Infinite o sfinite?

di Emanuela Grimalda e

Paola Minaccioni

regia Michael Margotta

 

Leart

 

 

 

 

 

In questo spettacolo Dio è una donna. E neanche giovane.

Contrariamente al trend del momento è una Signora di mezza età.

Fa miracoli ma anche i conti con le rughe, che nel suo caso sono eterne, e come si sa all’eternità non c’è rimedio.

Non è magra perché tende ad espandersi come l’universo.

E’ terribile ma anche insicura, perché una donna anche se è Dio fa fatica a crederci!

Poi dall’Infinito si passa allo Sfinito ed ecco che scesa tra gli uomini la donna deve fare miracoli di ben altro tipo. Mettere assieme il marito e il mutuo, la carriera e la diarrea dei figli, trovare un asilo nido, far salire un passeggino in metropolitana all’ora di punta. Questi sì che sono miracoli! E allora vai con le donne che amano troppo, mangiano troppo, parlano troppo, fanno tutto troppo. Un mondo popolato da manager rampanti, iperfemministe dalle improbabili campagne, povere assassine, vecchie ciniche, qualunquiste coatte, ed eleganti snob la cui Bibbia è Vanity Fair.

Nei palazzi dell’amministrazione come nelle redazioni dei giornali si consumano le Impiegatomachie, feroci lotte tra figure mitologiche metà donna e metà sedia da ufficio, mentre nei centri commerciali e negli outlet la maggioranza cerca di sfangarla. Pregustando Il Giorno del Giudizio Universale in cui finalmente gli Ultimi saranno i primi e gli uomini partoriranno con dolore, non ci resta che chiederci.

Se il Diavolo veste Prada, Dio cosa si deve mettere?