Gl’Innamorati” di Goldoni con Nello Mascia e Il Mulino di Amleto in tournée tra Sassari, Macomer, Ozieri e Arzachena

CeDAC
XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo
GIU’ LA MASCHERA!
Stagione di Prosa 2014/2015

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Fondazione del Teatro Stabile di Torino/ Il Mulino di Amleto

Gl’Innamorati

di Carlo Goldoni

mercoledì 25 e giovedì 26 marzo – ore 21 SASSARI Teatro Comunale

venerdì 27 marzo – ore 21 MACOMER Teatro Costantino

sabato 28 marzo – ore 21 OZIERI Teatro Civico Oriana Fallaci

domenica 29 marzo – ore 21 ARZACHENA Auditorium Comunale

Un dramma della gelosia per un sapido affresco della società con “Gl’Innamorati” di Carlo Goldoni, in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo (con lo slogan “Giù la Maschera!”): la divertente commedia sulle complicazioni del cuore debutterà in prima regionale mercoledì 25 marzo alle 21, in replica giovedì 26 marzo alle 21 al Teatro Comunale di Sassari, per approdare venerdì 27 marzo alle 21 al Teatro Costantino di Macomer, sabato 28 marzo alle 21 al Teatro Civico Oriana Fallaci di Ozieri e infine domenica 29 marzo alle 21 all’Auditorium Comunale di Arzachena.

Focus sull’amore e le sue contraddizioni, con la pièce incentrata sul curioso rapporto, fatto di baruffe e riconciliazioni, tra due giovani fidanzati, Eugenia e Fulgenzio, incapaci di fare a meno l’una dell’altro ma anche di stare insieme senza litigare: parenti e amici, e perfino i servitori, cercano di volta in volata d’intercedere, consolare e rassicurare i due protagonisti, nella convinzione che solo l’auspicato matrimonio fugherà dubbi e inquietudini.

Nel cast de “Gl’Innamorati” – nell’allestimento della Fondazione del Teatro Stabile di Torino/ Il Mulino di Amleto con la regia di Marco Lorenzi – uno straordinario Nello Mascia, insieme a un’affiatata compagnia di giovani attori: lo stesso Marco Lorenzi, Fabio Bisogni, Barbara Mazzi, Maddalena Monti e Raffaele Musella; scene e costumi sono di Gaia Moltedo, le luci di Monica Olivieri e le musiche originali di Davide Arneodo (Marlene Kuntz).

COMUNICATO del 22.03.2015

Si alza il sipario su “Gl’Innamorati” di Carlo Goldoni, in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo (con lo slogan “Giù la Maschera!”): la pièce, di sorprendente modernità, descrive la relazione incerta e tormentata di due giovani fidanzati, tra gelosie e ripicche, liti e rappacificazioni, e insieme disegna un ironico affresco della società, tra distinzioni di classe, ambizioni sociali, ricchezza e povertà, sotto lo sguardo di una servitù attenta e partecipe, che in certo modo funge da controcanto alle azioni dei rispettivi padroni.

La celebre e fortunata commedia del grande veneziano, incentrata sulla giostra delle passioni e i turbamenti del cuore – ma anche sui riti e le convenzioni di una civiltà ormai al tramonto – debutterà in prima regionale mercoledì 25 marzo alle 21, in replica giovedì 26 marzo sempre alle 21 al Teatro Comunale di Sassari, per approdare venerdì 27 marzo alle 21 al Teatro Costantino di Macomer, sabato 28 marzo alle 21 al Teatro Civico Oriana Fallaci di Ozieri e infine domenica 29 marzo alle 21 all’Auditorium Comunale di Arzachena.

La mise en scène della Fondazione del Teatro Stabile di Torino/ Il Mulino di Amleto, per la regia di Marco Lorenzi, mette in luce tutta l’attualità del testo, la verità profonda dei personaggi, sia pure adombrata in un lieve e piacevole gioco di maschere in cui ciascuno rappresenta un carattere e un ruolo, sul cammino di quella profonda rivoluzione del teatro rispetto ai canoni e le forme della Commedia dell’Arte che reca l’impronta di Goldoni.

Sotto i riflettori un convincente Nello Mascia (artista di spicco della scena italiana, dagli esordi con Pupella Maggio e Giustino Durano, poi nella compagnia di Eduardo De Filippo, alla fondazione de “Gli Ipocriti”; dalla riscoperta della figura e l’opera di Raffaele Viviani alle prove d’attore ne “La tempesta” di Giorgio Strehler, “I dieci comandamenti” di Mario Martone e “Miseria e Nobiltà” con Carlo Giuffrè, alle apparizioni sul grande e sul piccolo schermo) e un’affiatata compagnia di giovani e bravi attori: lo stesso Marco Lorenzi, Fabio Bisogni, Barbara Mazzi, Maddalena Monti e Raffaele Musella. Tra le peculiarità de “Gl’Innamorati” goldoniani – a sancire un’aristotelica unità di luogo – l’ambientazione nella “stanza commune” in cui si svolgono gli eventi più significativi, i piccoli e grandi drammi, le baruffe dei giovani fidanzati, le rivelazioni e le proposte di matrimonio, i preparativi per banchetti sontuosi (nel tentativo del padrone di casa, il signor Fabrizio, zio e tutore di Eugenia, di apparire più di quel che egli non sia) e perfino gli arguti e preoccupati commenti della servitù; a restiture scene e eleganze dell’epoca, valgon scene e costumi di Gaia Moltedo, mentre il disegno luci di Monica Olivieri sottolinea situazioni e stati d’animo dei personaggi, e i momenti cruciali dell’azione. La colonna sonora originale è invece firmata da Davide Arneodo (Marlene Kuntz).

La commedia indaga nei labirinti della mente e del cuore, mettendo in luce i complicati meccanismi e gli strani effetti dell’amore, specialmente quando si manifesta nella forma estrema della gelosia: Eugenia e Fulgenzio, “Gl’Innamorati” del titolo, sono legati da un sentimento profondo e sincero, ma il loro fidanzamento è punteggiato da scenate e litigi, dispetti e sciocchi puntigli, momenti di tragica disperazione e autentico dolore, cui seguono puntuali rappacificazioni. Quasi come se l’unico modo per dimostrare la forza del legame che li unisce fosse di porlo – e porsi – continuamente alla prova, i due giovani vivono quella reciproca attrazione, e la consapevolezza d’essere ormai l’uno parte dell’altra, di appartenersi profondamente, come una guerra, uno stillicidio feroce che li tiene, entrambi, sempre sul filo della tensione. Ogni occasione, ogni pretesto scatena le ire e l’indignazione della fanciulla, e il suo spasimante si sottomette a quei capricci, si umilia, invoca il perdono, pronto a sua volta ad adombrarsi se ella si mostra gentile e disponibile, allegra e pronta al sorriso; quasi che entrambi fossero spaventati davanti all’evidenza della loro passione, e forse all’imminenza delle nozze che uniranno i loro destini, facendoli diventare agli occhi del mondo, e per sempre, marito e moglie.

L’amore non contrastato – il pretendente è bene accetto in casa dello zio della fanciulla, e non vi sono impedimenti di sorta – trova in se stesso un interno conflitto, un rovello interiore, mille ostacoli al raggiungimento della felicità: testimoni di questi tormento, i familiari e gli amici cercano in ogni modo di rimetter pace, dispensando saggi consigli e conforto, mentre i servitori commentano, da conoscitori delle cose del mondo, come quell’accesa possessività, quei comportamenti avventati, siano solo un modo un po’ insolito di dimostrarsi che ci si vuol bene. Il gioco di segrete corrispondenze, reiterate punzecchiature e aperte provocazioni, che tien vivo il sentimento dei futuri sposi e mette in ansia i loro cari, rischia di spezzarsi quando le attenzioni e le cortesie prodigate da Fulgenzio alla cognata (durante l’assenza del fratello, il cui ritorno è atteso per la celebrazione del matrimonio) risvegliano la ben nota gelosia di Eugenia, la quale per ripicca si finge interessata ad un altro uomo. Un’incauta promessa, fatta per sfida e per disperazione, rischia di trasformare la commedia in tragedia, ma per fortuna – come vuole la tradizione – tutto si risolverà in un rassicurante lieto fine e almeno in casa del signor Fabrizio ritorneranno a regnare la pace e la serenità (per quanto possibile, tra la sua disastrosa tendenza a spendere al di là dei propri mezzi, e millantare meriti e conoscenze, e il temperamento fin troppo focoso della nipote).

La “stanza commune” – fulcro dell’azione – pur tra le varie burrasche e crisi, conserva una parvenza di quiete, mentre fuori dalle mura domestiche, un’intera civiltà si avvia verso il tramonto: la vivace società veneziana, ricca di contrasti, e di fermenti culturali, in cui era fiorita l’arte del grande commediografo e dei suoi maggiori rivali, come Carlo Gozzi, volge ormai al declino. L’antica aristocrazia accoglie in seno esponenti della borghesia, ma soprattutto la Serenissima vede affievolirsi lo splendore, pur mantenendo viva l’eco delle glorie passate, in favore di una politica moderata e conservatrice: tra le righe de “Gl’Innamorati” affiora la malinconica coscienza della fine di un’epoca (e pazienza se la vicenda è ambientata a Milano, per ovvie ragioni di opportunità) e il segno di un’evoluzione, o involuzione, inevitabile.

CONTATTI per l’Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:

Anna Brotzu – cell. 328.6923069 – cedac.uffstampa@gmail.com

INFO & PREZZI

SASSARI

Biglietti:
platea primi posti: intero €18 – ridotto €15

platea secondi posti e galleria: intero €15 – ridotto €13

info: cell. 3391560328 – circuitoteatralesardo@gmail.com

www.cedacsardegna.it

MACOMER

Biglietti:

primi posti: intero €15 – ridotto €13

secondi posti: intero €13 – ridotto €10

studenti € 5

INFO: cell. 3478777538 – www.cedacsardegna.it

OZIERI

Biglietti:

Posto unico: intero €14 – ridotto €11

info: tel. 079 788577 – cell. 349 3614265

www.cedacsardegna.it

ARZACHENA

Biglietti

Posto unico: intero €14– ridotto €11

info: tel:328 6996706 – aliver94@gmail.com – gianpiero@cinemaolbia.it

www.cedacsardegna.it

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Fondazione del Teatro Stabile di Torino/ Il Mulino di Amleto

Gl’Innamorati

di Carlo Goldoni

con Nello Mascia, Marco Lorenzi, Fabio Bisogni, Barbara Mazzi,
Maddalena Monti, Raffaele Musella

scene e costumi Gaia Moltedo

luci Monica Olivieri

musiche originali Davide Arneodo (Marlene Kuntz)

regia Marco Lorenzi

progetto realizzato con il contributo della Città di Torino, della Provincia di Torino

con il sostegno di Sistema Teatro Torino e Provincia

un’ora e 40 minuti senza intervallo

Lo spettacolo

“Gl’Innamorati” (1759) segna una svolta nella scrittura goldoniana, con un’attenzione tutta nuova alle sfumature psicologiche e agli stati d’animo dei personaggi: fulcro della storia è la gelosia, che tormenta Eugenia, e getta un’ombra sul suo idillio con Fulgenzio. L’inquietudine d’amore stempera l’allegria della commedia e il gioco degli equivoci, tra ripicche e presunti tradimenti, rischierà perfino di sfociare in tragedia, finché con l’ennesimo colpo di scena giungerà l’atteso lieto fine.

Il veleno sottile della gelosia offusca la gioia di un affetto ricambiato, genera ingiusti sospetti e ansie, mette a dura prova il sentimento che lega i due giovani protagonisti, l’una terribilmente possessiva e l’altro troppo suscettibile e pronto all’ira: un amore tempestoso, in un susseguirsi di liti e rappacificazioni che si spera possano travar fine nelle gioie del matrimonio.

Le baruffe tra i due innamorati sono il cuore dell’azione, ispirano i commenti dei servi, e gli interventi di parenti e amici, che cercano di ricondurre i due alla ragione; a complicar la situazione, la presenza di una cognata, affidata alle cure di Fulgenzio, e un nuovo pretendente per Eugenia.

Figura quanto mai ridicola, quella di Fabrizio, zio e tutore di Eugenia, con i suoi maldestri tentativi di farsi credito nel bel mondo, la sua ingenuità e prodigalità e le sue scarse risorse, che lo inducono a cucinar da sé e a far ricorso al monte dei pegni per allestire un pranzo.

L’assurda gelosia di Eugenia, e l’alternarsi di ferocia e passione nel dialogo tra gli innamorati, sortirebbero un effetto comico se non s’avvertisse, al di là del perfetto meccanismo teatrale e dell’incalzare delle battute, una punta d’amarezza e d’autentico dolore. Quei due fatalmente attratti l’uno verso l’altra ma incapaci di star insieme, ormai avvezzi a far d’amore una continua guerra, potranno forse risolvere tra le pareti domestiche quei loro screzi fondati sul niente, ma intanto dalla commedia emerge appieno la natura contraddittoria delle passioni umane e una nota d’insoddisfazione di assoluta modernità.

Sullo sfondo del dramma privato de “Gl’Innamorati”, affiora l’immagine di un mondo che precipita verso la sua fine, il tramonto di un’epoca davanti all’inevitabile trasformazione della società.

L’autore

Geniale e fecondo autore di commedie, il veneziano Carlo Goldoni (Venezia 1707 – Parigi 1793), mostrò fin da tenera età una viva inclinazione per il teatro, che avrebbe trovato conferma nei successi della sua lunga e intensa carriera. Fu l’artefice della celebre riforma che muovendo dalla tradizione della commedia dell’arte portò all’invenzione del personaggio, con un carattere e una propria psicologia.

Goldoni scrisse più di duecento tra commedie, tragedie, tragicommedie, intermezzi, melodrammi (musicati da Galuppi, Piccinni, Paisiello, Mozart, Haydn, Sacchini), e lasciò testimonianza della sua vita nei celebri Mémoires. Tra le sue più note e felici commedie, oltre a “La vedova scaltra” spiccano “La famiglia dell’antiquario”, “Le femmine puntigliose”, “La bottega del caffè”, “Il bugiardo”, “I pettegolezzi delle donne”, “La moglie saggia”, “La serva amorosa” e “La locandiera”; e autentici capolavori come “Gl’innamorati” e “I rusteghi”, e ancora “Un curioso accidente”, la “Trilogia della Villeggiatura”, “La casa nuova”, “Sior Tòdero brontolon”, “Le baruffe chiozzotte”.

Dopo aver affrontato il perduto Doppio Inganno di W.Shakespeare, Il Mulino di Amleto, propone questa nuova produzione in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino: “Gl’innamorati” di Carlo Goldoni. Questa complessa vicenda tra i due giovani amanti rappresenta una importante ed esaltante sfida per questa giovane compagnia.

Il Mulino di Amleto nasce nel 2009 da un gruppo di giovani attori diplomati presso la Scuola del Teatro Stabile di Torino e per questa produzione vede la prestigiosa collaborazione e interpretazione di Nello Mascia.

Note di regia

Ero contento di non essere innamorato. Gli innamorati diventano spesso nervosi, pericolosi. Perdono il senso della realtà. Perdono il senso dell’umorismo. Diventano irritabili, psicotici, noiosi. Ammazzano perfino la gente.

Charles Bukowski

«Perché “Gl’innamorati”, perché Goldoni? Abbiamo scelto di lavorare su questo grande testo, perché troviamo che sia una delle commedie più commoventi e intense della drammaturgia goldoniana. Scegliere Goldoni e il suo testo “Gl’innamorati” oggi, per un gruppo giovane come il nostro, equivale a fare una scelta importante: la nostra è una generazione che ha un grande bisogno di maestri e di punti di riferimento che non è facile trovare, per questo dobbiamo cercarli nella grande drammaturgia, in quegli archetipi che ci ricordano il senso del nostro mestiere.

La storia de “Gl’Innamorati” si svolge per intero in un luogo solo, chiuso, un po’ claustrofobico e un po’ decadente che Goldoni chiama la stanza commune di una casa piuttosto strana. Lo sguardo di Goldoni entra in questa casa con tenerezza e umanità e ci regala un affresco stupendo di una società in piena crisi economica e di valori. Nessuno dei personaggi sembra accorgersi del baratro verso il quale il mondo al di fuori di quella stanza commune sta correndo. In tutto questo, l’amore tormentato e immaturo di Eugenia e Fulgenzio rappresenta la speranza, la vitalità e la possibilità che nonostante tutto, un futuro sia possibile. Per questo ho scelto di mettere al centro del nostro allestimento non solo i due innamorati, ma anche lo spazio commune dove dovranno lottare (soprattutto contro se stessi) per costruire tutta questa “Grande Bellezza”! In questa stanza in cui la commedia è ambientata debba aleggiare un eros solo potenziale, frustrato, mai sfogato, mai mostrato, mai esibito.

La scrittura di Goldoni però, non è “attrezzata” ad affrontare questa “profondità sentimentale” e quindi, pur toccando questioni delicate, finisce per rimuoverle come fanno i due giovanissimi protagonisti di quest’avventura.

La messa in scena di tale inadeguatezza alla comunicazione interiore è una delle ferite che più mi attraggono nell’affrontare questo lavoro. L’impressione è che alla fine i due ragazzi siano spaventati dai loro stessi sentimenti, annaspino in questo legame fino ad averne così tanta paura da rifiutarlo. È ciò che capita anche oggi nella nostra società che è incapace di far fronte alle emozioni, perché sconvolgono, fanno paura, minacciano di togliere la libertà e sembrano essere meno importanti di altre attività e valori. ».

Marco Lorenzi

La compagnia

Il Mulino di Amleto nasce nel 2009 da giovani attori diplomati alla Scuola del Teatro Stabile di Torino.

L’esperienza più significativa per la nostra formazione (e che tuttora ne costituisce un riferimento importante) è il lavoro che abbiamo intrapreso in “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare diretto da Bruce Myers al Festival delle Colline Torinesi. Da quel momento, il fulcro del nostro lavoro consiste in una ricerca artistica, popolare e comunicativa.

Crediamo profondamente che l’arte possa rendere liberi: un pubblico che assiste a uno spettacolo di un “teatro vivo” (P. Brook) esce dalla sala un po’ più libero di come è entrato.

L’obiettivo comune, da subito, è stato la diffusione della cultura e dell’arte attraverso le attività teatrali (produzione, allestimento, distribuzione di spettacoli), l’organizzazione di manifestazioni culturali e la creazione di percorsi di formazione.

Coltiviamo l’ambizione di raggiungere un numero sempre maggiore di persone che possa appassionarsi al nostro lavoro e soprattutto interessarsi a “coltivare la propria cultura”.

Puntiamo a un teatro di grandi emozioni popolari. Un teatro fatto di attori, registi e idee.

Un teatro fatto di artisti che non possono e non devono accontentarsi, migliorare sempre di più il proprio talento per raggiungere e offrire una qualità artistica eccellente.

Il teatro, infatti, può mantenersi vivo se sono vive le idee e chi le crea.

Seguendo questi presupposti e convinzioni, abbiamo sviluppato e portato il nostro lavoro e i nostri spettacoli in tutta Italia (anche in Germania nel 2009 e 2010).

Il nostro primo spettacolo La ballata degli Impiccati vince il Premio Miglior Autore–Festival Schegge d’Autore 2009.

Come fu che in Italia scoppiò la rivoluzione vince il Premio Scintille 2010 e Premio Borrello 2011.

Numerose le collaborazioni: Festival QDA di Viterbo Streamers di D. Rabe regia di M. Lorenzi; Goethe Institut Rom; Aspik Theater (DE) Traffico regia U. Jaeckle (in numerosi teatri tedeschi); Molise Spettacoli La Tempesta di Shakespeare con Lello Arena regia M. Lorenzi, Teatro Marenco di Ceva per il progetto Shakespeare: istruzioni per l’uso, Museo Carale-Accattino di Ivrea per i laboratori di formazione.

Abbiamo inoltre collaborato con grandi maestri: oltre a Bruce Myers e Lello Arena, anche Franca Nuti in occasione dello spettacolo Per Ecuba, regia di M. Lorenzi.

Dal 2011 i rapporti di co-produzione e collaborazione si sono allargati a Compagnie ed Enti di grande rilievo nel Teatro italiano, come L’albero Teatro Canzone di Ludovica Modugno, che ha portato alla nascita di spettacoli come Dovevate Rimanere a casa Coglioni, il Sistema Teatro Torino e la Fondazione Piemonte dal vivo per Sorvegliati – uno spettacolo da Jean Genet , e infine il Teatro Stabile di Torino per Doppio Inganno.

Quest’ultimo spettacolo ha debuttato con successo a dicembre 2012 all’interno della stagione del Teatro Stabile di Torino e ora sta proseguendo la sua tournée in tutta Italia.

Particolarmente proficua è l’attività di organizzazione di eventi culturali: festival Porto Venere Teatro 2010, Nuove Vie 2011 e 2012 a Courmayeur.

Nello Mascia

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Attore e regista, nato a Sala Consilina (classe 1946) Nello Mascia esordisce sul palcoscenico in compagini dirette da Ugo D’Alessio, Pupella Maggio, Giustino Durano; e approda successivamente nella compagnia di Eduardo De Filippo, per un breve ma intensissimo apprendistato artistico (Il sindaco del rione Sanità, Gli esami non finiscono mai, Uomo e galantuomo). Nel 1972 fonda la Cooperativa Teatrale “Gli Ipocriti”, che dirige e di cui è l’animatore principale per circa 25 anni, portando questo organismo fra le massime espressioni del movimento cooperativistico nazionale grazie alle sue qualità di attore, regista e di animatore culturale.

Si impone all’attenzione della critica e del pubblico nel 1980 quando interpreta il personaggio tenero e carognesco del sagrestano Pacebbene in Uscita di emergenza di Manlio Santanelli, in coppia prima con Bruno Cirino, poi, alla morte di questi, con Sergio Fantoni. Nel 1983-84 è al Piccolo Teatro dove interpreta Trinculo nell’allestimento de La Tempesta di William Shakespeare curato da Giorgio Strehler, che inaugura il Teatro D’Europa all’Odeon di Parigi. Sempre nel 1984 è tra gli interpreti di “Non si sa mai” di George B.Shaw al fianco di Paolo Ferrari,Valentina Fortunato e Massimo Dapporto, per la regia di Lorenzo Salveti.

Dal 1986 dà il via ad un ambizioso progetto artistico incentrato sulla divulgazione e sulla valorizzazione dell’opera di Raffaele Viviani. Del grande autore napoletano allestisce una serie di spettacoli di raffinata qualità: L’ultimo scugnizzo con regia di Ugo Gregoretti (premio “Biglietto d’Oro” AGIS 1988), Fatto di Cronaca con regia di Maurizio Scaparro (premio “Biglietto d’Oro” AGIS 1990), Guappo di Cartone con regia di Armando Pugliese (premio “Biglietto d’Oro” AGIS 1992), Musica dei Ciechi con regia di Antonio Calende. Il suo sodalizio ideale con Viviani proseguirà negli anni. Alla fine degli anni novanta mette in scena, curandone anche la regia, Putiferio (1998) e Fuori l’autore! (2000). Ancora nel 2000 è protagonista al Teatro di Roma dell’inedito vivianeo I dieci comandamenti per la regia di Mario Martone. Nella sua galleria da citare – tra l’altro – anche un esilarante Don Marzio (cui aggiunge una originalissima vena di infantile inconsapevolezza e desolante solitudine) ne La bottega del caffè di Carlo Goldoni al Teatro di Roma con la regia di Mario Missiroli nel 1993. Nel 2001 decide portare in scena e in TV Fango, racconto toccante delle tragiche frane di Sarno nel 1998, che provocarono la morte di 160 persone. Racconto che culmina con una feroce requisitoria contro i responsabili di quella incredibile tragedia annunciata.

Nel 2002 è coprotagonista a fianco di Carlo Giuffrè in Miseria e Nobiltà, interpretazione che gli vale le candidature al Premio Olimpico per il Teatro e al Premio Ubu. Nel 2005 è Primo Levi nell’adattamento teatrale di “Se questo è un uomo”.

Nel 2006 per il Teatro Stabile di Palermo è protagonista-mattatore di Il re muore di Eugene Ionesco per la regia di Pietro Carriglio, spettacolo candidato al Premio Olimpico per il Teatro. Nel 2010, sempre sotto l’egida del Teatro Stabile di Palermo e sempre diretto da Pietro Carriglio, si conferma interprete di grande talento grottesco con “Le Sedie”, altro capolavoro di Ionesco.

Altre significative interpretazioni presso lo Stabile di Palermo sono “Zio Vanja” di Checov (2011), in cui racconta con sofferta ironia il disperato destino del protagonista. “La Mandragola” di Machiavelli (2011), dando vita a un simpaticissimo ancorché terribile Fra Timoteo. Da ricordare inoltre, il suo Polonio in “Amleto” di Shakespeare (2008) e soprattutto un tenerissimo, infantile Marchese di Forlipopoli ne “La Locandiera” di Goldoni (2009).

Nel 2007 torna alla regia con l’imponente messinscena del capolavoro di Raffaele Viviani, Festa di Piedigrotta. Uno spettacolo osannato dalla critica e dal pubblico e replicato con intensissimo successo per tre anni consecutivi.

Costantemente sensibile alle tematiche sociali, riduce per la scena il saggio di Tommaso Sodano e Nello Trocchia “La peste” che rivela l’acchiacciante storia della “munnezza” e la devastazione di una terra una volta chiamata Campania Felix.

Nel 2011 sotto l’egida del Teatro Stabile di Palermo è protagonista e regista del celeberrimo capolavoro di Eduardo de Filippo “Natale in casa Cupiello” in un applauditissimo allestimento ardito e coerente di vaga ispirazione beckettiana.

In televisione nel 1979 è l’operaio Marco, protagonista dello sceneggiato in 4 puntate Tre operai, dal romanzo di Carlo Bernari per la regia di Francesco Maselli. Nel 1983 è protagonista del Carmagnola, libero adattamento di Ugo Gregoretti dalla tragedia di Alessandro Manzoni. Nel 1997 è il crudele Ferdinand nel Conto Montecristo, singolare versione di Ugo Gregoretti dal romanzo di Alessandro Dumas padre. Nel cinema è fra gli interpreti di Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Successivamente è protagonista di un episodio del film di Nanni Loy Pacco, doppio pacco e contropaccotto.

Ancora significativa è la sua partecipazione nel film di Carlo Verdone Sono pazzo di Iris Blond. Nel 1998 è tra i protagonisti de La cena di Ettore Scola, film che gli procura il “Nastro d’Argento” come Migliore attore non protagonista. Nel 2002 ricopre il ruolo del Molosso nel film d’esordio di Paolo Sorrentino L’uomo in più. Nel 2006 è fra i protagonisti nel film La ragazza del lago di Andrea Molaioli. Nel 2010 è fra i protagonisti del film “Gorbaciof” di Stefano Incerti.

Nel 2011 adatta e porta in scena ” La peste”, tratto dall’omonimo libro di Tommaso Sodano e Nello Trocchia. Il testo tratta del disastro ecologico e ambientale che ha sconvolto la Campania negli ultimi anni. Nel 2013 interpreta Carmando nel film di Federico Di Cicilia “L’ultimo goal”.

Nella stagione 2013 – 14, dirige la commedia umoristica “Un’onesta lavoratrice”, scritta da Antonella Platì e interpretata da Federica Aiello; e sul grande schermo interpreta il medico personale di Giacomo Leopardi nel film “Il giovane favoloso” diretto da Mario Martone.