Dieci piccoli indiani… e non rimase nessuno

Gianluca Ramazzotti per Ginevra srl

Dieci piccoli indiani…
e non rimase nessuno

due atti di Agatha Christie
traduzione e adattamento Edoardo Erba

con Giulia Morgani, Tommaso Minniti, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia,
Mattia Sbragia, Ivana Monti, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli, Carlo Simoni

progetto scenico Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant

scene Alessandro Chiti

costumi Adele Bargilli

regia Ricard Reguant

produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra srl

Il progetto scenico

Scritto nel 1936 e pubblicato nel 1939, “Ten Little Niggers” (“Dieci piccoli indiani”) è considerato ancora oggi il capolavoro letterario di Agatha Christie, tanto che anche la cinematografia è piena di rimandi all’opera della scrittrice, basti pensare al film di René Clair con un cast d’epoca eccellente, oppure a tutti quei film successivi che adattavano il plot della storia a versioni più moderne.

Ma “Dieci piccoli indiani” resta nella memoria universale una perfetta struttura letteraria capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Recentemente un sondaggio americano ha dichiarato che il romanzo è considerato universalmente il migliore in assoluto, posizionandosi al primo posto di tutte le vendite nel mondo, con poco più di 110.000.000 di copie vendute. Si è pertanto piazzato all’undicesimo posto nella classifica dei best-seller con più incassi della storia. Si conta che le opere di Aghata Chirstie siano tra le più lette in termini di cifre subito dopo quelle di Shakespeare.

In Italia uscì per la prima volta nell’agosto 1946 con il titolo “…E poi non rimase nessuno”, romanzo numero 10 della collana Il Giallo Mondadori, edita da Arnoldo Mondadori Editore.

Il libro fu originariamente pubblicato nel 1939 in Inghilterra come “Ten Little Niggers” (Dieci piccoli negri, o Dieci negretti), a richiamare il primo verso della filastrocca a cui si fa più volte riferimento nelle sue pagine: questa è in realtà una canzone americana, scritta nel 1868 da Septimus Winner e anch’essa pubblicata inizialmente come “Ten Little Niggers” e successivamente trasformata in “Ten Little Indians”. Per evitare di offendere la sensibilità dei cittadini di colore, il titolo del libro subì una prima variazione l’anno seguente, in occasione dell’uscita negli Stati Uniti: in questa circostanza, venne scelto come nuovo titolo l’ultimo verso della filastrocca, “And Then There Were None”, dato che nigger è utilizzato in America come termine dispregiativo.

Anche in Italia la Arnoldo Mondadori Editore, prima casa editrice a pubblicare il romanzo (nel 1946), scelse la seconda versione, titolandolo …E poi non rimase nessuno. Questo rimase fino al 1977, ma non piacque e così venne definitivamente cambiato con il più musicale Dieci piccoli indiani. Il nuovo titolo piacque ma non negli U.S.A. dove rimane, ancora oggi, And Then There Were None.

La storia è nota: Siamo nel 1939, l’Europa è alle soglie della guerra. Dieci sconosciuti per vari motivi sono state invitate su una bellissima isola deserta. Arrivati nelle camere, trovano affisse agli specchi una poesia, “Dieci piccoli indiani”. La filastrocca parla di come muoiono, uno dopo l’altro, tutti i dieci indiani. Una serie di morti misteriose infonde il terrore negli ospiti dell’isola, che iniziano ad accusarsi a vicenda fino ad arrivare ad una scioccante conclusione. L’assassino si nasconde tra di loro.

Forse il romanzo più cupo della scrittrice probabilmente a causa proprio degli echi della guerra che di li a poco si sarebbero fatti sentire. Ma è grazie a questa cupezza che Agatha Christie da sfogo ad una vicenda piena di intrigo e suspense che trova il suo apice in un finale tra i più elettrizzanti e spiazzanti mai scritti. L’uso della filastrocca infantile, ribadisce il clima angosciante che pervade tutto il romanzo e che si manifesta tra i due poli contraddittori della colpa e dell’innocenza. La stessa filastrocca come sottolinea il critico inglese Falzon «E’ un’arma a doppio taglio, aiuta a creare quell’atmosfera magica e surreale, quella regressione infantile verso una vacanza nell’irrazionale e, allo stesso tempo, scandisce, con il suo ritmo inesorabile, la minaccia di morte che incombe su ciascun personaggio. Tutti professionisti sicuri di se e della solida posizione sociale che viene messa in discussione dal preciso momento in cui sbarcano sull’isola».

Nel 1943 la Christie si accinge ad adattare il romanzo per il palcoscenico che rimase in cartellone a Broadway per 426 repliche. L’opera teatrale differisce dal romanzo nel finale, in quanto, la Christie non voleva dare al pubblico un finale cosi altamente drammatico specie in quegli anni, cosi decise di cambiarlo con un lieto fine.

Per la prima volta nella storia della commedia e in accordo con la Aghata Christie limited, siamo riusciti ad ottenere di conservare il finale del romanzo del 1939 con lo stesso svolgimento mozzafiato, per rendere giustizia ad un adattamento operato dalla stessa Christie degno dei migliori drammaturghi teatrali.

La versione diretta dal regista spagnolo Ricard Reguant, è stata un enorme successo sia a Madrid la che a Barcellona, tutti i personaggi sono ben caratterizzati e delineati nelle loro profondità interiori. La stessa epoca del romanzo viene rispettata cosi da ambientarla nei suggestivi anni ’40 con una scenografia in stile Art-Decò, utilizzando i colori bianchi e neri, che darà certamente impatto visivo ad uno spettacolo che vede sul palcoscenico per la prima volta tutti insieme dieci protagonisti della scena italiana di varie generazioni e con background artistici differenti.

Come scrive Reguant nelle sue note di regia:

«Questa nuova versione teatrale si adatta ai tempi e all’estetica del momento facendo godere il pubblico nella ricerca dell’enigma preparato dalla Signora Aghata; questi dieci “piccoli indiani” bloccati nell’isola sono vittime o assassini?

Questa è la stessa domanda che la scrittrice pone a se stessa mostrando al pubblico il lato nascosto di una classe borghese e aristocratica mischiati insieme in un’unica arena, rivelando le proprie carenze facendoli confrontare e sbranarsi per la sopravvivenza fino a diventare esseri volgari e ordinari.

Sembra quasi una vendetta della stessa Christie verso una classe dirigente nella società inglese in cui la stessa scrittrice vive agiatamente e dalla quale vuole evadere costringendosi a diventare lei stessa la carnefice verso i suoi personaggi».