Nell’Isola “Il padiglione delle meraviglie” di Ettore Petrolini con Manuela Kustermann

CeDAC
XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo

Questa è la nostra Stagione

Stagione di Prosa 2013/2014

 Padiglione delle meraviglie foto Pino Le Pera1

TSI La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro

Il padiglione delle meraviglie

di Ettore Petrolini

giovedì 6 marzo 2014 – ore 21/ SANTA TERESA GALLURA – Teatro Comunale Nelson Mandela

venerdì 7 marzo 2014 – ore 21/ ORISTANO – Teatro Garau

sabato 8 marzo 2014 – ore 21/ LANUSEI – Teatro Tonio Dei

La vita degli artisti del circo – tra pathos e nostalgia – ne “Il padiglione delle meraviglie” di Ettore Petrolini in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC per la Stagione di Prosa 2013-14 (nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo): la pièce dell’attore e drammaturgo romano debutterà in prima regionale giovedì 6 marzo alle 21 al Teatro Comunale Nelson Mandela di Santa Teresa Gallura per approdare venerdì 7 marzo alle 21 al Teatro Garau di Oristano e infine sabato 8 marzo alle 21 al Teatro Tonio Dei di Lanusei.

Protagonista sulla scena Manuela Kustermann, icona dell’avanguardia teatrale italiana – dagli esordi come Ofelia per Carmelo Bene al lungo e fecondo sodalizio con Giancarlo Nanni – accanto a Massimo Verdastro (che firma la regia e, insieme al poeta Elio Pecora, pure la drammaturgia) per uno spaccato su un mondo affascinante e crudele, tra rare “attrazioni” e numeri spettacolari.

COMUNICATO del 04.03.2014

Fascino e magia del circo per una favola crudele intessuta d’amore e disincanto: debutterà in prima regionale giovedì 6 marzo alle 21 al Teatro Comunale Nelson Mandela di Santa Teresa Gallura “Il padiglione delle meraviglie”di Ettore Petrolini (nell’allestimento di TSI La Fabbrica dell’Attore/ Teatro Vascello,in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro) nel cartellone della Stagione di Prosa 2013-14 del CeDAC. La pièce – che regala un intrigante affresco della vita sotto il tendone, tra le baracche, il sudore e la polvere – sarà poi in scena venerdì 7 marzo alle 21 al Teatro Garau di Oristano e infine sabato 8 marzo alle 21 al Teatro Tonio Dei di Lanusei, per l’ultima data del trittico isolano sotto le insegne del CeDAC (nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo).

Sotto i riflettori un’attrice intelligente e versatile come Manuela Kustermann, icona dell’avanguardia e del teatro di ricerca italiano, nel ruolo di Elvira, la femme fatale al centro del gioco delle passioni, misteriosa e conturbante sirena tra le attrazioni di un moderno freak show ma anche donna indipendente e libera; e l’attore e regista Massimo Verdastro (artista interessante e originale,figura di spicco della scena contemporanea) che firma regia e drammaturgia dello spettacolo (quest’ultima a quattro mani con il poeta Elio Pecora), nel ruolo di Tiberio, l’imbonitore, incantatore di folle, abbandonato dall’amata. Completano il cast Gloria Liberati, Luigi Pisani, Giuseppe Sangiorgi, Emanuele Carucci Viterbi e Chiara Lucisano; scene e costumi sono di Stefania Battaglia, le luci di Valerio Geroldi e il sound design di Mauro Lupone.

Il padiglione delle meraviglie” mostra la vita quotidiana della gente del circo, e in particolare il microcosmo formato da Lalli e dalla moglie Zenaide, e da un gruppo di artisti (Amalù il selvaggio, Elvira la sirena, Tiberio e il lottatore Tigre) in un intrecciarsi di trucchi ed effetti speciali, intimi sentimenti e istinti primordiali nel contrasto tra l’eccitazione e lo stupore del pubblico e una realtà fatta di solitudine, miseria e disincanto. L’avventurosa esistenza tra lustrini e rulli di tamburi, esibizioni e applausi svela il suo volto più amaro, in cui fatica e ordinaria precarietà, lotta per la sopravvivenza e emarginazione fanno da pendant a brevi successi e fugaci momenti di gloria, e anche di fronte al dolore e alla tragedia vale l’imperativo the show must go on.

Arte e vita a confronto: l’immaginario circense – popolato di strane e fantastiche creature, uomini forzuti e donne barbute – si scontra con una realtà molto più dura, tra le difficoltà e le incertezze di un’esistenza nomade, in giro per fiere e piazze, di paese in paese e di città in città, e la necessità di attirare gli spettatori ogni sera in numero sufficiente per poter sbarcare il lunario. Mille strade e mille storie diverse s’incontrano nel “Padiglione delle Meraviglie”, dando vita a uno spettacolo che racconta lo spirito di quel mondo, una sorta di famiglia allargata, in continuo movimento: un ménage fatto di riti quotidiani, di preparazione dei vari numeri, di aspettative e delusioni, di imprevisti e appuntamenti con il destino. D’estate e d’inverno, con il freddo e con la calura, gli artisti girovaghi danno prova del proprio talento e della propria bravura per regalare a folle di sconosciuti l’emozione e il dubbio, l’incanto e lo stupore davanti all’ibrida bellezza di una donna-pesce e alla suggestione del magnetismo, all’esotismo di popoli selvaggi e remoti e alla potenza muscolare di un novello Ercole, che piega l’acciaio e combatte vittorioso contro i suoi avversari. Visioni straordinarie e personaggi incredibili, in una galleria di “mostri” da baraccone che incuriosisce e rassicura il pubblico sulla sua “normalità”; dietro i richiami dell’imbonitore e i sorrisi e il “canto” di una sirena, i piccoli prodigi delle (pseudo)scienze e le virtù acrobatiche si cela un universo parallelo, un fragile equilibrio in cui bruciano ardenti passioni.

La poesia del circo e l’animazione delle fiere rivivono nel “Padiglione delle Meraviglie”: tra le righe affiorano i dettagli di una trama che rimanda ai “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo – sia pure con esito diverso – e le atmosfere de “La strada” di Federico Fellini. Tiberio – l’imbonitore del carrozzone – ancora innamorato di Elvira, sfida il rivale Tigre in una lotta impari dall’esito (im)prevedibile: un gesto che infrange l’invisibile parete tra il mondo della finzione, la facciata creata ad arte per sedurre ingannare i sensi e la verità dei sentimenti, mescolando il piano dell’invenzione e quello della realtà.

Ferocia e brutalità ma anche dolcezza e rimpianto formano l’ammaliante alchimia di uno spettacolo ispirato ai trascorsi giovanili dello stesso Ettore Petrolini, “sirena” tra le baracche di piazza Guglielmo Pepe a Roma. Tranches de vie a metà tra realtà e sogno, drammi privati e pubbliche fantasmagorie, in un ritratto di un’altra Italia, ingenua e popolare, di una civiltà ancora capace di lasciarsi conquistare dal disperato inganno di un freak.

SANTA TERESA GALLURA

Biglietti

intero €15 – ridotto €12

info 338.5865992 – santino.mariani@alice.it – cedac@cedacsardegna.it – www.cedacsardegna.it

ORISTANO

Biglietti

Posto unico: intero €14 – ridotto €12

info: tel: 0783.78886

LANUSEI

Biglietti

platea primi posti: intero €14 – ridotto €12
platea secondi posti: intero €12 – ridotto €9
galleria: € 8

info: tel: 3388727641

per l’Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:
Anna Brotzu – cell. 328.6923069 – cedac.uffstampa@gmail.com

SCHEDA DELLO SPETTACOLO

Padiglione delle meraviglie foto Pino Le Pera1

TSI La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro

Il padiglione delle meraviglie

di Ettore Petrolini

drammaturgia Massimo Verdastro e Elio Pecora

con Manuela Kustermann, Massimo Verdastro

Gloria Liberati, Luigi Pisani,

Giuseppe Sangiorgi, Emanuele Carucci Viterbi, Chiara Lucisano

scene e costumi Stefania Battaglia

luci Valerio Geroldi

sound design Mauro Lupone

regia Massimo Verdastro

Lo spettacolo

Il padiglione delle meraviglie, scritto da Ettore Petrolini nel 1924, è una delle opere teatrali più amare e crudeli del grande attore e drammaturgo romano. In un atto unico in due quadri, l’autore fa rivivere l’ambiente che l’ha visto nascere all’arte: quella piazza Guglielmo Pepe di Roma, piena di baracconi e variegata umanità – guitti, ciarlatani, lottatori, donne magnetiche, selvaggi – dove il grande comico, poco più che adolescente, si esibiva come “donna sirena”.

La trama e i personaggi sono così immersi in quelle atmosfere, profondamente connaturati a quel mondo: Lalli gestisce, assieme alla moglie Zenaide, “Il padiglione delle meraviglie”, nel quale egli presenta le sue attrazioni: Amalù il selvaggio, Elvira la sirena e i lottatori Tigre e Calligola. Tiberio è l’imbonitore del carrozzone, ma sta passando un periodo buio perché lasciato da Elvira, la quale ha una relazione con il Tigre. Inizia lo spettacolo ed ognuno presenta il suo numero. Giunto il momento del Tigre, Lalli esorta il pubblico a sfidarlo in un incontro di lotta. Come sfidante si propone però Tiberio, disposto a tutto pur di riconquistare Elvira. Inizia la lotta, che si capisce immediatamente non essere una finzione… L’epilogo assume le tinte del dramma.

Note di regia

Per decine di secoli, fino alla metà del ‘900, le fiere accompagnano la vita del mondo eurooccidentale, offrendo nelle piazze una miriade multiforme di ‘attrazioni’.

All’esterno e all’interno delle cosiddette ‘baracche d’entrata’ si dispiega un genere di spettacolo non definibile, un ‘teatro delle meraviglie’ variopinto e cialtronesco, dal linguaggio iperbolico, ricco di invenzioni strampalate, di virtuosismi e trucchi vistosi.

Il Padiglione delle Meraviglie” concepito da Ettore Petrolini è il trionfo della parola e del corpo, di sfide reali o simulate, di serragli di uomini e donne ‘mostruosi’ che si offrono al famelico bisogno di stupore e spaesamento del pubblico. Tiberio, Lalli, Sirena, Tigre, Amalù, Zenaide sono i personaggi di un mondo ammaliatore e ipnotico, ma anche dirompente e choccante e non privo, in un certo senso, di un carattere cruento. Le creature di Petrolini costituiscono una comunità eterogenea di imbonitori, lottatori, maghi, trasformisti che vive una condizione costante di nomadismo, di precarietà e di emarginazione sociale e per i quali l’offerta di ‘meraviglie’ costituisce, più che uno spettacolo, soprattutto un mezzo primario di sopravvivenza. Nel Padiglione i sentimenti primari dei personaggi prendono il sopravvento sopra ogni convenzione sociale, le azioni che essi compiono al di fuori e dentro la finzione teatrale, rivelano una animalità che non conosce mediazioni.

La scelta di portare in scena un testo di Petrolini non è casuale. Potremmo dire che Petrolini è un discendente di Petronio, che nell’opera dell’enigmatico autore latino vi sia già in nuce l’anima di Petrolini, o ancora meglio che il Satyricon contenga quell’humus che a distanza di secoli ha permesso la creazione artistica del grande attore romano. E se il Satyricon è un’opera mondo, in quanto racchiude in sé l’esperienza umana, lo stesso potrebbe dirsi dell’opera di Petrolini. Lo prova il fatto che la peculiarità di entrambi sia l’incontro dei due estremi, il tragico e il comico, componenti irrinunciabili della natura umana. Massimo Verdastro

L’autore

Ettore Petrolini – Attore (Roma 1884 – ivi 1936). Insuperabile interprete della beffarda anima romanesca, della quale diede a teatro i saggi più saporiti, in un succedersi impetuoso di abili motti, battute, tu per tu col pubblico, di corrosive macchiette che a volte toccavano il carattere. Famosissimi i suoi personaggi: Gastone, eroe di quel varietà da cui P. proveniva, Er sor Capanna, Fortunello, Giggi er Bullo, Mustafà, Nerone, ecc. Impossibile rifare l’elenco delle sue creazioni: molti suoi “sfottò” divennero proverbiali, le sue canzoni erano ripetute da tutti. Ebbe un enorme successo anche in Europa e nelle due Americhe; in Italia si interessarono del “fenomeno P.” critici, intellettuali e scrittori, fra cui F. T. Marinetti, che vide nei nonsense e nelle assurdità di P. un riuscito esempio di umorismo futurista. Artista completo, P. passò dall’attività di chansonnier e macchiettista nei caffè-concerto romani alla scrittura di commedie vere e proprie (fra cui Chicchignola, 1931) e a interpretazioni di intensa drammaticità (Il cortile di F. M. Martini, Un garofano di U. Ojetti, ecc.). Fu anche attore cinematografico: Mentre il pubblico ride (1919); Nerone (1930), regia di A. Blasetti; Medico per forza (1931). Scrisse una raccolta di “sciocchezzuole”, freddure e parodie (Ti à piaciato?!!, 1916) e due volumi di memorie: Modestia a parte (1931) e Un po’ per celia e un po’ per non morir… (1936).

Manuela Kustermann

Manuela Kustermann esordisce giovanissima nel ruolo di Ofelia nell’Amleto di Carmelo Bene. Attiva dal 1967 al fianco di Giancarlo Nanni, ha interpretato gli spettacoli principali del gruppo La Fede, divenendo una delle figure-simbolo del teatro sperimentale fiorito a Roma dopo la metà degli anni Sessanta. Ha dato vita, sempre per la regia di Nanni, a una vasta galleria di complessi personaggi femminili del repertorio classico e moderno.

Dalla metà degli anni ’60 e per tutti gli anni ’70, Manuela Kustermann è la primadonna dell’avanguardia teatrale: affronta nudi di scena e provocazioni di ogni genere partecipando a tutti gli spettacoli di Giancarlo Nanni, con il quale debutta in Il bando di Virulentia , al Margutta di Roma (1966). Dal 1968 al ’72 i due – compagni di vita oltre che d’arte – danno vita alla Compagnia Teatro La Fede presentando al pubblico performance su Marcel Duchamp (1968), rivelando testi di grande forza espressiva come il Risveglio di primavera di Wedekind (1972) e riscrivendo classici quali A come Alice e Carrol. Quest’ultimo è una delle esperienze cruciali di quella stagione, caratterizzata dalla spontaneità e dalla forte gestualità del corpo. Sempre nel 1972 è Ofelia nell’Amleto di Carmelo Bene. Dopo una fugace esperienza allo Stabile di Genova (Ondine , 1973), Manuela Kustermann dà vita con Giancarlo Nanni alla Cooperativa “La fabbrica dell’attore”, e apre nella capitale lo spazio sperimentale Teatro in Trastevere. Poliedrica e androgina, la Kustermann veste spesso panni maschili (in Faust e in Franziska, dove indossa la marsina). Con Nanni ritorna ad Amleto, ma questa volta veste i panni del principe di Danimarca (1978). Ruggiti d’avanguardia ancora nel 1979, quando lei e Nanni sono Jean Harlow & Billy the Kid. Nel 1982 Manuela Kustermann è interprete di una bella versione di Casa di bambola di Ibsen a cui seguono altri numerosi spettacoli.

Nel 1986 la Coop. La Fabbrica dell’Attore ristruttura un vecchio cinema nel quartiere di Monteverde vecchio, chiamato Il Vascello e nel 1989 apre la stagione con Tadeusz Kantor con lo spettacolo “Qui non ci torno più”. Da allora il Teatro Vascello è uno dei punti di riferimento per tutta la ricerca teatrale italiana e internazionale, oltre che per la danza.

Dopo la morte di Giancarlo Nanni avvenuta nel 2010, Manuela Kustermann rimane da sola alla direzione artistica del teatro Vascello Stabile d’innovazione, continuando in quella ricerca di spinta verso il nuovo che ha da sempre caratterizzato le stagioni del teatro Vascello.

Il regista

Massimo Verdastro è nato a Roma il 9 settembre del 1957. Attore e regista, inizia la sua attività teatrale a Roma nel 1977 dopo aver partecipato a un laboratorio dell’Odin Teatret presso il Teatro Alberico. Studia mimo e danza contemporanea. Fa parte della cooperativa Teatro Autonomo di Roma diretta da Silvio Benedetto e Alida Giardina.

Nel 1979 si stabilisce a Palermo dove frequenta la Scuola di Teatro diretta da Michele Perriera. Ancora a Palermo è tra i soci fondatori della cooperativa Teatès e recita negli spettacoli con la regia di Perriera: Il Gabbiano di A. Cecov, Occupati di Amelia di G. Feydeau. Nel 1984 dopo aver ideato e condotto il Primo laboratorio Teatrale presso il Comune di Gubbio, crea assieme a Riccardo liberati la compagnia Teatro Hotel Centrale con la quale porta in scena testi di Tasso, Wedekind, Beckett e Savinio. A Narni e a Perugia partecipa ai laboratori di perfezionamento diretti da Luca Ronconi incentrati sulla drammaturgia di Ibsen e il monologo interiore.

E’ stato interprete di numerosi spettacoli con le regie di Peter Stein, Luca Ronconi, Sylvano Bussotti, Mauro Avogadro, Gianfranco Varetto, Roberto Andò, Giancarlo Nanni, Giancarlo Cauteruccio, Federico Tiezzi.

Nel 1991 lavora con la compagnia Krypton al Teatro Studio di Scandicci ed è interprete de L’ultimo nastro di Krapp di S. Beckett, con la regia di G. Cauteruccio. Per questa interpretazione viene segnalato dalla critica come uno dei migliori attori della stagione teatrale ’93-’94.

Collabora con Lina Prosa e Nino Gennaro, gli autori siciliani di cui si è fatto promotore e interprete. Di Nino Gennaro, lo scrittore corleonese scomparso nel 1995, ha portato in scena gran parte della sua opera: La trilogia – Una Divina di Palermo, La via del sexo, Rosso Liberty – presentata nel 1998 al Festival di Santarcangelo; Alla fine del Pianeta frutto di un laboratorio, condotto assieme a Francesca Della Monica al Teatro Studio di Scandicci, che ha visto l’incontro di un gruppo di giovani provenienti da Firenze e Palermo; E infine Teatro Madre, lo spettacolo nato in collaborazione con la compagnia i “Magazzini” e il Comune di Palermo, presentato nel 1999 ai Cantieri Culturali della Zisa.

Dal 1995 inizia la collaborazione con la compagnia teatrale i “Magazzini” oggi “Compagnia Lombardi-Tiezzi”. Partecipa ai molti spettacoli diretti da F. Tiezzi: Pontormo-Felicità Perdute di M. Luzi, Nella giungla delle città di B.Brecht, Scene di Amleto I, II, III di W. Shakespeare (nel ruolo di Claudio – premio UBU 1998 per il migliore spettacolo), Zio Vanja di A. Cecov, L’apparenza inganna di T. Bernhard accanto a Sandro Lombardi (nel ruolo di Robert – premio UBU 2000 per la migliore regia) e Gli uccelli di Aristofane (nel ruolo di Upupa)

Nel 2002 ottiene il premio UBU come migliore attore non protagonista per lo spettacolo L’Ambleto di Giovanni Testori (nel doppio ruolo di Arlungo e Polonio), nella messa in scena di Sandro Lombardi e federico Tiezzi.

Nel 1999 fonda a Firenze con la cantante Francesca Della Monica la “Compagnia Verdastro Della Monica” con la quale realizza spettacoli e corsi di formazione teatrale. Tra gli spettacoli: De Profundis – una ballata per Oscar Wilde di M.Verdastro e Luca Scarlini; La strada verso Colono da Sofocle e Elsa Morante, frutto di un laboratorio teatrale svoltosi in Sicilia nel Comune di San Giuseppe Jato nato in collaborazione con l’Ente Teatrale Italiano; Molly B e le rose di Gibilterra concerto spettacolo interpretato da F. Della Monica su musiche originali di Riccardo Vaglini, regia di M. Verdastro; SuperElioGabbaret – bestiario romano di M. Verdastro e L. Scarlini in collaborazione con Galleria Toledo di Napoli; Cantos – omaggio a Ezra Pound concerto spettacolo, in collaborazione con Fondazione Pontedera Teatro; Nel vostro fiato son le mie parole da “Le Rime” di Michelangelo Buonarroti, lettura spettacolo in collaborazione con “Esplorazioni”; Eros e Priapo di Carlo Emilio Gadda, regia di Roberto Bacci e M. Verdastro in coproduzione con Fondazione Pontedera Teatro.

Nel 2005 cura la pubblicazione del libro Teatro Madre di Nino Gennaro per “Editoria e Spettacolo”

Premio ETI – Olimpici del teatro 2007 come migliore attore non protagonista per l’interpretazione di Upupa ne Gli Uccelli di Aristofane, regia di Federico Tiezzi