Peter Pan

di James Matthew Barrie

Cerchio di Gesso

drammaturgia e regia
Simona Gonella

con
Carlo Loiudice, Mariantonietta Mennuni,
Ruggiero Valentini

scene e costumi Ruggiero Valentini
luci Antonio Lepore

Peter Pan è ormai entrato a buon diritto nella schiera degli eroi senza tempo. La sua storia la conosciamo un po’ tutti ed è una di quelle che non ci stanchiamo mai di sentire.

Le sue avventure ci appartengono, perché a tutti i bambini di tutto il mondo è capitato di volare sui tetti di una città o di vivere su un’isola che non c’è, fatta dei loro giochi ad animata di pirati, fate, sirene e quant’altro l’immaginazione riesca ad inventare. Ora tocca al Teatro raccontarla ancora una volta.

In scena tre attori, che come gli antichi cantastorie viaggiano con il loro vecchio “carretto” (un apecar di lontana memoria) e si portano appresso tutto il necessario per costruire i diversi ambienti della storia e si trasformano in Wendy, Uncino e Spugna e Peter, ovviamente.

Arrivano in Teatro proprio quel giorno e proprio a quell’ora di fronte ad una platea di bambini perché con loro e per loro voglio fare rivivere le avventure del piccolo bambino che non voleva crescere.

Perché al di là di tutte le analisi sul personaggio – usato spesso come metafora per gli adulti che non vogliono crescere – Peter Pan è e resta soprattutto un bambino. Ed è ai bambini come lui che gli attori vogliono parlare, per loro vogliono “cantare” le sue gesta eroiche, per loro che adulti ancora non sono e per i quali Peter può diventare un compagno di giochi, un amico con cui condividere le ansie e le gioie di un presente fatto di immaginazione e stupore e di un futuro ancora tutto da costruire.

Alla fine saranno pronti a ripartire per un altro Teatro, un altro incontro con altri bambini, lasciando nell’aria la presenza magica della leggenda di Peter Pan.