L’ingegner Gadda va alla guerra

o della tragica istoria

di Amleto Pirobutirro

un’idea di Fabrizio Gifuni

da Carlo Emilio Gadda e

William Shakespeare

 

con Fabrizio Gifuni

 

disegno luci Cesare Accetta

direttore tecnico Hossein Taheri

direttore d’allestimento e fonica Paolo Gamper

regia Giuseppe Bertolucci

 

Fabrizio Gifuni in collaborazione con Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti

 

Premio Ubu 2010 come miglior attore dell’anno

Premio Ubu 2010 come miglior spettacolo dell’anno

 

Premio dell’Ass.Naz critici teatrali 2010

per la miglior interpretazione

 

Premio “Maschere del Teatro Italiano”

(già premio ETI- gli Olipimpici del Teatro)

a Fabrizio Gifuni quale

“Miglior interprete di monologo 2011″

 

Quattro anni dopo ‘Na specie de cadavere lunghissimo spettacolo che, attraverso la prosa di Pasolini e gli endecasillabi di Giorgio Somalvico, poneva le basi di una riflessione teatrale sulla trasformazione del nostro paese negli ultimi quarant’anni, Fabrizio Gifuni e Giuseppe Bertolucci riprendono il loro sodalizio guidati dalla lingua e dal pensiero di uno dei più grandi scrittori del ‘900.L’idea che percorre lo spettacolo è quella di riconoscere in Carlo Emilio Gadda le stigmate di un Amleto novecentesco (di qui le citazioni dalla celeberrima tragedia), nemico a un mondo che gli è nemico, lucidamente consapevole della propria estraneità, proprio come il protagonista de La Cognizione del dolore, Pirobutirro, nei confronti dell’odiata Pastrufazio. “Un Amleto ormai vecchio, solo, senza più un padre o una madre da invocare o da maledire, sempre più debole di nervi, collerico. Solo con i suoi fantasmi. La lingua squassata da lampi di puro genio proteiforme. Sempre sull’orlo di una follia tragica eppure, a tratti, comicissima. E ricca di metodo. Ah sì, ricca di metodo. Così inizio a immaginare Gadda”.

Con straordinaria ricchezza d’accenti, ne L’INGEGNER GADDA VA ALLA GUERRA Gifuni ripercorre la vicenda umana dell’autore lombardo: la sua malinconica solitudine, la sua ironia crudele, la sua refrattarietà se non incapacità alla vita sociale, il rapporto con la madre e quello difficile con il fratello Enrico, quella sua errata certezza di non poter mai essere, proprio come Amleto, “il primo della schiera”, trovano in Gifuni un interprete straordinario. La forte fisicità, lo snodarsi dell’interpretazione dentro e fuori il personaggio, restituiscono le parole di Gadda con una evidenza sconvolgente, quasi materializzando la sua presenza massiccia, la sua forza di penetrazione delle cose. Sono i Diari di guerra e di prigionia – resoconto fedele della partecipazione di Gadda alla prima guerra mondiale – e l’esilarante Eros e Priapo, scritto-referto sulla psicopatologia erotica del ventennale flagello fascista, a tracciare la rotta di questo viaggio che ci conduce fino al nostro presente, alla scoperta di un popolo mai cresciuto. E, in ultima analisi, di noi stessi