"Servo di Scena" illumina di prosa il Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione del CeDAC

CeDAC
XXXIII Circuito Teatrale Regionale Sardo
M”ILLUMINO di PROSA
stagione 2012-2013
CTB – Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati
Servo di Scena
di Ronald Harwood
con Franco Branciaroli e Tommaso Cardarelli
CAGLIARI/ Teatro Massimo
da mercoledì 3 a domenica 7 aprile 2013
(da mercoledì a sabato alle 20.45, domenica alle 19 e giovedì anche la pomeridiana alle 17)
Debutta nell”Isola – dal 3 al 7 aprile al Teatro Massimo di Cagliari per “M”Illumino di Prosa”/ la stagione 2012-13 del CeDAC – “Servo di Scena” di Ronald Harwood, un classico del Novecento (già trasportato sul grande schermo da Peter Yates) nella mise en scène di CTB–Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati per la regia di Franco Branciaroli, protagonista sotto i riflettori (nel ruolo emblematico del grande attore e capocomico Sir) insieme a Tommaso Cardarelli, per un avvincente e coinvolgente affresco del mondo del teatro
COMUNICATO dell”01.04.2013
Raffinato racconto metateatrale, “Servo di Scena” di Ronald Harwood  – in cartellone  al Teatro Massimo di Cagliari da mercoledì 3 fino a domenica 7 aprile (da mercoledì a sabato alle 20.45, domenica alle 19 e giovedì anche la pomeridiana alle 17) per “M”Illumino di Prosa”/ la stagione 2012-13 del CeDAC -segna l”atteso ritorno nell”Isola di un artista eclettico, dallo straordinario talento istrionico e carisma da “matt-at(t)ore”, come Franco Branciaroli.
Protagonista sul palco (nei panni di un grande interprete della scena inglese, un non meglio identificato “Sir”, sullo sfondo di un”Europa in guerra, nella Londra ferita dai bombardamenti, in cui ferve più che mai la vita culturale e mondana) accanto a un convincente Tommaso Cardarelli nel ruolo del fido assistente o “servo di scena”, Branciaroli firma la regia della pièce, un vero “classico” del Novecento nonché dichiarato atto d”amore per il teatro, nell”allestimento di CTB–Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati. Completano il cast (in ordine di apparizione) Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza e Valentina Violo, mentre scene e costumi con la cifra preziosa di Margherita Palli e il disegno luci di Gigi Saccomandi restituiscono atmosfere e suggestioni in questo viaggio dietro le quinte, tra la vita segreta nei camerini e la catartica metamorfosi nella magia del palcoscenico.
“Servo di Scena” di Harwood descrive nei dettagli quell”universo denso di passioni e contraddizioni oltre il sipario, tra istintive simpatie e antipatie, feroci rivalità e rigide gerarchie che rispondono ai meccanismi del successo; mostra la realtà quotidiana di una compagnia, tra tournée, amori e vanità, che svanisce all”accendersi dei riflettori, per lasciare il posto alla commedia o al dramma che si recita sulla scena, ai personaggi di una storia inventata e affidata ai versi immortali di autori come Shakespeare. Il contrasto tra le miserie umane e lo splendore sulla scena fa da contrappunto all”immagine di una Londra che resiste con eleganza tutta britannica agli attacchi aerei nemici ostentando una coraggiosa vitalità e vivacità culturale: ristoranti e pubs, come i mitici ed esclusivi clubs non chiudono i battenti, e così i teatri; le compagnie recitano le loro pièces e il pubblico applaude anche sotto le bombe, in una voluta e tenacemente perseguita  “normalità” nonostante la guerra.
I pericoli e i disagi non fermano neppure gli artisti: le tournées proseguono, il sipario si apre ogni sera e la necessità di andare in scena, di offrire al pubblico la distrazione dalle ansie della quotidianità con l”ironia della commedia e la catarsi della tragedia fa sì che le difficoltà pratiche dell”allestimento, le prove e gli esercizi di memoria, l”equilibrio del cast e la qualità della rappresentazione facciano dimenticare la paura. La vera realtà diventa quella del palcoscenico e degli applausi: la parabola del successo, con i trionfi e le inevitabili défaillances, e l”esigenza di affascinare e conquistare l”attenzione delle platee ogni sera diverse, più o meno avvertite e sensibili, sono il fulcro della commedia dolceamara di Harwood, che offre uno spaccato delle dinamiche interne di una compagnia teatrale, tra l”ansia e la frenesia prima del debutto, talenti ancora da scoprire e segrete ambizioni.
La mise en scène del “Re Lear” di Shakespeare in una Londra Anni Quaranta diventa così l”occasione per una riflessione sul senso del teatro da un punto di vista privilegiato, quello del “servo di scena”, ovvero l”assistente di “Sir”, primo attore e capocomico della compagnia: con lo stile brillante della commedia, lo spettacolo svela la duplice solitudine del grande artista all”apice della carriera e ancor più davanti alle ultime battute del copione dell”esistenza, ma anche di chi ha messo la propria vita al servizio dell”arte e dell”innegabile carisma del maestro. La grazia scintillante e l”incisività dei dialoghi mette a nudo l”uomo dietro la maschera, mostra la fragilità e le debolezze ma anche la passione e l”impegno, la tecnica e lo studio al servizio del talento, l”impeccabile professionalità del misterioso “Sir” e dei suoi compagni di viaggio.
La pièce di Ronald Harwood (da cui è stato tratto anche il celebre film di Peter Yates, su sceneggiatura dello stesso Harwood, con Albert Finney e Tom Courtenay) offre una giostra di situazioni, equivoci, piccoli e grandi drammi da backstage, per culminare nell”inatteso “canto del cigno” di quell”ineffabile “Sir”, ennesima prova dell”incomunicabilità tra due mondi, suggello della sua grandezza e del suo egocentrismo, specchio di un”arte immortale ma anche fragile fondata sul carisma, sul talento e la bravura ma soggetta alle mode e alla volubilità del pubblico.
INCONTRO CON GLI ARTISTI. Ultimo appuntamento con “Oltre la scena – gli attori raccontano” venerdì 5 aprile alle 17.30 alla MEM/ Mediateca del Mediterraneo di Cagliari: Franco Branciaroli e Tommaso Cardarelli insieme alla compagnia racconteranno la loro mise en scène di “Servo di Scena” di Ronald Harwood, tra ispirazione e aneddoti di una vita dietro le quinte, e tecniche e segreti del mestiere dell”attore fra teatro e cinema nell”incontro con il pubblico coordinato dal giornalista Gianfranco Capitta. (ingresso libero)
per l”Ufficio Stampa del CeDAC/ Sardegna:
Anna Brotzu – cell. 328.6923069 – cedac.uffstampa@gmail.com
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CeDAC
XXXIII Circuito Teatrale Regionale Sardo
M”ILLUMINO di PROSA
stagione 2012-2013
CTB – Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati
Servo di Scena
di Ronald Harwood
con Franco Branciaroli e Tommaso Cardarelli
CAGLIARI/ Teatro Massimo
da mercoledì 3 a domenica 7 aprile 2013
(da mercoledì a sabato alle 20.45, domenica alle 19 e giovedì anche la pomeridiana alle 17)
orari e turni
mercoledì 3 aprile 2013 – ore 20.45 / Turno A
giovedì 4 aprile 2013 – ore 17.00 / Turno P
giovedì 4 aprile 2013 – ore 20.45 / Turno B
venerdì 5 aprile 2013 – ore 20.45 / Turno C
sabato 6 aprile  2013 – ore 20.45 / Turno D
domenica 7 aprile  2013 – ore 19.00 / Turno E
INCONTRO CON GLI ARTISTI.
Per  “Oltre la scena – gli attori raccontano”  venerdì 5 aprile alle 17.30 alla MEM/ Mediateca del Mediterraneo di Cagliari, Franco Branciaroli e Tommaso Cardarelli e la compagnia racconteranno la loro mise en scène di “Servo di Scena” di Ronald Harwood, tra ispirazione e aneddoti di una vita dietro le quinte, e tecniche e segreti del mestiere dell”attore – fra teatro e cinema – nell”incontro con il pubblico coordinato dal giornalista Gianfranco Capitta. (ingresso libero)
INFO & BIGLIETTI
Biglietti:
Serali (Turni A / B / C / D / E)
primo settore intero  € 30  /  ridotto  € 24
secondo settore intero  € 25  /  ridotto  € 19
loggione intero  € 15  /  ridotto  € 10
Pomeridiane
Turno P intero  € 16  /  ridotto  € 12
Riduzioni per under 25/  over 65 – Convenzione ERSU  per gli studenti universitari
Per informazioni: Infopoint e Biglietteria del Teatro Massimo di Cagliari, tel. 39 345.4894565 – biglietteria@cedacsardegna.it – www.cedacsardegna.it
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CTB – Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati
Servo di Scena
di Ronald Harwood
Traduzione di Masolino D’Amico
con Franco Branciaroli e Tommaso Cardarelli
e con (in o.a.) Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Valentina Violo
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
regia Franco Branciaroli
Metafora straordinaria dell’arte del teatro e del mestiere dell’attore, “Servo di Scena” di Ronald Harwood coglie gli ultimi istanti di una splendida parabola esistenziale, le pagine finali del libro della vita di un grande capocomico, tra la magia del palcoscenico e la nuda realtà del quotidiano, sullo sfondo dell’Europa in guerra. Ritratto di un artista (da vecchio) consumato dagli anni e dalla fatica delle tournées, quando la memoria sembra pronta a tradire, la mente si confonde ma la passione rimane e sotto le rughe, il trucco e i costumi arde il sacro fuoco della recitazione: come ogni sera la metamorfosi si compie e si recita il dramma, in un trionfo di applausi. Mistero dell’arte ma anche della dedizione dell’assistente del maestro, il “servo di scena” che dà il titolo alla pièce – e al film cult firmato da Peter Yates, con Albert Finney e Tom Courtenay (cinque nominations agli Oscar e Orso d’argento per Albert Finney al Festival di Berlino).
Lo spettacolo
Omaggio ironico e appassionato al teatro e alla sua gente, in perfetto stile british, il testo sembra tagliato su misura sulla figura di un artista di grande carisma come Franco Branciaroli, che sceglie di dirigerlo e interpretarlo per la scena.
È il 1940: pur devastata dai bombardamenti nazisti, Londra riesce a conservare l’aplomb che l’ha sempre contraddistinta. Come racconta Evelyn Waugh, il grande testimone di quegli anni, la vita procede meglio che può: pub There is lots of discussion dedicated to the choice to go native for that Curler best casino online design. e ristoranti lavorano finché una bomba non li distrugge, i circoli e i club non variano nemmeno gli orari di apertura e di chiusura. Anche il teatro continua a vivere, a dispetto della stupidità che sembra sul punto di conquistare il mondo. Shakespeare diviene il profeta di un intero popolo e il teatro il suo tempio.
“Servo di Scena” racconta la storia di una di queste compagnie eroiche e spericolate e del suo vecchio capocomico, un non meglio identificato Sir, attore shakespeariano un tempo osannato dalle folle e dalla critica e che ormai sopravvive soltanto grazie alle cure e alle attenzioni costanti del suo umile servo di scena. Colpito da malore proprio alla vigilia della prima del Re Lear, Sir sembra sul punto di dare forfait: sarebbe la prima volta nella sua onorata, lunghissima carriera. Ma Norman, il suo fedele servo di scena non concepisce che non si possa andare in scena: magari morti, ma gli spettatori hanno pagato il biglietto e hanno diritto allo spettacolo. Sir è messo male: non solo ha dimenticato quasi tutte le battute del testo, ma ha dimenticato perfino quale testo dev’essere rappresentato. Comincia a vestirsi da Otello, poi si mette a recitare il Macbeth. Se la prende con la moglie, Milady, una Cordelia decisamente troppo grassa e si lamenta dell’ennesimo bombardamento nazista, che scambia per l’effetto-temporale giunto, però, troppo presto. Dopo numerosi esilaranti contrattempi, Sir si sente di nuovo male e, al termine dello spettacolo, mentre gli altri attori (compresa sua moglie) se ne vanno a casa, solo il buon Norman, il servo di scena, lo assiste. Sir, sentendo di essere in punto di morte, gli consegna la propria autobiografia, una specie di testamento spirituale in cui ringrazia tutti i membri della sua compagnia, lodandoli uno per uno, dal primo all’ultimo, tranne – guarda caso – proprio il suo servo di scena.
Omaggio all’Inghilterra e a Shakespeare, lo spettacolo è soprattutto un inno al teatro, alla sua capacità di resistere in tempi difficili, alla sua insostituibilità. Nella figura del servo Norman trapela la ragione profonda della sua forza: il teatro è invincibile perché non ha padroni, non cerca ricompense, è invincibile perché la ragione profonda della sua esistenza sta nella sua gratuità.
L’autore
Nato a Città del Capo, in Sud Africa, Ronald Harwood appena diciassettenne si trasferisce a Londra per intraprendere la carriera di attore teatrale, entra far parte di un compagnia shakespeariana ma ben presto inizia a lavorare dietro le quinte come assistente di Sir Donald Wolfit. Una collaborazione estremamente proficua, che permetterà al futuro drammaturgo di scoprire dall’interno meccanismi e equilibri del microcosmo che ruota intorno al palcoscenico, i segreti, i riti e le tradizioni che caratterizzano l’ambiente dello spettacolo, e proprio da quelle esperienze Harwood trarrà spunto e materia per i suoi drammi. “Servo di Scena” (The Dresser) viene rappresentato con successo nel West End e Broadway – debutta nel 1980 in The Royal Exchange Theatre, poi al Queen”s Theatre a Londra  con Freddie Jones (Sir) e Tom Courtenay (Norman), ottenendo una nomination ai Laurence Olivier Awards; e sbarca al Brooks Atkinson Theatre di Broadway nel 1981, con 200 repliche (in scena Paul Rogers e Tom Courtenay) e nominations al Tony Award per la miglior opera e per il miglior attore (Tom Courtenay) nonché al Drama Desk Award for Outstanding Actor in a Play (Paul Rogers). Diventerà anche un film, “The Dresser” (con sceneggiatura dello stesso Harwood), per la regia di Peter Yates, con Albert Finney (Orso d’Argento a Berlino come miglior attore) e Tom Courtenay, già interprete delle versioni teatrali (il film avrà con cinque nominations agli Oscar, tra cui quella per la sceneggiatura).
Negli anni successivi , Ronald Harwood  continua a scrivere sia per il teatro che per il cinema e anche per la televisione, lavorando per registi come Mike Figgis e István Szabó. Nel 2003 vince il suo primo Oscar per la migliore sceneggiatura non originale per “Il pianista” di Roman Polanski, con il quale tornerà a lavorare nel 2005 in “Oliver Twist”.
Presidente dell’English Pen (Sindacato Scrittori Inglesi) dal 1990 al 1993 – e di quello internazionale dal 1993 al 1997, nel 1996 ha ricevuto il premio “Chevalier dans l’Ordre National des Arts et Lettres” e nel 2000 lo “Stefan Mitrov Ljubisa” per la Letteratura Europea. Nel 1999 è stato nominato C.B.E. nella “New Year’s Honour List”
Ha firmato la sceneggiatura  di film come “Being Julia – La diva Julia” di Szabó (dal romanzo di Somerset W. Maugham,), “Lo scafandro e la farfalla”  di Julian Schnabel, “L”amore ai tempi del colera” di Mike Newell (sulla falsariga del libro di Gabriel García Márquez), oltre all’epico-romantico “Australia” di Baz Luhrmann, e il recentissimo “Quartet” (tratto dall’omonima pièce di Harwood) che segna l’esordio alla regia di Dustin Hoffman.
Il regista
Istrionico e versatile interprete, Franco Branciaroli, fin dall’inizio della carriera ha rivelato le sue qualità di attore e successivamente di regista, preparato, attento e curioso, capace di spaziare nei ruoli e generi più diversi, trovando una propria personale chiave di lettura per mettere a nudo la verità dell’opera. La sua intensa e brillante carriera è costellata da incontri con artisti come Aldo Trionfo, Carmelo Bene e Luca Ronconi, e poi lo scrittore Giovanni Testori, con cui iniziò un importante sodalizio professionale e un ulteriore capitolo del suo percorso teatrale.
Formatosi alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, Franco Branciaroli debutta nel 1970, con il “Toller” di Tankred Dorst, per la regia di Patrice Chéreau. Trasferitosi nel capoluogo piemontese, viene diretto da Aldo Trionfo in diverse mises en scène al Teatro Stabile di Torino, finché con il “Gesù” di Carl Theodor Dreyer (1974) l’attore affronta il suo primo, vero ruolo da protagonista, riuscendo a farsi immediatamente notare per la sua particolare recitazione. La collaborazione con Trionfo dura diversi anni, fino all’allestimento di “Faust – Marlowe – Burlesque”, pièce scritta dallo stesso regista insieme a Lorenzo Salveti: sulla scena Branciaroli si alterna con Carmelo Bene nei ruoli di Faust e Mefistofele. Accanto a Bene, Branciaroli  torna sulle scene in “Romeo e Giulietta” e nella “Turandot” di Virginio Puecher, con Valentina Cortese. Negli anni successivi lavora con Luca Ronconi, Maurizio Scaparro e Luigi Squarzina che lo dirige in diverse opere teatrali per la RAI. Impostosi come attore sulle scene teatrali italiane, Branciaroli allestisce le sue prime regie: “La vita è sogno” di Pedro Calderón de la Barca, “Peer Gynt” e “Gli spettri” di Henrik Ibsen.
Dall’incontro con lo scrittore e drammaturgo milanese Giovanni Testori, negli anni ottanta, nasce un felice e intenso sodalizio artistico: Branciaroli interpreta diverse opere dell”autore milanese – per la regia dello stesso Testori (“Confiteor” nel 1986; “In Exitu”, “Verbò”, “Sfaust” nel 1989). Per mettere in scena i testi dello scrittore e drammaturgo milanese l’attore fonda la Compagnia degli Incamminati, con cui realizza quasi tutti i suoi spettacoli e partecipa a diverse edizioni del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione (“Assassinio nella Cattedrale” e un”imponente “Antigone”, di cui cura anche la regia nel 1991). La collaborazione tra i due  artisti continuerà fino alla morte di Testori, avvenuta nel 1993, in un feconda sinergia in cui si fondono istinto drammatico e senso del sacro.
Negli anni novanta la carriera teatrale di Branciaroli prosegue: nella stagione 91/92, diretto da Marco Sciaccaluga è protagonista del “Cirano di Bergerac” di Edmond Rostand, nel “Roberto Zucco” di Koltès, e interpreta Petruccio ne “La bisbetica domata” di William Shakespeare, in coppia con Mariangela Melato. Gianfranco De Bosio lo dirige ne “I due gemelli veneziani” di Carlo Goldoni, in cui interpreta il doppio ruolo di Tonino e Zanetto.
Nel 1993 inizia una collaborazione con il Teatro Romano di Verona per il quale mette in scena come regista e interprete “Re Lear”, “L”ispettore generale” di Gogol” (in una regia a due con Marco Sciaccaluga) e “La dodicesima notte”. Sempre a Verona viene diretto da Giancarlo Sepe nel “Macbeth”. Nel 1996 continua il suo lavoro sui personaggi shakespeariani, diretto da Gabriele Lavia nell”“Otello” e in quello stesso anno prende parte alla storica messa in scena della “Medea” di Euripide diretta da Luca Ronconi, nella quale Branciaroli vestiva gli abiti femminili della barbara e maga Medea. Lo spettacolo riscuote un notevole successo e l”opera viene rappresentata (per più di 200 repliche) nei teatri italiani.
Nel 2000 Franco Branciaroli riceve il Premio Ubu come migliore attore protagonista per lo spettacolo “La vita è sogno” diretto da Luca Ronconi.
Uomo di teatro a tutto tondo, Branciaroli appare di rado sul grande schermo: ha lavorato nel 1981 con Michelangelo Antonioni ne “Il Mistero di Oberwald” e con Tinto Brass in cinque lungometraggi, dal 1984 al 2001. Nel 2007 è stato diretto da Roberto Faenza nel film “I viceré”, accanto ad Alessandro Preziosi e Lando Buzzanca. Nel 2008 partecipa alla serie tv “I liceali” nel ruolo di Vittorio Rizzo, il padre di uno dei protagonisti. Sul grande schermo ritorna anche (nel 2007) in “Bianco e nero” di Cristina Comencini e “La donna della mia vita” di Luca Lucini (2010).
Nel 2008 è stato Re Claudio nell”“Amleto” di Shakespeare ancora accanto ad Alessandro Preziosi per la regia di Armando Pugliese, prima nazionale al Teatro Romano di Verona; successivamente ha interpretato un testo di Luca Doninelli all”interno dello spettacolo “L”Assedio delle Ceneri”, diretto da Roberto Paci Dalò e curato da Gabriele Frasca per il Napoli Teatro Festival.
Reduce da un nuovo doppio incontro con il mito nell’“Edipo re” di Sofocle diretto da Antonio  Calenda e poi l’“Ifigenia in Aulide” di Mircea Eliade, per la regia di Gianpiero Borgia, parallelamente Franco Branciaroli porta avanti una sua poetica, incentrata sull’arte dell’attore e l’eterno irrisolto gioco del doppio tra interprete e personaggio alle radici dell’arte teatrale, da regista con il suo Teatro de Gli Incamminati. Prendono forma spettacoli come “Dentro Medea”, dalla tragedia di Euripide, e un virtuosistico “Finale di partita” di Samuel Beckett, e poi uno straordinario “Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes Saavedra – applauditissimo anche a Cagliari – e ancora la sua lettura del “Servo di Scena” di Ronald Harwood.
Irruente e geniale, raffinato e istrionico, portato a un’interpretazione personale e incisa fortemente sulla parola del testo –per citare il dizionario dello spettacolo* Franco Branciaroli «dà il meglio di sé nei ruoli in cui può imporre la propria vocazione di protagonista assoluto».
*(http://www.myword.it/spettacolo/dictionary/505)