IL MALATO IMMAGINARIO

Teatro Impossibile

IL MALATO IMMAGINARIO

liberamente ispirato all’opera omonima di Molière

di

Felice Colucci e Veronica Sanna

con

Elio Turno Arthemalle

Valentina Fadda

Felice Colucci 

allestimenti e luci

Lorenzo Perra 

elementi scenici e costumi

Patricia Pinna

regia

Elio Turno Arthemalle

malato immaginario3Nel capolavoro che Molière fece debuttare nel 1673, Argante è un facoltoso ipocondriaco che si affida ciecamente a guaritori, ciarlatani, parassiti che si fanno pagare a peso d’oro per impiastri, polveri, decotti destinati a guarire malattie inesistenti. Ossessionato dalla paura delle malattie e della morte, il poveretto pende dalle labbra del primo lestofante che riesca a incantarlo: oltre a queste e all’insensato amore per la sua scaltra seconda, null’altro gli interessa. Non le sagge parole di suo fratello, non il senso pratico della fantesca, né tantomeno le pene amorose di sua figlia Angelica. Nella commedia, Argante rinsavirà e saranno, alla fine, tutti felici e soddisfatti.

Il nostro Argante è l’esatto opposto del protagonista molièriano: è cioè convinto di essere sano come un pesce, ma è malato, eccome. “Siete malato qui, nella zucca”, gli rivela suo fratello Beraldo.

malato immaginarioCosa è successo al Malato Immaginario, dopo più di tre secoli dalla sua prima apparizione?  È diventato un nostro contemporaneo, un uomo del nostro tempo: conosce la vita attraverso il filtro dei social network di cui è utente compulsivo, non ha bisogno di passare al vaglio critico ciò che gli viene proposto come realtà. È preda di ossessioni, piccole nevrosi, scatti d’ira e d’entusiasmo quasi sempre immotivati e fondati sul nulla.

In scena, accetta di dialogare con due schermi su cui si alternano due attori che sfacciatamente assumono e smettono identità fittizie, trascinandolo in una vicenda sconclusionata e ridicola.

Nel frattempo non stacca gli occhi da tablet, smartphone e notebook, arrivando a chattare col pubblico, postare foto e commenti su una pagina facebook, senza mai smettere di recitare le battute del copione.

Si crea da solo le condizioni ideali per perdere il senno, insomma.

I matti delle barzellette si travestono da Napoleone: il nostro facebook addicted entra nel costume secentesco del Malato Immaginario e trova finalmente la sua dimensione.