La casa di Bernarda Alba

di Federico Garcia Lorca

con

Miana Merisi, Cristina Maccioni, Rita Atzeri, Luana Brocato,

Anna Brotzu, Francesca Cara,Renata Manca,

Carla Orrù, Marta Proietti Orzella

 

e con la partecipazione di

Rossella Faa e Elena Ledda in video per “l’attittidu”

 

ideazione e regia Maria Assunta Calvisi

impianto scenico e costumi Marco Nateri

elaborazioni visuali Giovanni Coda

editing video Nicola Ambu

musiche originali Corrado Aragoni

luci Stefano Delitala

foto Giorgio Russo

 

L’Effimero Meraviglioso

 

Quando Garcia Lorca scrisse “La casa di Bernarda Alba”, nel 1936, non immaginava che la realtà descritta potesse essere calata pari pari nella Sardegna di allora.

Il matriarcato delle donne sarde è un concetto che esprime in maniera calzante la figura di Bernarda: donna forte per necessità, castrante e a sua volta castrata. La realtà sociale, qui come in Spagna, sanzionava comportamenti e relegava ai margini chi non rispettava le regole stabilite dalla comunità; un lutto, soprattutto se a restare erano le vedove, durava anni di segregazione.

Il sesso, e quindi il proprio corpo, erano vissuti, o meglio non vissuti, come qualcosa da negare e quindi da nascondere. Ecco perchè il testo di G. Lorca si può mettere in scena in un paese sardo senza timore di forzature, e in un qualsiasi paese europeo dove si riscontrano condizioni sociali analoghe.

Lo spettacolo è infatti inserito nel progetto “Bernarda talks to the world” che ha avuto il riconoscimento della Comunità Europea, di cui L’Effimero Meraviglioso è capofila e partners Tomcsa Sandor Theatre (Romania), Academy of Humanities and Economies (Polonia) e Boga Net (Spagna).

Lo spettacolo rientra inoltre in una proposta di innovazione di linguaggi espressivi in quanto utilizza in maniera inusuale le immagini video che non sono, in questo caso, un contributo al “teatro”, ma parte integrante del racconto teatrale e a volte racconto di per se stesse, oltre il testo teatrale.

Il funerale del marito di Bernarda, i sogni inconfessabili, le angosce delle figlie, le scene d’amore rubato o negato, la dimensione onirica della vecchia madre, rientrano a pieno titolo nella drammaturgia dello spettacolo anche se non esplicitate nel testo di Lorca.

Teatro e cinema dunque in un connubio stretto e necessario per uno spettacolo dove l’assenza entra prepotentemente nella dimensione della presenza e il non visto e il non detto pesano come macigni.

Un testo forte, potente, duro, che non lascia scampo, che dipinge senza indulgenze il disperato bisogno di libertà di chi vive una esasperata costrizione che alimenta sentimenti morbosi e segreti e di fronte alla quale si presentano due percorsi possibili: la follia o il suicidio.

“Voglio andarmene di qui, Bernarda, a sposarmi in riva al mare” dice la vecchia madre ormai “fuori” dall’osservanza delle regole e dal conformismo e libera quindi di andare in riva al mare con il suo desiderio.

“Ci annegheremo tutte in un mare di lutto” dice invece Bernarda, senza appello alcuno nel finale quando ormai è spenta ogni scintilla di speranza e il dramma si è tutto consumato.

E ancora “Silenzio, ho detto, silenzio!”. E il silenzio cala sulle vite di queste donne come cala sull’autore che verrà fucilato due mesi dopo aver scritto quest’ultimo testo. Questo silenzio invece ha suscitato parole, pensieri, azioni, poiché “La casa di Bernarda Alba”, un capolavoro della drammaturgia contemporanea, continua a raccontare sui palcoscenici di tutto il mondo questa temperie di emozioni che è di nessun luogo ma di tutti i luoghi, di nessun tempo ma di tutti i tempi.

Oggi, in modo e con forme diverse, continuiamo a vivere sulla nostra pelle la ricerca della libertà e della autenticità del nostro essere.

Bernarda ci riguarda ancora.

Maria Assunta Calvisi