonde, timori e insicurezze.

Dopo una prima descrizione trionfalistica dei propri cari viene alla luce, un po’ alla volta, la confessione amara di essere divenuti ormai un peso per _gli e nipoti, il timore di appartenere a un mondo ormai scomparso, la consapevolezza della propria inadeguatezza e la conseguente paura di venire abbandonati in un ospizio. A questo punto Bocca e Lapaglia progettano una fuga in piena regola, una sorta di evasione dalla grande città tagliando tutti i ponti con il loro passato per approdare in un piccolo paese di provincia, una sorta di terra promessa dove poter finalmente conseguire quella felicità cui hanno sempre teso ma che non hanno mai conseguito.

Ma il finale, che giunge rapido e imprevisto con la morte di Bocca, riporta tutti, personaggi e spettatori , alla crudele realtà di una società dove i sogni sembrano non poter avere cittadinanza e dove la vita di tutti i giorni manifesta, in modo inesorabile, come l’attenzione ed il rispetto per chi vive accanto a noi, esiste solo in funzione utilitaristica.

Classe di ferro è una splendida parabola sulla terza età, una commedia che sollecita tutta una serie di riflessioni sul destino, molto spesso crudele, dell’anziano nella nostra società. Un testo, che alternando leggerezze e ingenuità con alcuni momenti di profonda commozione, lascia una traccia profonda nello spettatore.

Una Parabola sulla vita – di Giovanni Anfuso

Classe di ferro, sicuramente la commedia più nota di Aldo Nicolaj, vide il debutto a Budapest nel 1974; mentre il debutto italiano avverrà solo quattro anni più tardi. Ripresa varie volte, sempre con successo negli anni successivi, (si ricorda l’acclamata versione del 1987 con Ciccio Ingrassia e Gianni Santuccio), narra la storia, tragicomica ed ironica, ad un tempo, ma anche delicata e leggera, di due anziani: Libero Bocca e Luigi La Paglia.

La loro quotidianità, fatta di gesti e azioni ripetute, li costringe a diventare amici dopo essersi incontrati, casualmente, nel parco dove trascorrono le loro giornate. Lì, seduti sulla panchina, iniziano a confidarsi nostalgie, gioie del passato e quotidiani dispiaceri, e su quella stessa panchina si incontrano e si scontrano con le loro idee e, soprattutto, con le loro paure. Già, perché anche gli anziani, nonostante la loro saggezza e sapienza, nonostante i difetti acuiti dal tempo ed il sorriso levigato dagli anni, possono nascondere, in uno spicchio di cuore, le loro paure.

In questo caso è proprio la paura a fare da collante nella vita affettiva di Libero e Luigi, a produrre vicendevole solidarietà e a diventare motore di ribellione. I due, infatti, progettano una fuga in piena regola, una fuga verso un altrove, mentalmente fantastico, al recupero della libertà perduta e in cui la loro età non abbia più confini…una fuga, insomma, alla Mattia Pascal…

Collocata in un tempo assoluto, ambientata in un giardino pubblico di una grande città, tra i due si staglia la figura di un’anziana maestra, Ambra, dotata di una sua particolare grazia. La maestra è la destinataria della loro comica e misogina complicità che amalgama e divide, in una continua provocazione.

Così il testo procede leggero ed ironico ma anche visionario ed ingenuo verso un imprevedibile finale capace di coniugare il sorriso alla profonda commozione Classe di ferro, narra il canto di due esseri umani, a cui si aggiunge una figura femminile, nella loro stessa condizione di estrema solitudine; fotografati nell’istante in cui cercano di riscattare la propria vita, ridando dignità alle loro memorie di uomini. Attraverso un linguaggio sapientemente dosato nella sua semplicità e quotidianità, Nicolaj tocca le vette del sorriso e dell’emozione, e, mentre usa a pretesto il mondo dell’anziano, consegna a tutti noi una splendida parabola sulla vita.