La lezione

di Eugène Ionesco

Mab Teatro

personaggi ed interpreti
il Professore Daniele Monachella
l’Allieva Cristina Fonnesu
la Governante Maria Paola Cordella

consulenza alla Regia Corrado Licheni
disegno luci Zeppe Salaris
scenografie e costumi Marcello Salis e Simonetta Pietri

regia
Cristina Fonnesu e Daniele Monachella

Una storia semplice, lineare per descrivere, esprimere, denunciare, divertire, ed inquietare lo spettatore, il quale è trascinato in un gioco fatto di parole, incongruenze, paradossi irresistibili, certezze annullate,  attraverso un  linguaggio che non comunica, ma si articola solo per creare un ritmo aggressivo, fatto di ripetizioni, di suoni che soggiogano mente e corpo e incalzano personaggi e pubblico sino al gran finale.

Una lezione insomma in tutto e per tutto: la lezione di che ci insegna Ionesco, sempre valida, sempre attuale, sempre universale, che ci riguarda tutti che tutti comprende. E’ il non senso della società, delle strutture che la regolano, degli insegnamenti fallaci, dei contenuti vuoti, ridicoli e risibili e pertanto drammatici, è la parola che uccide.

“ Un dramma comico” lo definisce l’autore. Nessuna definizione può adattarvisi meglio. Una sintesi perfetta per una sagace critica al sistema, ai ruoli, che esistono solo nella forma, snaturati dall’interno, in un crescendo di comicità che lascia spazio sul celebre finale all’angoscia: sembra infatti che il confine tra bene e male possa facilmente essere travalicato; ecco la paura che  l’osceno, l’ indicibile, la violenza, normalmente relegati nel sogno o nell’incubo, possano manifestarsi concretamente e improvvisamente, da qui il timore che da un momento all’altro possa sopraffarci il mostro che è dentro ognuno di noi…

Una messa in scena essenziale quella di MAB, fedele al testo, fedele al messaggio, fedele all’autore nel suo intento:  professore e allieva appartengono ad un mondo più contemporaneo e tuttavia senza tempo; un’ora di spettacolo esilarante che saprà divertire, inquietare, sconcertare e far riflettere sull’assenza che invade l’essenza delle parole e gli inesorabili effetti che sortisce.