Elisabetta II

di Thomas Bernhard

traduzione Umberto Gandini

 

con

Roberto Herlitzka

 

e con

Gianluigi Pizzetti, Jiulio Solinas,

Marisol Gabbrielli, Alessandra Celi, Mariella Fenoglio, Antonio Sarasso, Simone Faucci

 

scene Alessandro Chiti

costumi Roberto Posse e Nathalie Von Teufenstein

musiche Arturo Annecchino

luci Luigi Ascione

foto Pietro Pesce

 

regia Teresa Pedroni

 

Attori & Tecnici

 

Questa pièce è una delle ultime scritta nel 1987 dall’autore e non è mai stata rappresentata in

Italia. La scelta di un attore come Roberto Herlitzka, massimo virtuoso della parola, e già interprete con successo di altre opere di Thomas Bernhard, ci sembra particolarmente preziosa e interessante per la realizzazione di un testo carico di ironia trasgressiva e dissacrante nei confronti del mondo e dei potenti.

In Elisabetta II uno scontroso industriale incattivito dalla vecchiaia si prepara a ricevere nel suo appartamento, di un elegante palazzo, gli invitati di suo nipote venuti ad acclamare dal suo balcone la regina d’Inghilterra in visita a Vienna. Il finale della pièce Bernhard ci riserva una macabra sorpresa. Il personaggio di Herrenstein ricalca la galleria dei grandi vecchi trattati da Bernhard. In un clima ossessivo, ripetitivo, monologante il protagonista impossibilitato al movimento, inchiodato su una sedia a rotelle, usa gli strumenti della parola per tessere un continuo eloquio martellante ai danni del cameriere che funge da testimone di questa danza macabra alle spalle di tutti e di tutto. Un rosario di invettive acri e cromaticamente esaltanti risuonano perennemente nelle orecchie del cameriere Richard. Una specie di “Finale di partita” ambientato in un’atmosfera con valenze meno metafisiche attraversata da momenti che suscitano forte ilarità grazie all’esasperazione a cui ricorre Herrenstein per giustificare il suo rifiuto verso il mondo. Gran finale, la classica beffa del grande Bernhard: il potere messo finalmente alla berlina con un espediente di massima teatralità. Tutti gli invitati in una specie di carosello espressionista seguiranno il loro destino precipitando dal balcone che doveva fungere da palco teatrale per assistere alla promènade trionfante della regina Elisabetta in visita a Vienna. Unici superstiti l’industriale Herrenstein e il fido domestico Richard. La messa in scena di questo testo di Bernhard si configura come un’ulteriore tappa di approfondimento dell’autore austriaco, dopo aver già affrontato, sempre con Roberto Herlitzka, “Semplicemente complicato” e la riduzione teatrale del primo romanzo di Bernhard “Gelo”.