Il vento porta richiami

Théâtre en Vol

Il vento porta richiami

con Maria Paola Cordella, Michèle Kramers, Puccio Savioli

voci recitanti Giuseppe Bazzoni, Maria Paola Cordella, Alfredo Puglia,
Chicca Sanna, Giuseppe Savioli, Paolo Tedde

scenografia Puccio Savioli

costumi Claudia Spina

sound design Marco Palmas, Alfredo Puglia

regia Maria Paola Cordella

Storia di Gavino Cherchi e di altri dispersi. Tratto da “Il viaggio più lungo” di Gavina Cherchi.

Un racconto avvincente che ripercorre la storia di Gavino Cherchi, libero pensatore, insegnante, partigiano, combattente; ucciso e disperso assieme a Ines Bedeschi e Alceste Benoldi, alla vigilia della Liberazione.

Ciò per ripercorrere una storia emblematica di Guerra, una storia strettamente legata ai temi della libertà di pensiero ed espressione, della solidarietà e della democrazia.

La storia di Gavino è arrivata fino a noi come traccia di una dolorosa ricerca in una serie di lettere della madre e dei fratelli, che Gavina Cherchi, sua nipote, ha in parte portato alla luce.

Emerge, così, il dolore senza rimedio per una scomparsa carica di dubbi, incertezze e irragionevoli speranze. Senza il corpo, senza la tomba, il lutto e la sua elaborazione sono pressoché impossibili.

Questo è il tormento comune delle famiglie degli scomparsi, dei dispersi. Questo è accaduto in tutte le guerre, nelle deportazioni, negli eccidi, nelle migrazioni disperate.

La storia di Gavino è dunque paradigmatica: accomuna la recente storia italiana con quella argentina, cilena, quella della Ex-Jugoslavia, del Medio Oriente, e di quella degli innumerevoli migranti dispersi in mare nel tentativo di giungere a una terra in cui sperano di trovare una vita più dignitosa. Questa storia lega dunque il passato al presente, poiché la memoria diviene viva conoscenza della storia del nostro paese, e presupposto per una vigile e responsabile costruzione del nostro futuro.

Note di regia

Per questo viaggio nella memoria abbiamo scelto un linguaggio intimo e coinvolgente, che desse la possibilità di percorrere, almeno in parte, il dramma dei dispersi e lo strazio delle loro famiglie; di quanti sono stati e sono ancora colpiti da persecuzioni politiche, religiose o costretti a condizioni di estrema povertà. Il racconto si intesse in una trama composta da diverse voci e piani narrativi: la voce del sangue, la voce della memoria e la cronaca storica.

Il lavoro è improntato su un linguaggio visivo, in cui la parola e i paesaggi sonori si uniscono all’azione scenica, arricchendosi di un impianto scenografico semplice ed efficace creato con materiali di recupero, che diventano superficie viva che si anima attraverso proiezioni video, frutto di una accurata scelta di immagini che, in una sorta di muto viaggio nel tempo, ripercorrono e amplificano il cuore del racconto.