Passaggio in India

di Santha Rama Rau

dal romanzo di Edward Morgan Forster

Teatro Metastasio Stabile della Toscana

Compagnia Sandro Lombardi

traduzione di Sandro Lombardi
drammaturgia Sandro Lombardi e Federico Tiezzi

scene Francesco Calcagnini
costumi Giovanna Buzzi
luci Roberto Innocenti
foto di scena Marcello Norbert

con (in ordine di apparizione)
Sandro Lombardi, Graziano Piazza, Giulia Lazzaroni
Debora Zuin, Massimo Verdastro,Giovanni Franzoni,
Sandro Mabellini, Silvio Castiglioni, Daniele Bonaiuti,
Ciro Masella, Fabricio Christian Amansi,
Andrea Carabelli, Aleksandar Karlic

regia
Federico Tiezzi

Mai rappresentato in Italia fino a oggi, Passaggio in India è l’adattamento teatrale compiuto da Santha Rama Rau alla fine degli anni Cinquanta dell’omonimo romanzo di Forster, risalente al 1924. Con questo titolo, Federico Tiezzi torna a uno dei suoi autori prediletti, dopo aver realizzato, proprio di questo romanzo, una serie di letture radiofoniche alcuni anni addietro.

Il romanzo di Forster segue le vicende di due donne inglesi, negli anni venti, che visitano l’India nella speranza di capirne gli usi e le complesse tradizioni: la loro amicizia con un giovane medico musulmano sarà la chiave dell’India… Sullo sfondo della modesta città di Chandrapore e della vita dei funzionari inglesi in India, Forster “mette in scena” le due opposte e complementari tensioni del medico Aziz e della ragazza inglese Adela Quested verso i rispettivi ambienti. Animati entrambi dalle migliori intenzioni, ma sfavoriti dai pregiudizi dei loro mondi, i due non riusciranno mai a incontrarsi veramente.

Il conflitto tra due società costrette a convivere nel clima alienato del colonialismo è colto da Forster con ironia e finezza di sentimenti profonda. La parabola è più che mai attuale oggi, in un tempo in cui, sempre più, tutti ci troviamo a convivere e a doverci confrontare con tradizioni e culture diverse dalla nostra.

Il centro drammatico dell’opera consiste in una gita alle grotte Marabar. Una volta dentro, al buio, in un calore soffocante, sola con Aziz, Adela si convince di aver subìto un’aggressione sessuale. Aziz viene accusato, imprigionato e infine processato. Durante il processo, Adela si rende conto che è stato tutto una sorta di allucinazione. Ritira l’accusa, nella disapprovazione generale degli inglesi, che la abbandonano a se stessa.

Il fatto contingente non è solo un’invenzione narrativa di grande efficacia, è anche simbolo di una vicenda interiore, a sua volta metafora di due visioni della vita. Da una parte la convenzione e dall’altra la libertà, da una parte l’intelletto dall’altra il cuore (ragione e sentimento?). L’urto di due mondi morali, messi a fuoco anche geograficamente e sociologicamente, oltre che psicologicamente, si conclude non con una ritrovata armonia ma col fallimento degli incontri: resta da parte di tutti un impetuoso sforzo per conoscere l’altrui sconosciuta identità: spirituale, morale, fisica, sociale.