Tazenda – Dentro le parole

Tazenda

Dentro le parole

con

Nicola Nite (voce leader e chitarra acustica)
Gigi Camedda (piano e voce)
Gino Marielli (chitarra acustica, hang e voce)

 Marco Camedda (piano, djembè, darabouka)
 Massimo Cossu (chitarre acustiche, banjo, mandolino)
Marco Garau (batteria, Cajón)
Massimo Canu (basso)

Quando nell’88 i Tazenda si chiedevano come fare ad accettare l’idea che le loro musiche mal sopportavano la lingua italiana e la loro integrità etico artistica fungeva da autocensura per non utilizzare la lingua inglese, non avevano ancora ben contemplato l’idea che un’ovvia ed elusiva possibilità era lì che aspettava solo di essere accesa: scrivere e cantare in sardo. Il tempo divenne immediatamente propizio. Dibattiti, tavole rotonde per salvare la lingua e la cultura dell’isola furono per loro combustibile perfetto per gettarsi a capofitto nella creazione di un vero e proprio nuovo paradigma stilistico: pop-rock-etno- folk, in lingua logudorese, con piccole percentuali di italiano.

Da quel momento i tre ragazzi avventurosi si sono letteralmente persi “dentro le parole”. Persi, ma anche ritrovati. Le parole, che in fondo sono pensieri solidificati, sono il veicolo che la macchina uomo adopera per comunicare significati, sentimenti ed altro materiale difficile da definire. Il sistema delle parole non è perfetto, ma è il migliore fino ad ora per quanto riguarda gli esseri umani. I Tazenda hanno viaggiato per trent’anni in questo mare di segni cercando di affinare, inventare e domare la lingua dei loro avi. Lo fanno ancora, ma superata l’incoscienza iniziale hanno poi preso coscienza, appunto, del fatto che cantare per i sardi e non solo utilizzando questo modello antico sarebbe diventato un percorso di responsabilità e di senso di appartenenza di un popolo. Libertà e partecipazione diceva Gaber e queste due parole sono ancora oggi il manifesto stilistico della band anche se la connotazione non ha colore politico, ma squisitamente artistico e magari un po’ sociale o forse meglio ancora sociologico. I Tazenda propongono e condividono la loro musica con grandi artisti italiani e col loro pubblico trovando nel loro mezzo auto-costruito la giusta maniera per rappresentarsi nel mondo. Sia come artisti, sia come esseri umani. Chiunque può utilizzare oggi la loro invenzione e loro ne sono ben felici come un Bob Marley sarebbe felice di vedere che il suo reggae è ora uno stile tutt’altro che una musica di nicchia come lo era agli inizi.

Gigi, Nicola e Gino sono talmente convinti di raccontare la loro avventura nella scoperta del loro stile che intendono dopo trent’anni viaggiare ancora “dentro le parole” al punto da intitolare in questo modo una canzone, un lavoro discografico ed uno spettacolo teatrale, una sorta di recital semiacustico dove le parole sono le vere protagoniste. Uno show che per definizione potrebbe anche al suo interno ospitare illustri professori, scrittori o fini dicitori per esercitare la loro arte stando al gioco del motto “dentro le parole”. Ognuno con la propria specificità che è sinonimo di libertà e con la propria emotività che rappresenterebbe la cosiddetta partecipazione.

E’ interessante sentire i Tazenda che mentre si divertono appassionatamente in un brainstorming per dare un nome al concerto pensino di aggiornare il senso di “dentro le parole”, con una dicitura che nell’88 non sarebbe stata nemmeno corretta dal punto di vista della dattilografia: #dentroleparole.

L’era del digitale e del cattivo utilizzo del linguaggio nei social non hanno affievolito la loro passione o forse anche romantica missione di continuare a veleggiare spediti e curiosi nell’incantato cielo delle parole, che nel loro caso attuale si può dire tranquillamente che rileggendo tutto il materiale tazendiano il peso delle parole ora è ben più consistente rispetto al passato. Non perché i temi siano più validi di allora, anzi al contrario, ma perché la consapevolezza dei tre ragazzi di oggi è sicuramente maggiore.

Nel loro spettacolo, che considerano aperto a collaborazioni trasversali, pensano di poter recitare un ruolo di grande spessore e responsabilità in modo che la loro gente abbia come effetto sia il divertimento sia la riflessione. Tutti i partecipanti, dai tecnici alla band, dai manager fino al pubblico sono chiamati a tuffarsi con passione nel concetto da sublimare: dentro le parole. Anzi forse proprio #dentroleparole.

Senza le parole non esisterebbero le canzoni e senza le canzoni non si avrebbe niente da offrire al pubblico, quindi il nuovo Tazenda-pensiero è Viva le parole e ciò che c’è dentro.