Michele Placido interpreta il “Re Lear” di William Shakespeare – a Cagliari e Sassari

 

CeDAC
La Grande Prosa al Teatro Massimo
CAGLIARI / Stagione 2014-15
GIU’ LA MASCHERA

Goldenart Production

Re Lear

di William Shakespeare

Michele Placido, Francesco Bonomo ,Brenno Placido Francesco Biscione

Cagliari/ Teatro Massimo 10>14 dicembre 2014

mercoledì 10 dicembre – ore 20.30: turno A
giovedì 11 dicembre – ore 16.30: turno P
giovedì 11 dicembre – ore 20.30: turno B
venerdì 12 dicembre – ore 20.30: turno C
sabato 13 dicembre – ore 20.30: turno D
domenica 14 dicembre – ore 19.00: turno E

sabato 13 dicembre – ore 11.00: Recita Straordinaria per gli studenti

INCONTRO CON GLI ARTISTI
venerdì 12 dicembre alle ore 18 al Cinema Odissea in viale Trieste 84 (ingresso libero)

SCHERMI & SIPARI: “Re Lear” di Peter Brook (1971) con Paul Scofield – durata 137 minuti: lunedì 8 dicembre alle 16.30 e domenica 14 dicembre alle 10.30 – Cinema Odissea di Cagliari

***** in tournée:*****

Sassari / Nuovo Teatro Comunale – lunedì 15 e martedì 16 dicembre 2014 – ore 21

Michele Placido interpreta “Re Lear” per “La Grande Prosa al Teatro Massimo” firmata CeDAC – con lo slogan “Giù la maschera”: la tragedia shakespeariana – favola crudele sulla vertigine del potere e gli inganni del cuore – debutta nell’Isola mercoledì 10 dicembre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari (dove sarà in scena fino a domenica 14 dicembre: tutti i giorni dal mercoledì al sabato alle 20.30 e la domenica alle 19; giovedì 11 dicembre anche la pomeridiana alle 16.30 e sabato 13 dicembre alle 11 una recita straordinaria per le scuole) nell’allestimento di Goldenart Production, con regia dello stesso Placido e di Francesco Manetti.

Il capolavoro del Bardo inglese racconta – come è noto – del sovrano che sceglie di abdicare e «tornare uomo tra gli uomini», affidando il regno alle tre figlie ma pretendendo in cambio un atto di devozione: a differenza delle sorelle Regana e Gonerilla, Cordelia, la prediletta, «non sa portare il cuore sulle labbra» ma solo parlare con sincerità del suo affetto di figlia. Scacciata dal padre, ferito nella sua vanità, ella trova rifugio presso il re di Francia, e ne diviene la sposa; intanto Lear scopre l’ingratitudine, l’egoismo e la sfrenata ambizione delle due regine, ma solo dopo aver attraversato il dolore e la follia ritrova la via della saggezza, in un’ultima, amara catarsi. Nel cast – oltre a Michele Placido – spiccano i nomi di Gigi Angelillo e di Francesco Bonomo, Federica Vincenti e Francesco Biscione, accanto a Giulio Forges Davanzati, Peppe Bisogno, Brenno Placido, Alessandro Parise, Marta Nuti, Maria Chiara Augenti, Mauro Racanati, Bernardo Bruno e Gerardo D’Angelo.

INCONTRO CON GLI ARTISTI: Michele Placido e la compagnia incontreranno il pubblico venerdì 12 dicembre alle ore 18 al Cinema Odissea in viale Trieste 84 a Cagliari per un nuovo appuntamento con la rassegna Oltre la Scena (ingresso libero – fino ad esaurimento posti)

SCHERMI & SIPARI/ al Cinema Odissea: per il ciclo di visioni intitolato Schermi e Sipari, un duplice appuntamento lunedì 8 dicembre) alle 16.30 e domenica 14 dicembre alle 10.30 al Cinema Odissea in viale Trieste 84 a Cagliari con il film “Re Lear” di Peter Brook (1971) con Paul Scofield (durata 137 minuti), interessante trasposizione cinematografica della tragedia shakespeariana tra i paesaggi nordici dello Jutland, in chiave contemporanea e quasi beckettiana.

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La tournée nell’Isola del “Re Lear” di William Shakespeare nell’allestimento di Goldenart Production con Michele Placido nel ruolo del protagonista proseguirà (sotto le insegne del CeDAC nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo) con un doppio appuntamento lunedì 15 e martedì 16 dicembre alle 21 al Nuovo Teatro Comunale di Sassari (dove inaugurerà la Stagione 2014-15)

COMUNICATO STAMPA

Le parole sublimi di William Shakespeare accendono le passioni, mettendo a nudo fragilità e segrete inquietudini, ambizioni e paure, in un’affascinante indagine sull’animo umano: tra i capolavori del Bardo, il “Re Lear”, in cartellone da mercoledì 10 dicembre alle 20.30 fino a domenica 14 dicembre al Teatro Massimo di Cagliari (tutti i giorni dal mercoledì al sabato alle 20.30 e la domenica alle 19; giovedì 11 dicembre anche la pomeridiana alle 16.30 mentre sabato 13 dicembre alle 11 è in programma una recita straordinaria per gli studenti) per la stagione 2014-15 de “La Grande Prosa al Teatro Massimo” firmata CeDAC – con lo slogan “Giù la maschera” – racconta la voluttà del potere, la superbia, l’ira e la cecità dei mortali, e l’amaro insegnamento del dolore, che spinge a riconoscere la verità.

Dopo l’incipit teatral musicale di “Beatles Submarine”, la stagione del CeDAC al Massimo di Cagliari prosegue con un omaggio al genio di Shakespeare – di cui ricorrono i 450 anni dalla nascita: si apre quindi il sipario su “Re Lear”, irrinunciabile classico nella storia del teatro di tutti i tempi, nell’allestimento di Goldenart Production, con un cast stellare in cui spicca il nome di Michele Placido, divo del grande e del piccolo schermo, icona del cinema impegnato e d’autore oltre che personalità di primo piano della scena italiana.

La tragedia è incentrata sulla figura del sovrano che, giunto sulla soglia della vecchiaia, decide di rinunciare al trono, per affidare il regno alle tre figlie: nel mettere in atto quella sua saggia decisione, il suo ultimo atto d’imperio, Lear dà mostra però di un’inattesa vanità nel pretendere di far gareggiare le tre future regine – Regana, Gonerilla e Cordelia – invitate a dar prova, a parole, del proprio affetto per lui; e insoddisfatto per la sincera dichiarazione della più giovane, da lui fino ad allora preferita, la ripudia scacciandola via da sé.

Michele Placido – che firma anche la regia dello spettacolo, a quattro mani con Francesco Manetti – interpreta Re Lear, confrontandosi così con una delle figure più complesse e affascinanti del teatro shakespeariano, in cui si riuniscono l’altera regalità e la fragilità della vecchiaia, l’abitudine al comando e al rispetto dei suoi simili e l’improvviso precipizio in cui viene a cadere per propria colpa, l’irruenza ancora giovanile e la tempra del patriarca con l’ingenuità con cui si lascia trarre in inganno e la troppa sensibilità verso l’adulazione. Tradito dalle sue stesse figlie, non più timorose della sua autorità e ben decise a conservare e semmai accrescere il proprio potere, Lear affronterà la fuga e l’esilio e sarà finalmente costretto, in un’amara presa di coscienza, a fare i conti con gli errori del passato, fino a cadere nella follia; solo passando attraverso il dolore, ritroverà il senno e la ragione, in tempo per comprendere appieno l’orrore e il peso della sua disgrazia..

Un personaggio ricco di sfumature, capace di reazioni imprevedibili e estreme, in cui affiorano i tratti di una senilità non rassegnata, e ancora ben lontana dalla saggezza che si pretenderebbe dall’età: in fondo quella sua scelta di farsi da parte per incoronare le figlie e i generi spartendo tra loro il regno, e la forma in cui sceglie di annunciarla, è un tributo alla sua vanità. Shakespeare mostra come dietro la solenne maschera regale vi sia un uomo, ormai quasi anziano, e come i capricci di un re – come quelli di un vecchio ritornato bambino – possano rivelarsi pericolosi: in un regno che s’intuisce in pace, l’aver rimescolato le carte, estromettendo ingiustamente Cordelia, farà sì che si scatenino inattese rivalità e perfino la guerra, sostenuta dal re di Francia, divenuto marito di Cordelia. Il potere implica responsabilità ma nel liberarsi degli oneri del governo Lear scopre inopinatamente, per essersi affidato alle due giovani donne che lo temono più che amarlo, di dover rinunciare anche agli onori del suo rango.

L’immagine della famiglia reale – e quella speculare di Gloucester, a sua volta facilmente ingannato dagli intrighi del figlio maggiore a sfavore del fratello legittimo – rimanda, al di là della vastità degli interessi in gioco (incluse le sorti di uno stato e di quelli vicini), con un’insospettabile “attualità”, alle questioni di una qual si voglia famiglia, con la complessità dei sentimenti, l’affetto e la riconoscenza dei figli verso coloro che li hanno allevati da un lato e dall’altro i conflitti, le ambizioni di ognuno, le piccole rivalità e invidie, e nei casi peggiori le lotte per l’eredità. Se vien meno la naturale autorità paterna (e in generale il rispetto dovuto ai genitori) i legami si spezzano, e la famiglia diventa un nido di vipere, in cui l’amore degenera in astio se non in odio. Qui i temperamenti – non dissimili da quello paterno – di Gonerilla e Regana, insofferenti ad altra autorità, e la loro sfrenata brama di potere, troppo a lungo nascosta e sopita, si svelano ben presto, provocando la catastrofe: il loro affetto interessato era una finzione e ormai decaduto il vecchio re non conta più nulla, è solo un simbolo, pericoloso, dell’antico regime.

Perfetto esempio di teatro elisabettiano, la favola crudele di “Re Laer”, ricca di colpi di scena, dove gli amici e i parenti si rivelano infidi, e i nemici diventano alleati, l’amore muta in odio ma la vera amicizia e la lealtà sincera resistono all’ingiustizia, alle intemperanze e perfino alla follia appare anche, nel tratteggiare i caratteri e i comportamenti umani, di un’assoluta e stringente modernità. Lear – vero fulcro della vicenda – giganteggia con i suoi furori e le sue manie, la sua caduta dallo scranno più alto fin nella polvere, e la catarsi finale, ne fanno una figura emblematica, in cui si incarnano, estremizzati, vizi e virtù, forza e fragilità dell’essere umano.

La mite Cordelia, la più più buona e sincera tra le figlie del re è anche l’unica che per affetto corra il rischio di sfidarne l’autorità, nel nome di quel profondo legame, che non s’interromperà neppure dopo l’esplosione dell’ira paterna e la subitanea avversione suscitata nel genitore al di lei rifiuto di sottostare alla menzogna e all’adulazione. Figlie senza madre, Regana e Gonerilla sono più spietate, avvezze a seguire il proprio interesse, per nulla affezionate e riconoscenti verso chi le ha generate, pronte a cogliere al volo l’occasione: per loro, cresciute a corte tra insidie e intrighi, l’adulazione è una seconda natura, così come è facile, ormai libere e padrone di se stesse indulgere alle proprie passioni. Opposti tra loro ma complemetari i tratti dei rispettivi mariti, il duca di Cornovaglia e il duca d’Albania; quanto ai pretendenti di Cordelia, prima favorita e poi negletta, se il duca di Borgogna rappresenta la stima non disgiunta dall’interesse, il più nobile re di Francia saprà cogliere nel gesto della fanciulla la bellezza dell’animo di lei, la purezza e la verità dei suoi accenti, fino a farsene paladino e infine sposo (ma nell’affronto e nella difesa di Cordelia si cela anche l’ipotesi di una guerra, nell’antico legame/ rivalità tra i due regni al di qua e al di là della Manica).

Duplice tragedia, il “Re Lear” mostra anche lo sfacelo della casata di Gloucester, in cui per ingiusti ma motivati sospetti il padre scaccia il figlio migliore e tiene accanto a se l’intrigante e ambizioso figlio “bastardo” (concepito prima delle nozze). E la lealtà di Kent – esiliato ma disposto a rischiar la vita pur di non abbandonare il suo re fa pendant con quella del matto, l’unico servitore che come un buffo e irriverente alter ego Lear reca con sé, compagno inseparabile anche nella sventura.

Il dramma shakespeariano racconta la tragedia dell’uomo, impotente nonostante tutta la sua intelligenza, la sua determinazione e il suo coraggio davanti ai capricci della sorte, alternando i toni elevati e la lingua aulica della tragedia all’ironia e i giochi di parole della commedia, come nella vita si alternano gioia e amarezza, gravità e leggerezza. Il Bardo evoca differenti paesaggi, in una strana consonanza tra sentimenti e pensieri privati e il volto cangiante della natura – dalle inquietudini della corte all’infuriare delle tempeste – fino a ricomporre nel dolente finale l’ordine delle cose, precipitate nel caos, ristabilendo se non la giustizia almeno la verità.

Nel cast del “Re Lear” – oltre a Michele Placido – spiccano i nomi di Gigi Angelillo e di Francesco Bonomo, Federica Vincenti e Francesco Biscione, accanto a Giulio Forges Davanzati, Peppe Bisogno, Brenno Placido, Alessandro Parise, Marta Nuti, Maria Chiara Augenti, Mauro Racanati, Bernardo Bruno e Gerardo D’Angelo.

Le scene sono di Carmelo Giammello e i costumi di Daniele Gelsi; Luca D’Alberto firma le musiche originali mentre il light designer è Giuseppe Filipponio.

INCONTRO CON GLI ARTISTI: Michele Placido e la compagnia incontreranno il pubblico venerdì 12 dicembre alle 18 al Cinema Odissea in viale Trieste 84 a Cagliari per un nuovo appuntamento con la rassegna Oltre la Scena/ gli artisti raccontano… (ingresso libero – fino ad esaurimento posti)

SCHERMI & SIPARI/ al Cinema Odissea: per il ciclo di visioni intitolato Schermi e Sipari/ la grande prosa al Cinema Odissea un duolice appuntamento lunedì 8 dicembre) alle 16.30 e domenica 14 dicembre alle 10.30 al Cinema Odissea in viale Trieste 84 a Cagliari con l’affascinante “Re Lear” di Peter Brook, celebre e immaginifico film del 1971 con Paul Scofield (durata 137 minuti), felice trasposizione cinematografica della tragedia shakespeariana tra i paesaggi nordici dello Jutland, che offre una rilettura del dramma elisabettiano in chiave contemporanea e quasi beckettiana. (biglietto 4 euro: info 070/271709 – www.cinemaodissea.it)

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in tournée

La tournée nell’Isola del “Re Lear” di William Shakespeare nell’allestimento di Goldenart Production con Michele Placido nel ruolo del protagonista proseguirà (sotto le insegne del CeDAC nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo) con un doppio appuntamento lunedì 15 e martedì 16 dicembre alle 21 al Nuovo Teatro Comunale di Sassari (dove inaugurerà la Stagione 2014-15)

contatti: per l’Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:

Anna Brotzu – cell. 328.6923069 cedac.uffstampa@gmail.com

INFO & PREZZI

Re Lear” al Teatro Massimo di Cagliari

biglietti

biglietti serali

primo settore: intero € 32   –  ridotto € 25
secondo settore: intero  € 27   –  ridotto € 20
loggione: intero  € 15   –  ridotto € 10

biglietti pomeridiane:

intero € 16   –  ridotto  € 12

La Biglietteria del Teatro Massimo di Cagliari (ingresso in via De Magistris) sarà aperta nei giorni di spettacolo – a partire dalle 17 e un’ora prima dell’inizio della recita pomeridiana.

Per informazioni e prenotazioni: – tel. +39 345.4894565 – biglietteria@cedacsardegna.it

info cedac@cedacsardegna.it – www.cedacsardegna.it

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A Sassari prosegue – fino all’inaugurazione della stagione – la campagna abbonamenti presso il Botteghino del Nuovo Teatro Comunale (tutti i giorni dalle 17 alle 21):

Abbonamenti a otto spettacoli – turno A – B


platea primi posti: intero 130 euro – ridotto 110 euro
platea secondi posti e galleria: intero 110 euro – ridotto 90 euro


studenti universitari €65 (con contributo e.r.s.u.€ 30);
studenti scuole superiori €60
Gruppi fuori sede euro 70

 

 

Biglietti

 

Biglietti platea primi posti: intero €18 – ridotto €15
Biglietti platea secondi posti e galleria: intero €15 – ridotto €13

 

 

*** spettacolo fuori abbonamento

PENSO CHE UN SOGNO COSI’... di e con Giuseppe Fiorello

biglietti per gli abbonati:

platea primi posti: intero 16 € – ridotto € 14
platea secondi posti e galleria: intero 14 € – ridotto € 10
per studenti ersu € 8

 

biglietti per tutti gli altri

platea primi posti: intero 23 € – ridotto € 20
platea secondi posti e galleria: intero 20 € – ridotto € 16

info: cell. 3391560328 – circuitoteatralesardo@gmail.comwww.cedacsardegna.it

SCHEDA DELLO SPETTACOLO

Goldenart Production
in collaborazione con Ghione Produzioni / e con Estate Teatrale Veronese

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Re Lear

di William Shakespeare

traduzione e adattamento Michele Placido e Marica Gungui

con Michele Placido

e Gigi Angelillo

e con Francesco Bonomo, Federica Vincenti, Francesco Biscione
e Giulio Forges Davanzati, Peppe Bisogno, Brenno Placido, Alessandro Parise, Marta Nuti,
Maria Chiara Augenti, Mauro Racanati, Bernardo Bruno, Gerardo D’Angelo

scene Carmelo Giammello

musiche originali Luca D’Alberto

costumi Daniele Gelsi

light designer Giuseppe Filipponio

regia Michele Placido e Francesco Manetti

Lo spettacolo

Re Lear esplora la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male, racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi dell’universo.

All’inizio del dramma Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia dell’essere Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace “gattonare verso la morte”. Come un bambino pretende l’amore, Lear esige in cambio della cessione del suo potere, che le figlie espongano in parole i loro sentimenti per lui. Ma Cordelia, la più piccola, sa che l’amore, il vero amore non ha parole e alla richiesta del padre può rispondere solo: “nulla, mio signore”. È questo equivoco, questo confondere l’amore con le parole, che, nel momento in cui le altre figlie si mostreranno per quello che sono, farà crollare Lear rendendolo pazzo. E con Lear è il mondo intero che va fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia a lottare per la propria sopravvivenza, vermi della terra. È qui che può cominciare un crudele cammino d’iniziazione: resi folli o ciechi per non aver saputo capire o vedere, Lear e il suo alter ego Gloucester, accompagnati da figli che si son fatti padri, giungeranno finalmente a capire e vedere.

Durata: 2 ore e 40 minuti (compreso l’intervallo)

L’autore

Tra i più grandi drammaturghi di tutti i tempi, William Shakespeare nacque a Stratford-upon-Avon, nel 1564; appena diciottenne, nel 1582, sposò Anne Hathaway, da cui ebbe tre figli, Susanna e i gemelli Judith e Hamnet (morto prematuramente all’età di undici anni).

Iniziò la sua carriera teatrale a Londra, dove nel 1592 era già noto come attore e collaboratore alla stesura di copioni per il teatro pubblico. Autore di capolavori – da “Riccardo III” a “Tito Andronico”, dal “Sogno di una notte di mezza estate” a “Il mercante di Venezia”, da “Amleto” a “Giulio Cesare”, “Otello”, “Re Lear”, “Macbeth” e “La tempesta”, e figura di spicco nell’Inghilterra elisabettiana, Shakespeare ha saputo magistralmente indagare il mistero della natura umana. Nelle sue opere è presente il respiro dell’immortalità.

Note di Regia

Io pure sono mortale e uomo come tutti gli altri,
e sono nato da colui che per primo fu creato dalla terra.
E nel ventre di mia madre fui plasmato in dieci mesi per essere carne:
fui coagulato nel sangue dal seme dell’uomo e dal piacere che deriva dal sonno.
E quando nacqui, ricevetti la comune aria e caddi sulla terra, che è di natura affine,
da prima piangendo e gemendo come tutti gli altri.
Fui avvolto in fasce e nutrito con grande cura.
Nessun re ha avuto altro inizio di nascita.
Tutti gli uomini entrano nella vita e similmente ne escono. (Libro della Sapienza)

Lear, Tragedia della gravità (Simone Weil)

– Ho frequentato Shakespeare nei più teneri anni dell’adolescenza, improvvisando rappresentazioni notturne per i miei compagni paesani (ricordo un “essere o non essere” finito con un gavettone d’acqua), iniziai la mia carriera proprio come attore nel ruolo del “muro” nel “Sogno di una notte di mezza estate” con la regia di Orazio Costa; ho poi interpretato: il bastardo nel “Re Giovanni” con la regia di Fortunato Simone, Calibano ne “La Tempesta” con la regia di Sthreler, Petruccio ne “La Bisbetica Domata” con la regia di Dall’Aglio, Macbeth e Otello con la regia di Bellocchio e Calenda. Solo l’assidua frequentazione del mondo di Shakespeare in questi anni tormentati della nostra storia mi ha dato coraggio nel proseguire il cammino senza sorprendermi dell’orrore che noi uomini siamo capaci di scatenare……. –

Re Lear esplora la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male, racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi. All’inizio del dramma Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia dell’essere Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace “gattonare verso la morte”. Come un bambino pretende l’amore, Lear esige in cambio della cessione del suo potere, che le figlie espongano in parole i loro sentimenti per lui.

Ma Cordelia, la più piccola, sa che l’amore, il vero amore non ha parole e alla richiesta del padre può rispondere solo: “nulla, mio signore”. È questo equivoco, questo confondere l’amore con le parole, che, nel momento in cui le altre figlie si mostreranno per quello che sono, farà crollare Lear rendendolo pazzo. E con

Lear è il mondo intero che va fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia a lottare per la propria sopravvivenza, vermi della terra. È qui che può cominciare un crudele cammino d’iniziazione: resi folli o ciechi per non aver saputo capire o vedere, Lear e il suo alter ego Gloucester, accompagnati da figli che si son fatti padri, giungeranno finalmente a capire e vedere.

Il palcoscenico in cui si muovono i nostri personaggi, è la distruzione del mondo. La storia di Lear è la storia dell’uomo, la storia di civiltà che si credono eterne ma che fondano il loro potere su resti di altri poteri, in un continuo girotondo di catastrofi e ricostruzioni, di macerie costruite su macerie.

Scene in sé così vive e potenti da farci tornare alla mente una composizione poetica del ‘500 dal forte simbolismo: “Corpus Christis Carol” dal quale trasuda un fremito religioso che attraversa anche il testo shakespeariano. Da questo canto, tramandato nei secoli e rinnovato nella meravigliosa interpretazione di Jeff Buckley, la cui vita grottesca e drammatica ci ricorda personaggi come Edgar e il Fool, partirà la composizione della drammaturgia musicale, realizzata da Luca D’Alberto, che fonderà i profili di Cordelia con il Fool, del Fool con Lear, di Edgar con Gloucester, attraverso soluzioni armoniche e graffi timbrici.

Che cosa ha dunque senso in questa tragedia? Quale speranza possiamo trarre? Forse solo la conoscenza di che cosa sia l’uomo di fronte all’universo, raggiunta attraverso un percorso di spoliazione in cui l’amore e la solidarietà si mostrano nella loro essenza terribilmente umana. Forse solo a questo, ad aiutare la creazione di questa consapevolezza, mira tutta l’opera di Shakespeare, a patto però che gli spettatori non dimentichino mai di trovarsi a teatro, che non cadano nell’illusione di un altro mondo, che sempre vedano il muro dietro la scena di cartone.

Michele Placido, Francesco Manetti

Estratti di Rassegna Stampa

Trovo che Placido e Manetti abbiano posto la speranza nell’amore e nella solidarietà tra le note di “Corpus Christis Carol” intonate da Federica Vincenti ricordando che “bisogna esprimere sempre ciò che si sente e non ciò che si conviene”

“TEATRO.ORG”

Il numeroso cast è sempre pieno di energia e vitalità.
È una trasposizione coinvolgente, tanto da non far pesare le quasi 3 ore di durata complessiva.

“TEATRO ITALIANO”

Se Placido resta il nome di richiamo di questo Re Lear, capace di richiamare il grande pubblico, tutto il cast è notevole. L’esperto Gigi Angelillo è un vibrante Conte di Gloucester, Francesco Bonomo è un intenso Edgar, Giulio Forges Davanzati è una sorpresa nel lascivo villain Edmund conteso fra Goneril e Linda Gennari, dolcissima la Cordelia di Federica Vincenti con una voce celestiale, mentre il Fool di Brenno Placido in pantaloncini mimetici, Converse e giacca bianca, è tutto giocato sulla leggerezza

“CORRIERE DELLA SERA”

L’impianto scenico è molto interessante. Non esistono quinte e gli attori, quando non sono in scena, restano sempre alla vista del pubblico e spettatori di se stessi.

“MERCUZIO ONLINE”

Michele Placido ha debuttato con grande successo. Ottimo il numeroso cast.

“IL MESSAGGERO”

Placido è un Lear in ciabatte, ammantato di rosso, bellissimo e asciutto nella sua chioma bianca.
La gamma dei sentimenti scritti da Skakespeare la percorre intera, con amore e con dolore.
L’epilogo è poesia assoluta.

“IL MESSAGGERO”

Sarà il sangue a segnare gli eventi drammatici della vicenda. Ogni certezza crolla ma in mezzo a morti e distruzione si intuiscono gli albori di una rinascita.
Per Placido il tema di fondo è l’amore, in tutte le sue sfumature.

“L’UNITÀ”

Michele Placido ha voluto uno spazio con memorie di secoli, macerie e tracce di volti carismatici di più storie e culture. L’orizzonte è attraversato da più musiche, più suoni delle guerre umane: nella tempesta e nella pazzia di Lear ha inserito le urla, gli appelli disperati in inglese delle tragiche vittime delle Torri Gemelle.

“REPUBBLICA”

Il merito della piéce sta nella bravura degli attori, capaci di farci entrare nella perenne e travagliata lotta tra il Bene e il Male. Placido, un attore dalle straordinarie capacità interpretative

“L’UNITÀ”

Placido nei panni di Re Lear è grandioso. Ottimo Gigi Angelillo. Da segnalare il convincente Brenno Placido e l’eccellente prova di Francesco Bonomo. Applausi strameritati a Giorgio Forges Davanzati, Margherita Di Rauso, Federica Vincenti, Linda Gennari e Francesco Biscione.

Efficaci le scene di Carmelo Giammello, le luci di Giuseppe Filipponio ed i costumi di Daniele Gelsi.

“L’ARENA”

Re Lear conquista le platee
Uno spettacolo accolto da lunghi applausi

“REPUBBLICA”

L’intensità di regia, scene, musiche originali, costumi e disegno luci, creano un “oltre mondo” nel quale lo spettatore viene risucchiato.

“CITTÀ METROPOLITANA”

Un lavoro che mantiene quel che promette fin dalle prime scene

“EUROPA”

Gli attori, tutti molto bravi, si muovono su una scenografia impressionista ed efficace. Sentimenti forti, bella la colonna sonora. Un Re Lear elisabettiano condito con elementi pop.
Contaminazione di antico e moderno che ha scatenato l’applauso prolungato dei giovanissimi.
Uno spettacolo da vedere.

“DAZEBA NEWS”