“Palabanda” di Luciano Marrocu a San Gavino per la Stagione del CeDAC (al posto di “Due donne che ballano”)

 

CeDAC

XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo

Questa è la nostra Stagione

Stagione di Prosa 2013/2014

EN ATTENDANT… SA DIE DE SA SARDIGNA

Palabanda 3 small

Miele Amaro/ il Circolo dei Lettori

in collaborazione con Il Crogiuolo e Teatro d’Inverno

Palabanda

un’azione teatrale di Luciano Marrocu

domenica 27 aprile 2014 – ore 21/ / SAN GAVINO MONREALE – Teatro Comunale

Tra verità e invenzione, la “congiura” cagliaritana del 1812 rivive sul palcoscenico con “Palabanda”, originale azione teatrale firmata dallo storico e scrittore Luciano Marrocu, in cartellone domenica 27 aprile alle 21 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale per la Stagione di Prosa 2013-14 del CeDAC (nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo).

La pièce – incentrata sulla figura dell’avvocato Salvatore Cadeddu, anima dell’insurrezione e come gli altri vittima della repressione (fu condannato a morte e giustiziato, il corpo venne bruciato e le ceneri sparse nel vento; vi furono altre sei condanne alla pena capitale, di cui quattro in contumacia; e per gli altri carcere a vita e lavori forzati) – è costruita come una sequenza di quadri, frammenti narrativi e inserti cinematografici, sulla colonna sonora originale di Alessandro Muroni.

Palabanda” – nella mise en scène curata da Rita Atzeri per Miele Amaro (in collaborazione con Il Crogiuolo e Teatro d’Inverno), con la partecipazione straordinaria dello stesso Luciano Marrocu, accanto agli attori Franco Siddi, Fausto Siddi, Rita Atzeri, Marcello Armellino, Vincenzo De Rosa e Pier Paolo Frigau – anticipa idealmente la celebrazione de Sa Die de sa Sardigna rievocando una pagina significativa dei moti rivoluzionari in Sardegna.

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Dopo “Palabanda” (che sostituisce l’annunciato “Due donne che ballano” di Josep Maria Benet i Jornet, annullato per cause di forza maggiore) il sipario della Stagione di San Gavino Monreale si chiuderà, martedì 6 maggio, su un capolavoro del Novecento: “La coscienza di Zeno”di Italo Svevo nella trasposizione di Tullio Kezich, con un convincente Giuseppe Pambieri nel ruolo del protagonista, per la regia di Maurizio Scaparro

COMUNICATO del 25.04.2014

Viaggio nella storia dell’Isola con “Palabanda”, la pièce multimediale ispirata alla nota “congiura” di intellettuali, borghesi e artigiani cagliaritani contro le vessazioni della corte, in cartellone domenica 27 aprile alle 21 (alla vigilia de Sa Die de sa Sardigna) al Teatro Comunale di San Gavino Monreale per la Stagione di Prosa 2013-14 del CeDAC, nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo. 

NB. (Lo spettacolo sostituisce il già annunciato “Due donne che ballano” di Josep Maria Benet i Jornet, annullato per cause di forza maggiore)

Parole, note e visioni s’intrecciano nella mise en scène curata da Rita Atzeri per Miele Amaro (in collaborazione con Il Crogiuolo e Teatro d’Inverno) dell’originale azione teatrale firmata dallo storico e scrittore Luciano Marrocu in cui la ricostruzione degli eventi – sulla base di fonti e documenti – affiora attraverso dialoghi immaginari tra i protagonisti dell’insurrezione e familiari e amici. Verità e invenzione per restituire la temperie politica e culturale in cui prese forma l’idea della rivolta, che vide tra i suoi massimi fautori l’avvocato Salvatore Cadeddu, proprietario del giardino in località Palabanda dove si riunivano i “congiurati”: tra di essi, oltre ai figli di Cadeddu, Gaetano e Luigi e il di lui fratello Giovanni, spiccano Giuseppe Zedda, docente nella facoltà di Legge; gli avvocati Francesco Garau e Antonio Massa; il sacerdote Gavino Muroni ed altri insigni professionisti di Cagliari, accanto al conciatore di pelli Raimondo Sorgia, al sarto Giovanni Putzolu, il pescatore Ignazio Fanni e il panettiere Giacomo Floris.

Nel cast di “Palabanda” gli attori Franco Siddi, Fausto Siddi, Rita Atzeri, Marcello Armellino, Vincenzo De Rosa e Pier Paolo Frigau – con la partecipazione straordinaria dello stesso Luciano Marrocu, una delle due voci narranti del testo che propongono letture diverse, complementari e a tratti opposte della vicenda. Pensato come un racconto per quadri – con passaggi esplicativi che fungono da raccordo, e da cornice per le varie scene – lo spettacolo è impreziosito dalle immagini di Andrea Lotta, vere e proprie sequenze filmiche che svelano antefatti, e pensieri e sentimenti dei protagonisti, e in un gioco di rimandi metateatrali, il desiderio d’esser messi in scena – come nei “Sei personaggi” di Pirandello – che è poi l’urgenza del raccontare e del raccontarsi. Le musiche originali di Alessandro Muroni – eseguite dal vivo dallo stesso Muroni(pianoforte) con Lanfranco Olivieri (contrabbasso) e Stefano Salis (percussioni) – accompagnano e scandiscono l’azione, disegnano atmosfere, evocano un’epoca non troppo remota (con chiari rimandi al presente).

Teatro e cinema s’intrecciano a più livelli nel progetto (che vede in prima fila Miele Amaro/ il Circolo dei Lettori insieme alle compagnie Il Crogiuolo e Teatro d’Inverno): dopo la mise en scène teatrale – il debutto in anteprima sabato 26 aprile alle 21 al MiniMax di Cagliari, poi l’allestimento en plein air in Piazza Palazzo a Cagliari domenica 27 aprile alle 10 del mattino e ancora domenica 27 aprile ma alle 21 sul palco del Teatro Comunale di San Gavino Montreale nell’ambito della Stagione del CeDAC “aspettando Sa Die de sa Sardigna” (e infine martedì 29 aprile l’ultima replica al Teatro Garau di Oristano) – “Palabanda” diventerà un film per la regia di Andrea Lotta (distribuito in DVD).

Palabanda”è un’intrigante opera multimediale in chiave di docufiction: l’azione teatrale si articola in tre quadri che corrispondono a tre momenti significativi della congiura – il prima e il dopo, e la memoria dei fatti – e proprio le conversazioni inventate permettono di definire, attraverso l’arte del teatro e la forza delle parole, il carattere dei personaggi, i loro stati d’animo, gli ideali e le contraddizioni, i dubbi e i (purtroppo giustificati) timori. La pièce è quindi un’occasione per riflettere sul senso e sugli esiti delle rivoluzioni, sia quelle di matrice – almeno inizialmente – elitaria che quelle più popolari; sui valori della democrazia e i principi di libertà, eguaglianza, e fratellanza della Rivoluzione francese, che si diffusero in tutta l’Europa.

La storia della “congiura” di Palabanda diventa spunto per un affresco del Regno di Sardegna nel primo Ottocento, sotto i Savoia – con questioni e problematiche di sconcertante attualità, come il costo degli apparati governativi e amministrativi, che si aggrava proprio in tempi di crisi – e sulla dialettica fra passato, presente e futuro, sull’identità e il concetto di nazione, le ingiustizie sociali, i diritti civili e la dignità degli oppressi.

La terribile carestia – divenuta proverbiale come “su famini de s’annu doxi” aggravata dalla presenza nell’isola delle due corti del re e de viceré – fu forse la causa scatenante di un malcontento diffuso, cui i partecipanti all’estremo tentativo d’insurrezione, passato alla storia come “congiura di Palabanda” pensarono di porre fine espugnando la roccaforte di Castello per arrestare Giacomo Pes di Villamarina, comandante militare della città, ed espellere i pubblici funzionari e i rappresentanti della corte il cui costo gravava sulle popolazioni già duramente provate, rischiando di portare la Sardegna alla rovina.

Tra delazioni, indecisioni e errori, il piano temerario di occupare le porte di Stampace e Villanova, per poi entrare alla Marina dalla porta di Sant’Agostino, e da lì arrivare a Castello per compier l’impresa – nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 1812 fu facilmente sventato (appresa la notizia, l’avvocato del fisco Raimondo Garau informò il il re ed il colonnello Villamarina, e furono così allertati i soldati). Trovandosi dinanzi le pattuglie dell’esercito, i rivoluzionari rinunciarono all’azione. La macchina della repressione si mise subito in moto: Raimondo Sorgia e Giovanni Putzolu furono arrestati, condannati a morte e impiccati; analoga sorte per Salvatore Cadeddu, che si era rifugiato nel Sulcis, sul Golfo di Palmas: catturato, condotto a Cagliari e arrestato, con l’accusa di essere “uno dei capi e principali autori dell’insurrezione” fu processato e condannato a morte per sentenza della regia delegazione e impiccato il 2 settembre del 1813 (poi il suo corpo venne dato alle fiamme e le ceneri sparse nel vento).

Gaetano Cadeddu, Ignazio Fanni, Giuseppe Zedda e Francesco Garau furono condannati a morte in contumacia; condannati all’ergastolo, Giovanni Cadeddu e Antonio Massa morirono in carcere; Luigi Cadeddu fu condannato a vent’anni di carcere mentre Giacomo Floris e Pasquale Fanni furono condannati al remo a vita. Gli altri furono esiliati o banditi; solo Efisio Cadeddu, il figlio più piccolo di Salvatore Cadeddu non subì condanne a causa della giovane età.

Palabanda” rappresenta il sogno rivoluzionario e i preparativi dell’insurrezione; poi il fallimento della “congiura” e la minaccia della repressione; infine in una notte d’ebbrezza la confessione di un amore che richiama alla memoria tutti i protagonisti della vicenda.

Focus su Salvatore Cadeddu, quindi, e sulla sua famiglia, e in particolare il figlio Gaetano – compresa la fill’e anima Efisia (nome emblematico), incarnazione di una femme savante ed eroina romantica nella Sardegna del primo Ottocento – e poi sul sacerdote Don Muroni e su Don Lollotto, un nobile rivoluzionario per caso – o meglio per passione (di una donna).

Sullo schermo antefatti (e pensieri ed emozioni) completano e spiegano l’azione, e quel che cinema e teatro non possono mostrare – comprese le torture e le uccisioni, e soprattutto quel clima di paura e repressione – vien detto a parole; e come si sa nessun effetto speciale può essere più potente della fantasia. Una storia di ieri che insegna – ancora una volta – quanto sia preziosa la libertà.

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Dopo la storia dell’isola in scena con “Palabanda”, il prossimo (e ultimo) appuntamento con la Stagione del CeDAC (nell’ambito del XXXIV Circuito Teatrale Regionale Sardo) al Teatro Comunale di San Gavino sarà martedì 6 maggio alle 21, con“La coscienza di Zeno”di Tullio Kezich, dall’omonimo romanzo di Italo Svevo nell’allestimento del Teatro Carcano di Milano: in scena un convincente Giuseppe Pambieri nel ruolo del protagonista, accanto a un affiatato (e numeroso) cast, per la regia di Maurizio Scaparro.

INFO & PREZZI

SAN GAVINO MONREALE

Biglietti

intero €14 – ridotto €12

gruppi di 10 persone (associazioni) 11€

info: tel: 3404041567

per l’Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:

Anna Brotzu – cell. 328.6923069 – cedac.uffstampa@gmail.com

SCHEDA DELLO SPETTACOLO

Palabanda 3 small

Miele Amaro/ il Circolo dei Lettori
in collaborazione con Il Crogiuolo e Teatro d’Inverno
e con il sostegno di Immagine in linea 2

Palabanda

un’azione teatrale di Luciano Marrocu

con Franco Siddi, Fausto Siddi, Rita Atzeri,
Marcello Armellino, Vincenzo De Rosa e Pier Paolo Frigau

e con Alessandro Muroni (pianoforte)

Lanfranco Olivieri (contrabbasso)

Stefano Salis (percussioni)

e con la partecipazione straordinaria dello storico Luciano Marrocu

musiche Alessandro Muroni

regia cinematografica Andrea Lotta

regia Rita Atzeri

Cagliari 1812: un gruppo di cittadini democratici tenta un’azione insurrezionale volta a rovesciare la Corona. È la congiura di Palabanda.

Lo spettacolo

Palabanda è una azione teatrale incentrata su tre quadri animati da personaggi, alcuni storici altri di fantasia, collegati al tentativo insurrezionale – la “congiura” nella tradizione – di Palabanda. Negli ultimi mesi del 1812 un gruppo di democratici cagliaritani, più esattamente del quartiere di Stampace, tentarono un’azione insurrezionale volta probabilmente a rovesciare la Corona, che ancora in quegli anni aveva sede a Cagliari. L’azione, si può dire, fallì ancora prima di iniziare e fu seguita da capillare repressione che ebbe il suo acme, l’anno successivo, nella condanna a morte, eseguita, del capo della “congiura”, Salvatore Cadeddu.

Nella casa di costui, a Palabanda, un angolo del quartiere di Stampace, si erano svolte le riunioni preparatorie della “congiura” e in questa casa viene messo in scena il primo dei dialoghi teatrali, del tutto immaginari, che si svolge pochi mesi prima della “congiura” e vede intervenire, insieme a Salvatore Cadeddu, alcuni suoi familiari e amici.

Anche il secondo dialogo teatrale, vede in scena Salvatore Cadeddu, a confronto col quale vediamo una sua “figlia d’anima”, Efisia e il figlio Gaetano. L’azione si svolge nel gennaio del 1813, pochi mesi dopo il fallimento della “congiura” e pochi mesi prima della cattura di Cadeddu. Si tratta di una riflessione sul fatto che le rivoluzioni vanno quasi sempre storte.

Del terzo quadro teatrale, che si svolge circa vent’anni dopo i fatti principali, è protagonista Don Lollotto, un modesto nobilotto quartese attratto suo malgrado nella cerchia rivoluzionaria dal suo amore per Efisia, femme savante ed eroina romantica della Cagliari di primo Ottocento. Don Lollotto, forse ubriaco, confessa al servo Basilio il suo amore per Efisia.

Ognuno dei tre quadri è preceduto dall’intervento di due voci narranti. La prima è quella di uno storico, o sedicente tale, che contestualizza storicamente, forse in modo capzioso, il dialogo teatrale. La seconda voce, più indeterminata e sfuggente, ci introduce ai personaggi e al loro mondo morale.

Luciano Marrocu

Note di regia

Il bel testo di Luciano Marrocu offre dei protagonisti di quella che è ricordata come la “congiura” di Palabanda un affresco così vivido da renderli personaggi vivaci e brillanti, con cui interpreti e pubblico hanno piacere di intrattenersi.

L’allestimento sfrutta le capacità comunicative del teatro e del video per far avvicinare la platea al tema trattato. Teatro e video vengono utilizzati come codici espressivi, dialoganti tra di loro: la presenza dell’autore in scena, citando i “Sei personaggi in cerca d’autore” è disturbata, in video, dal servo muto, che vorrebbe ricevere un ruolo più importante dal suo autore. Sempre ai video è affidato il compito di mostrare gli antefatti delle scene teatrali. Un intervento di circa un’ora, un brillante spettacolo che invita alla riflessione, lontano dalle enfatiche e vuote celebrazioni di maniera.

Rita Atzeri

L’autore

Luciano Marrocu (Cagliari, 1948) è uno storico e scrittore italiano.

Allievo di Paolo Spriano e Giuliano Procacci, dopo aver insegnato all’Università La Sapienza di Roma, attualmente è docente di Storia contemporanea all’Università di Cagliari.

È autore di numerosi saggi sul pensiero fabiano, sul movimento operaio inglese e sulla Sardegna contemporanea. Tra i suoi lavori, si ricordano: Laburismo e trade unions (1981), Il modello laburista (1985), l’Introduzione alla prima traduzione italiana dei Saggi fabiani (1990) e la pregevole biografia di Beatrice Webb, Il salotto della signora Webb (1992). È stato tra i curatori dell’Enciclopedia della Sinistra europea (2000).

Ha scritto, inoltre, La perdita del regno con Manlio Brigaglia (1995) e il saggio Il ventennio fascista per il volume dedicato alla Sardegna della Storia d’Italia Einaudi (1998).

Del 2009 è la biografia dedicata allo scrittore e giornalista britannico George Orwell, Orwell. La solitudine di uno scrittore (Della Porta Editori).

Nel 2000 esordisce come narratore con il romanzo Fàulas, con cui inaugura la serie d’indagini condotte da Luciano Serra ed Eupremio Carruezzo, ispettori della polizia fascista durante il Ventennio; protagonisti anche dei successivi romanzi, tradotti anche all’estero: Debrà Libanos (2002), Scarpe rosse e tacchi a spillo (2004), Il caso del croato morto ucciso (2010), Farouk (2011) e Affari riservati (2013).

Insieme a Giulio Angioni, Flavio Soriga e Giorgio Todde è fondatore del Festival di Gavoi – L’isola delle storie.

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