Non c’è più il futuro di una volta

di Aicardi, Formicola, Pistarino, Freyrie

 

con ZUZZURRO & GASPARE

 

ideazione scenica e costumi Pamela Aicardi

musiche Los Chitarones, Lorenzo Arco

foto di Valentino Gallai

 

regia Andrea Brambilla

 

a.ArtistiAssociati

 

E se pensare al futuro, per una volta, diventasse divertente? E se riuscissimo, in questo momento particolare, a riderci sopra, a dissacrarlo? Non sarebbe forse la formula migliore, la più ottimista, la più alternativa? Ottima idea, ottima soluzione. Ci hanno pensato i due funambolici folletti della risata Gaspare e Zuzzurro che da più di trent’anni leggono e rileggono la nostra quotidianità, la nostra società con stupore bambinesco e sarcasmo da filosofo.

Nasce così Non c’è più il futuro di una volta nuovo spettacolo del duo che attinge ovviamente a piene mani nelle tecniche consolidate e giocate del cabaret, aggiungendo il piglio personale, il ritmo serrato, il piacere della battuta, una lungimiranza da teatranti, da cittadini acuti ed osservatori, una comicità veloce e democratica ma anche il pensiero fine, la loro visione limpida e dissacrante. Insomma il proprio marchio di fabbrica, ridere, perché una risata si infiltra nei polmoni, nello stomaco prendendo la strada secondaria del pensiero, del vedere e del capire…

Non c’è più il futuro di una volta è una carrellata di comicità di situazione che attinge dal vero, da quello che ti brucia sulla pelle e che ti condiziona. Così lo spettacolo vira al sociale, denuncia a suo modo le incomprensioni tra i vecchi modelli e le nuove modalità: di vivere, di incontrarsi, di condividere, di invecchiare. Così nascono situazioni paradossali, terribilmente rivelatrici di miserie umane ma sempre con il sorriso.

Lo spettacolo vuol essere, tra una battuta e l’altra, una chiave, un suggerimento, una password (se dobbiamo dirlo, diciamolo) per adeguarsi, per imparare a stare al tempo per tenerci strette le nostre peculiarità umane, i nostri esilaranti difetti, i nostri stupefacenti pregi. E nell’anno di Darwin diamo all’uomo, anzi riprendiamoci, quel che è solo dell’uomo: se il pollice opponibile ce lo troviamo in mano non usiamolo solo per digitare tastini sempre più piccoli ma difendiamoci con il gesto ottimista per antonomasia “tutto ok, ce la facciamo, ce la faremo”… anche ad entrare in un terzo millennio pieno di insidie, pieno di strani aggeggi, pieno di personaggi allegorici, sì, ce la faremo raccontando nuove fiabe ai nostri bambini, aggiungendo nuovi sogni ai vecchi ideali. Perchè non entrarci è impossibile ma lo faremo a modo nostro: ridendoci sopra e tutto sembrerà più leggero, possibile, sopportabile!