L’Usignolo

Adattamento teatrale dalla fiaba di H. C. Andersen
“L’usignolo dell’imperatore”

di Aurelia Camporesi e Angelo Generali

Rosaspina. Un Teatro

regia, scena, luci e immagini Angelo Generali
aiuto regia e costumi Aurelia Camporesi
collaborazione  alle  musiche Delfio Plantemoli
tecnica Giulio Camporesi

con
Aurelia Camporesi e Angelo Generali

L’Imperatore della Cina scopre che nel bosco che circonda il suo immenso palazzo vive un piccolo uccello dal canto meraviglioso. Ed  egli, da sempre rinchiuso nel recinto delle sua dimora, non lo sapeva!!! Solo gli umili pescatori, che il bosco attraversano per recarsi al lavoro e solo i fanciulli ne conoscono le dolcissime melodie, che recano conforto nelle fatiche quotidiane e scendono nell’animo come un balsamo.

Invitatolo a corte l’Imperatore si innamora del suo canto e per poterne disporre  a  piacimento rinchiude l’animale in una gabbia d’oro.

Tempo dopo riceve in omaggio dall’Imperatore del Giappone un uccellino meccanico, riccamente decorato di pietre preziose, capace di cantare melodie in tutto simili -ma solo simili- a quelle del vero usignolo e capace, per di più, di ripeterle a volontà… e sempre uguali!!! Nella distrazione suscitata dalla comparsa della meraviglia meccanica l’usignolo guadagna nuovamente la sua libertà e  l’Imperatore  lo bandisce quale  animale ingrato.

Presto però l’automa canterino si usura e giunge il momento in cui l’uccello meccanico si inceppa…e nessuno è in grado di riparare i suoi complicatissimi meccanismi.

Ma quando, ammalatosi, l’Imperatore si trova ad affrontare gli spettri notturni della morte, sarà l’usignolo ad allontanare da lui la morte stessa ammaliandola con il suo canto e donando all’Imperatore nuova forza e salute.

Come premio per la sua fedele vigilanza l’usignolo chiede solo di poter cantare e vivere in libertà e di raccontare all’ Imperatore delle pene, sconosciute al sovrano, del suo umile popolo.

Memore dei racconti delle Mille e una notte  ascoltati da fanciullo, la luminosa e delicata fiaba di Andersen si fonda sul contrasto tra apparenza e sostanza, naturale e artificiale, ed è un canto poetico, come quello dell’usignolo, che parla della inafferrabile libertà e creatività della natura, che invoca rispetto e  comprensione per la natura stessa, una natura che non può essere imbrigliata, riprodotta o sostituita. Una natura che è specchio del cuore umano. Il grazioso uccellino meccanico dalle melodie sempre uguali, si usura e si inceppa; il canto mutevole del grigio usignolo si rinnova. E’ canto per sempre!