“Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams secondo Jurij Ferrini al Teatro Massimo di Cagliari

CeDAC

XXXIII Circuito Teatrale Regionale Sardo

M’ILLUMINO di PROSA

Stagione 2012-13

Lo zoo di vetro
di Tennessee Williams

CAGLIARI – Teatro Massimo
27 febbraio – 3 marzo 2013

mercoledì 27 febbraio 2013 – ore 20.45 / Turno A

giovedì 28 febbraio 2013 – ore 20.45 / Turno B

venerdì 1 marzo 2013 – ore 20.45 / Turno C

sabato 2 marzo 2013 – ore 20.45 / Turno D

domenica 3 marzo 2013 – ore 19.00 / Turno E

Dramma moderno sulla storia di una famiglia dopo l’abbandono del padre e marito, “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams – in cartellone da mercoledì 27 febbraio alle 20.45 al Teatro Massimo di Cagliari nell’allestimento di Progetto U.R.T./ Compagnia Jurij Ferrini, per M’Illumino di Prosa/ la Stagione del CeDAC – è un classico del Novecento, portato più volte sul grande e sul piccolo schermo e rappresentato innumerevoli volte sulla scena.

Fotografia di tre solitudini tra amarezza e rimpianto, desiderio di fuga e affetti, sullo sfondo dell’America del Sud, lo spettacolo descrive fragilità e sogni, ferite e (dis)illusioni di fratello e sorella e della loro madre, in un intrigante, privato e svelante teatro della memoria

INCONTRO CON GLI ARTISTI
Alla MEM/ Mediateca del Mediterraneo di Cagliari
venerdì 1 marzo alle 17.30 per “Oltre la Scena – gli attori raccontano” il regista Jurij Ferrini, insieme a Alessandra Frabetti e Isabella Macchi parlerà della sua messinscena de “Lo zoo di vetro”, tra tecniche e segreti del lavoro dietro le quinte nell’incontro con il pubblico a cura del giornalista RAI Ottavio Olita. (ingresso libero)

COMUNICATO del 25.02.2013

Il fascino dell’America, terra di infinite opportunità e innumerevoli contraddizioni ne “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams, un testo emblematico del XX secolo che ritorna nell’Isola nella mise en scène di Progetto U.R.T./ Compagnia Jurij Ferrini da mercoledì 27 febbraio fino a domenica 3 marzo (da mercoledì a sabato alle 20.45, la domenica alle 19) al Teatro Massimo di Cagliari sotto le insegne del CeDAC per M’Illumino di Prosa/ la Stagione 2012-13, nell’ambito del XXXIII Circuito Teatrale Regionale Sardo. Nel cast, accanto a Jurij Ferrini, che firma anche la regia e interpreta il doppio ruolo di Tom e Jim, le attrici Alessandra Frabetti (Amanda) e Isabella Macchi (Laura).

Ritratto di una famiglia spezzata, all’ombra della Recessione, con una madre e i suoi due figli impegnati nella difficile arte della sopravvivenza dopo l’abbandono del rispettivo marito e padre, con l’intrigante, tenera e struggente pièce del drammaturgo statunitense che racconta delle ambizioni e aspirazioni del giovane Tom costretto a scegliere tra il destino verso cui lo spinge sua ansia di libertà e il profondo affetto che lo unisce alla sorella Laura, prigioniera della propria fragilità, quasi fosse anch’essa una statuina di vetro del suo “zoo”.

Il legame tra i due fratelli, rafforzatosi quasi a colmare il vuoto lasciato dalla figura paterna, e il sentimento di protezione che prova verso quella creatura così delicata e introversa, che pare vivere in un suo mondo fantastico, impedisce al ragazzo di spiccare il volo; la psiche di Laura, ancor più che il suo aspetto, risente di una lieve menomazione fisica che l’ha spinta a chiudersi ancor più in se stessa, come per sottrarsi al dolore e alla crudeltà della vita. Tuttavia Amanda, la madre, perduta nei rimpianti del passato e nei labirinti della memoria, non rinuncia a sperare in una sorta di riscatto per la figlia, magari attraverso un matrimonio, alimentando così sogni e speranze (quasi) irrealizzabili.

La struggente malinconia di un blues sembra accompagnare la vicenda che riaffiora dai ricordi del protagonista, ardente di vita e però frenato dall’esigenza di non ferire la sorella e non lasciarla alla sua solitudine, con l’unica compagnia di una madre in balìa di antichi fantasmi, glorie e fasti del passato (e preoccupata semmai di conservare, oltre la decadenza e lo sfacelo, almeno le apparenze del decoro e del prestigio sociale). Nell’attenta ricostruzione delle dinamiche, dei comportamenti, degli atteggiamenti è svelata tutta l’ambiguità dei rapporti, tra possessività e rifiuto, abnegazione e sacrificio ma anche muta preghiera, in una coralità di voci che son l’una di contrappunto all’altra, a comporre l’affresco di una varia, e variamente infelice, interessante e coraggiosa umanità.

“Lo zoo di vetro” mostra l’intrecciarsi di tre solitudini, tra immedicabili ferite dell’anima – e dell’orgoglio – in un presente che si consuma tra il peso del passato e la negazione del futuro, sul filo della nostalgia e cullato dalla nebbia dei sogni finché l’ennesimo litigio romperà quel precario equilibrio, mandando in frantumi le illusioni per mostrare il volto, amaro, della verità. E l’aroma salso dell’oceano, il profilo di una nave segnano l’ora del distacco, il possibile inizio di una nuova vita.

“Lo zoo di vetro” (The Glass Menagerie) consacrò il talento di drammaturgo di Tennessee Williams (al secolo Thomas Lanier Williams), dando il via a una serie di successi – sul palcoscenico ma anche sul grande e sul piccolo schermo – da “Un tram che si chiama desiderio” (indimenticabile il film di Elia Kazan, con Vivian Leigh e Marlon Brando) a “La gatta sul tetto che scotta” e “Improvvisamente l’estate scorsa”, fino a “La dolce ala della giovinezza” e “La notte dell’iguana”.

Su quest’opera, in cui si respira l’atmosfera della Grande Depressione, incombe il sentimento della fine inevitabile di ogni (illusoria) felicità, la consapevolezza della perdita, della rinuncia a inarrivabili ideali per ritrovare infine, nella fatica e nell’impegno quotidiano, nell’infinito tra cielo e mare, se stessi e la propria vera natura. La sofferenza è forse la chiave per una più acuta comprensione dell’universo, l’indispensabile passaggio di una catarsi. Tragica. Ma inevitabile.

INCONTRO CON GLI ARTISTI

L’attore e regista Jurij Ferrini e le attrici Alessandra Frabetti e Isabella Macchi, protagonisti de “Lo zoo di vetro” incontreranno il pubblico in compagnia del giornalista RAI Ottavio Olitavenerdì 1 marzo alle 17.30 alla MEM/ Mediateca del Mediterraneo di Cagliari per il ciclo di appuntamenti a corollario della Stagione CeDAC, che offrono un’intrigante panoramica della vita e dell’arte in un ideale viaggio “Oltre la Scena”. (ingresso libero)

per l’Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:

Anna Brotzu – cell. 328.6923069 – cedac.uffstampa@gmail.com

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Progetto U.R.T./ Compagnia Jurij Ferrini

Lo zoo di vetro

di Tennessee Williams
traduzione di Gerardo Guerrieri

“Lo zoo di vetro” viene presentato per gentile concessione
della University of the South, Sewance, Tennessee

con
Jurij Ferrini (Tom/ Jim)
Alessandra Frabetti (Amanda)
Isabella Macchi (Laura)

aiuto regia Wilma Sciutto

assistente alla regia Anna Scola

costruzione scenica Giuliano Ferrini – Roberto Minetti

regia Jurij Ferrini

Note di regia

“Lo zoo di vetro” è una splendida commedia con sfumature commoventi e tenere.

E’ la storia di una piccola famiglia americana che alla fine degli anni ’20, in piena recessione economica, si ritrova in grosse difficoltà dopo che il marito di Amanda, nonché padre di due ragazzi, Tom e Laura, decide di andarsene e far perdere le sue tracce.

L’intero arco della vicenda viene narrato dallo stesso Tom, ormai uomo, che ha realizzato il sogno di imbarcarsi nella marina mercantile senza di fatto riuscire ad emanciparsi dal suo passato e in particolare dal ricordo di sua sorella, Laura, resa claudicante da una malattia che ne caratterizza anche l’animo fragile e che la chiude nel suo mondo immaginario fatto di animaletti di cristallo, lo “zoo di vetro” appunto, creatura cristallina e profondamente emotiva, incerta nel suo equilibrio, il personaggio che incarna la struttura stessa della sua famiglia (anomala?), nel senso che se una famiglia classica fosse un tavolino a quattro gambe, questa ne ha una rotta. E sul piano malfermo di questo tavolo Laura poggia l’intero universo del suo mondo immaginario, le figure di vetro che hanno sostituito le persone reali, con le quali non riesce ad avere un rapporto. Quando alla fine Jim, un amico del fratello, di cui Laura era innamorata fin dal liceo, viene a far visita alla famiglia, lei tenta di vincere con ogni forza la sua ritrosìa, si appoggerà a questo bel giovane, al sogno di diventarne la fidanzata e lo “zoo di vetro” crollerà rovinosamente infrangendosi e spezzando il fragile equilibrio su cui poggiava l’intera famiglia.

Ribaltando il piano narrativo che lo stesso Williams suggerisce nelle indicazioni per la scenografia ho immaginato di narrare questa vicenda in uno spazio scenico evocativo che rappresenta astrattamente il ponte di una nave, un luogo che durante l’azione degli attori si modifica come avviene nei sogni ed è circo, anfiteatro, casa e di volta in volta ciò che serve all’immaginazione degli spettatori e ne stimola la fantasia.

Una nave che si allontana da un porto. Un marinaio che non ha una casa, una famiglia. Un uomo che sceglie il mare. La famiglia e il mare. La casa e il viaggio. Un rapporto fra due forze contrapposte che in ognuno di noi coesistono.

Se questa storia così nitida e appassionante necessita proprio di una chiave di lettura, essa consiste a mio avviso “solo” nel poter contare su un gruppo di attori “di vetro”; ecco l’unica chiave che mi sento di inserire nel pentagramma di questo spartito composto da una mano così sensibile e sapiente. Scegliere gli attori giusti. Gli attori “di vetro” sono attori capaci di far vibrare i loro corpi di emozioni sottili e di renderle visibili in modo inequivocabile al pubblico, pur mantenendo la complessità dell’animo umano.

Jurij Ferrini

L’autore

Le ragioni del successo di Tennessee Williams che, iniziato nel 1944-1945 proprio con “The Glass Menagerie” (Lo zoo di vetro), ha toccato l’apice nel primo decennio del dopoguerra, possono essere trovate nel confondersi degli elementi con i quali lo scrittore compone i suoi drammi, che appaiono così una sorta di riflesso, esasperato e lucidamente torbido, delle inquietudini e del disagio morale di molta parte della coscienza moderna. I personaggi che Williams ci presenta, come le storie che ci narra, nascono sempre dalla fusione di un realismo violento, spesso brutale e provocatorio, con struggimenti patetici, quasi romantici e non di rado morbosi, da una specie di fermentazione dolorosa ed esaltante della memoria entro un presente crudele, che delude i sogni e che travolge il sognatore incapace di mantenere i contatti con la realtà.

 

Nato a Columbus, Mississippi, nel 1911, Tennessee Williams (al secolo Thomas Lanier Williams) è uno dei più importanti drammaturghi d’America, autore di pièces come “Lo zoo di vetro”, “La gatta sul tetto che scotta” e “Un tram che si chiama desiderio”, “La rosa tatuata”, “Baby Doll”, “Improvvisamente l’estate scorsa” e “La notte dell’iguana” che (come i celebri “American Blues”) offrono un ritratto amaro e impietoso, e insieme poetico e struggente della società statunitense. Un affresco della civiltà occidentale nel pieno Novecento, con i nodi irrisolti, tra la sfera degli affetti e le apparenze mondane, i contrasti tra sogno e realtà, desiderio e disincanto, passioni inconfessabili, dubbi morali e ferite dell’anima. Una tragedia familiare – la schizofrenia della sorella Rose – inciderà sulla sua esistenza e tra le righe della sua opera (oltre ai drammi teatrali, scrisse romanzi, racconti e poesie) come un’ombra di dolore e segreta inquietudine, che si riflette nell’estrema sensibilità e attenzione alla sofferenza e verso lo squilibrio mentale, l’emarginazione e il male di vivere che sembra anticipare temi come l’alienazione contemporanea, in fotografie quasi iperrealiste della temperie americana. Il successo de “Lo zoo di vetro” (The Glass Menagerie) segnerà una svolta nella sua vita (ma già con gli atti unici “American Blues” nel 1939 aveva vinto mille dollari della Fondazione Rockefeller, e deciso di cambiare il suo nome in Tennessee, cominciando un’esistenza nomade tra New York e New Orleans, Taos, New Mexico e Provincetown, dove incontrò la comunità di artisti di Cape Cod). Seguiranno decine di drammi e atti unici, tra cui i capolavori più noti, immortalati sul grande schermo da grandi registi e attori strepitosi, e infine, tra lutti privati e minori consensi di critica e pubblico, riaffiora nella sua vita il fantasma della depressione e perfino la tentazione dell’alcolismo, ma il minore successo non arresta la sua ispirazione: continuerà a scrivere fino alla fine (1983).

Le sue opere continuano a essere rappresentate con successo ancora oggi – numerosi anche gli allestimenti italiani – e son state riscoperti anche i drammi giovanili, come “Not About Nightingales” (1938), portato in scena sessant’anni dopo da Vanessa Redgrave.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Compagnia

Il Progetto U.R.T. (Unità di Ricerca Teatrale) nasce dall’incontro tra un gruppo di attori diplomati alla scuola del Teatro Stabile di Genova con l’idea di creare un gruppo teatrale indipendente.

Dal 1996 il Progetto U.R.T. si impegna nella realizzazione di un progetto di ricerca: evitare le astrazioni e i formalismi d’effetto, e concentrare l’attenzione su un lavoro che indaga analiticamente e rispettosamente i testi classici, studiandoli a fondo, restituendoli con freschezza e grande cura, con profonda sensibilità per la lingua, e con un solido e raro lavoro sulla preparazione dell’attore, in una chiave di lettura spesso felicemente comico-grottesca.

Il Progetto U.R.T. ha prodotto e fatto circuitare i propri spettacoli in tutte le venti regioni d’Italia, mettendo in scena testi di Shakespeare, Pinter, Beckett, Brecht, Machiavelli, Čechov, Goldoni, David Mamet e Tennessee Williams. Ha realizzato importanti coproduzioni con il Teatro Stabile di Genova, il Teatro Stabile di Torino e il Teatro Regionale Alessandrino e, nel corso di più di tre lustri di attività, ha collaborato con registi del calibro di Gabriele Vacis e Cristina Pezzoli.

Progetto U.R.T. è un organismo di produzione teatrale sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Dipartimento dello Spettacolo (tutti gli anni dal 1998 al 2011) e dalla Regione Piemonte – Assessorato alla Cultura (tutti gli anni dal 1999 al 2011).

…tra le produzioni:

2010 – Glengarry Glen Ross, di David Mamet, regia di Cristina Pezzoli

2009 – Lo zoo di vetro, di Tennessee Williams, regia di Jurij Ferrini

2008 – Macbeth di W. Shakespeare, regia di Jurij Ferrini in collaborazione con T.R.A.

2007 – Timone d’Atene di W. Shakespeare, regia di Jurij Ferrini, con Pino Quartullo

2006 – Romeo et Juliet, regia di Gabriele Vacis, con Jurij Ferrini

2006 – Riccardo III di W. Shakespeare, regia di Jurij Ferrini

2005 – La locandiera di C. Goldoni, regia di Jurij Ferrini

2004 – Ivanov di A. Čechov, regia di Jurij Ferrini

2002 – La collezione di H. Pinter, regia di Jurij Ferrini

2002 – Misura per Misura di W. Shakespeare, regia di Jurij Ferrini

2001 – Schweyk nella seconda guerra mondiale, di B. Brecht, regia di Jurij Ferrini

1999 – Racconto d’inverno, di W. Shakespeare, regia di Jurij Ferrini

1999 – Mandragola, di N. Machiavelli, regia di Jurij Ferrini

1997 – Cymbeline King of Britain di W. Shakespeare, regia di Jurij Ferrini

1997 – Aspettando Godot, di S. Beckett, regia di Jurij Ferrini

1996 – Il Calapranzi di H. Pinter, regia di Jurij Ferrini

I protagonisti

Jurij Ferrini. Attore e regista teatrale, frequenta dal 1991 al 1994 la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova dove, dopo il diploma, inizia la sua carriera d’attore prendendo parte a numerosi allestimenti. Nel 1996 fonda con alcuni compagni di scuola e di lavoro il Progetto U.R.T., una compagnia teatrale indipendente che nel 1999 viene riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è proprio in questo gruppo che inizia a sperimentarsi nella regia.

Prosegue la sua carriera d’attore, interpretando ruoli spesso importanti nelle mises en scène del Teatro Stabile di Genova (tra cui “Lo storpio di Inishmaan” di Martin McDonagh e “Der Totmacher” (l’assassino) di Romuald Karmakar e Michael Farin, entrambi diretti da Marco Sciaccaluga) e parallelamente per Progetto U.R.T. dirige ed interpreta spettacoli che suscitano l’interesse di pubblico e critica, tra cui “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, “Mandragola” di Niccolò Machiavelli, “Schweyk nella seconda guerra mondiale” di Bertolt Brecht e “Ivanov” di Anton Čechov. A Genova Ferrini ha l’occasione di incontrare registi come Benno Besson, Alfredo Arias e Matthias Langhoff –che lo dirigerà (nel ruolo di Chlestakov, accanto a Eros Pagni e Muriel Mayette) ne “L’ispettore generale” di Nikolaj Gogol’ e “Filottete” di Heiner Müller; inoltre cura diverse mises en espace, insegna alla scuola di recitazione e firma – per lo Stabile – la regia de “L’Alchimista” di Ben Johnson.

Dirige anche (per la Artisti Associati di Gorizia) un fortunato allestimento di “Tutto per bene” di Luigi Pirandello, con Gianrico Tedeschi nel ruolo del protagonista, che vincerà il premio Gassman come “miglior spettacolo dell’anno”.

Nel 2003 Jurij Ferrini vince il Premio Olimpico di Vicenza organizzato dall’ETI nella categoria “Miglior attore emergente”. Tra i protagonisti – nel ruolo di Romeo – del “Romeo&Juliet” di William Shakespeare per la regia di Gabriele Vacis che ha inaugurato il Festival Teatrale Veronese dedicato al Bardo, nel 2007 Jurij Ferrini recita nella “Notte araba” di Roland Schimmelpfenning, con regia di Sergio Maifredi, al Teatro della Tosse di Genova e nel 2008 interpreta con Sara Bertelà il delirio autodistruttivo di “Jack e Jill” Jane Martin, diretto da Beppe Rosso per il Festival Asti Teatro (in coproduzione con ACTI e Teatro Stabile di Torino).

Viaggia e s’immerge a più riprese nel teatro shakespeariano – da “Riccardo III” a “Timone d’Atene” (con Pino Quartullo) e “Macbeth” di cui firma la regia, poi dirige e interpreta (in un doppio ruolo) “Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams in uno struggente ritratto di famiglia mentre, da attore, in “Glengarry Glen Ross” di David Mamet, con regia di Cristina Pezzoli, si confronta con la ferocia del mercato.

Alessandra Frabetti. Attrice, diplomata all’Accademia Antoniana d’Arte Drammatica di Bologna e laureata al DAMS, con tesi di storia dell’arte teatrale, ha collaborato a diversi spettacoli, in particolare, con il Teatro Nuova Edizione – Teatro delle Moline e con Nuova Scena – Arena del Sole, lavorando con Luigi Gozzi, Marinella Manicardi, Nanni Garella, Lorenzo Salveti, Claudio Longhi e altri registi. Tra i suoi spettacoli “Anna Cappelli” di Annibale Ruccello (che è valso una segnalazione al premio Ubu), “E tu allora?” dai racconti di Marina Mazzau, “Morandi” e “Le regole del saper vivere nella società moderna” di Jean Luc Lagarce con la regia di Marinella Manicardi; “Ivanov” di Čechov, “Locandiera” di Goldoni, “Riccardo III” e “Zoo di vetro” diretti da Jurij Ferrini (Progetto U.R.T.), “Storie naturali” di Edoardo Sanguineti con la regia di Claudio Longhi e “Bello Ciao” con Vito, “Rusc’hera” per la regia di Ivano Marescotti. Ha interpretato “Stanze” di Marcello Fois, prodotto dall’Arena del Sole/ Teatro Stabile di Bologna e “Madame de Sade” di Mishima, prodotto dal Teatro Aperto/ Teatro Dehon, sempre di Bologna.

Dal 1981 si è dedicata anche alla formazione dell’attore: come docente di recitazione ha insegnato alla Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”, alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova e al Conservatorio di Padova “Cesare Pollini”; attualmente continua a svolgere attività didattica e laboratoriale presso diverse scuole e teatri, tra cui il Teatro delle Moline-Arena del Sole/ Teatro stabile di Bologna. Si è invece concluso il progetto triennale del Teatro Lab diretto da Giorgio Comaschi e Antonio Albanese, di cui è stata vicedirettrice. Dal 1999 è docente di fonetica e dizione in corsi di formazione professionale della provincia di Bologna finalizzati alla costituzione di una compagnia teatrale di disabili psichici.

Come regista ha messo in scena nel 1999 nel Palazzo Ducale di Sassuolo lo spettacolo “Et in Arcadia ego. Vita corte morte di Marco Pio, ultimo Signore di Sassuolo”, di cui ha curato anche la drammaturgia; nel 2003 ha realizzato la regia dello spettacolo musicale “Sweeney Todd. The Demon Barber of Fleet Street” di Stephen Sondheim su libretto di Hugh Wheeler, per conto della Bernstein School of Musical Theater. Autrice, regista e interprete di “Campane da salotto” e “Shakespeare in Death”, mentre firma la regia de “La rivincita del calzino spaiato. Pensieri di una mamma post-moderna”, dal testo della blogger Francesca Sanzo, interpretato anche da Anita Giovannini al Teatro Verga di Milano.

Ha partecipato a parecchi sceneggiati radiofonici e televisivi, tra cui, “Cuore contro cuore” e “Distretto di Polizia”, prodotti dalla Taodue, nonché “Quo vadis baby?”, prodotto dalla Colorado film. Ha anche preso parte a numerosi film, sia corto e medio metraggi sia lungometraggi con la regia, tra gli altri, di Carlo Vanzina, Guido Chiesa, Marcello Cesena.

Isabella Macchi. Attrice (classe 1979) di formazione eclettica, con una laurea in Lettere Moderne, con indirizzo Teatro e Spettacolo, e una formazione che spazia dall’acrobatica e acrobalance con Paolo Dei Giudici, danza contemporanea con Raffaella Giordano, fino al teatro di ricerca con Leonardo Delogu e il lavoro sulla voce e sul canto con Monica Scifo e Eloisa Francia.

Sulla scena ha interpretato “Arsenico e vecchi Merletti” con regia di Davide Lomazzi (2006), e “Tutto il mondo è un palcoscenico” da Shakespeare, poi “Dolcino e Dolcissima” con regia di Giovanni Balzaretti, “Visioni di Solaris” e “L’aquila bambina” con Antonio Syxty al Teatro Litta di Milano. Nella stagione 2006/2007 ha interpretato una Desdemona nell’“Otello” con regia di Corrado d’Elia; “Candido dark circus” e “Willy e Marilyn” con I Mapo, e “Sogno di Carnevale” da Goldoni e “Zoo Woobinda” da Aldo Nove regia Marco Cavicchioli, cimentandosi anche con la commedia dell’arte di “Giovani guitti”, e anche l’acrobatico “La dichiarazione” de I Mapo. L’anno successivo ha recitato in “Napoli, primo passo nella città di sotto” con regia Claudia di Sorace per il Napoli Teatro Festival e il “Signor Perelà!?”da Aldo Palazzeschi, diretto da Mariano Furlani.

Tra 2009, 2010 e 2011 è la volta di “Caino” del Teatro Valdoca, regia Cesare Ronconi, con Raffaella Giordano, Mariangela Gualtieri e Danio Manfredini; nella stagione 2010/11 interpreta “Opera viva”, con regia di Cristina Pezzoli e nel 2011/12 accosta “Cage parade” di Valdoca, diretta da Cesare Ronconi per il Festival di Santarcangelo, a “Lo zoo di vetro” Tennessee Williams con regia Jurij Ferrini per Progetto URT, mentre Cristina Pezzoli la dirige in “Scuolasbroc”. Infine, nella stagione 2012-13 debutta in “Camminare nella frana” con regia di Leonardo Delogu, e interpreta ancora Tennessee Williams in “Rodaggio matrimoniale” , sempre per la regia di Jurij Ferrini, per Progetto URT.

Nell’ambito del Teatro Ragazzi, dà voce al“Viaggio nello spazio” da “I tre cosmonauti” di Umberto Eco e a “Il pesciolino nerino” da “Guizzino” di Leo Lionni. Sul piccolo schermo fa “Terzultima pagina” con regia Riccardo Vicentini e Aliscia Mazzetto, e al cinema gira, nel 2012, “Eva dopo Eva”, una commedia di Sophie Chiariello, con Angela Finocchiaro.