Teatro Ragazzi – Piccolo Asmodeo

TEATRO GIOCO VITA

Piccolo Asmodeo

da Ulf Stark

con Tiziano Ferrari

adattamento teatrale Nicola Lusuardi, Fabrizio Montecchi
regia e scene Fabrizio Montecchi
disegni Nicoletta Garioni
musiche Michele Fedrigotti

sagome Nicoletta Garioni, Federica Ferrari
traduzione dallo svedese Helena Tirén

musiche eseguite da Giacomo Cella (fagotto); Lello Narcisi (flauto);

Le Cameriste Ambrosiane: Valentina Favotto, Gemma Longoni (violini),
Claudia Brancaccio (viola), Marija Drincic (violoncello),
Martina Milzoni (contrabbasso); Michele Fedrigotti (piano e tastiere)

da 6 a 10 anni

Premio “Eolo Awards” 2013

Sotto sotto, nelle viscere della terra, dove la luce del sole non arriva mai e dove i merli non cantano sugli alberi, abita Piccolo Asmodeo. Asmodeo è buono, troppo buono per poter vivere tranquillamente nel mondo dei Fuochi e dei Sospiri. Essere cattivo proprio non gli riesce e nemmeno gli interessa e questo, per la sua famiglia, è un grande problema. Così Asmodeo viene sottoposto ad una vera prova e mandato nel mondo della Luce e della Terra con una missione: “Dovrai convincere, entro questa sera, almeno una persona a darmi la sua anima!” gli dice il padre “Solo così dimostrerai di essere mio figlio”.

Ignaro dell’uomo e delle sue abitudini, assolutamente inconsapevole di quello che lo aspetta, Asmodeo inizia con timore, ma anche curiosità, il suo strampalato viaggio sulla terra. Da quel momento Asmodeo si trova coinvolto in una girandola d’incontri di ogni tipo: una mucca, un prete, un maestro di scuola, un gregge di pecore, un gruppo di bambini, un panettiere. A ognuno di loro, con grande semplicità, Asmodeo ripete quanto insegnato dal padre: “Io posso offrirti qualunque cosa. Basta che tu mi prometti di dare via la tua anima”. Alla fine della sconvolgente giornata però, Asmodeo, incompreso, dileggiato, quando non addirittura maltrattato, si convince che non riuscirà mai in un compito che non sente per niente suo. Ed è in quel momento di grande solitudine e tristezza che incontra Kristina…

Piccolo Asmodeo è una favola sul bene e sul male di Ulf Stark, uno dei più affermati scrittori contemporanei per ragazzi. Con sottile ironia ma anche con delicata poesia, con momenti di sana comicità ma anche con acuta problematicità, l’autore ci racconta, senza mai cadere in facili moralismi, di un novello Mefistofele alla ricerca del suo Faust.

Quello che ho capito è che ai bambini interessa che si parli di cose serie, di temi importanti. Magari con leggerezza, o ironia, o con comicità ma di cose serie.

Piccolo Asmodeo è una storia così. Che fa ridere, pensare e forse anche commuovere. (Fabrizio Montecchi)

Le cose importanti

di Fabrizio Montecchi

In tutti questi anni quello che ho capito dei bambini, e che mi ha portato a scegliere con sempre maggior convinzione i testi da rappresentare, è che a loro interessa che si parli di temi importanti. Magari con leggerezza, ironia o comicità, scegliendo con cura i modi e le forme, ma è di cose serie che i bambini vogliono sentire parlare.

E sono soprattutto le grandi domande, quelle a cui l’umanità da sempre fatica a dare risposte, quelle che più li affascinano. Domande sulla vita, sulla morte, sull’amore. E l’anima? Quell’anima che con tanta insistenza vuole scambiare il nostro Asmodeo? Cos’è? Bella domanda! Un rompicapo per filosofi e pensatori di tutti i tempi, ma chiedetelo ai bambini: l’anima è ciò che ci fa vivere, quello che abbiamo dentro, è quello che di noi vive quando moriamo. L’anima siamo noi. Risposte semplici? Non credo, ma anche se lo fossero, sono risposte. Perché le domande, per quanto grandi, per i bambini hanno sempre, anzi, devono sempre, avere una risposta. Come le storie, una fine.

Piccolo Asmodeo è una storia così. Che parla di cose importanti. Per questo stimola l’interesse dei bambini, il loro ascolto: perché fa un po’ ridere, perché fa un po’ commuovere, perché fa tanto pensare.

Confesso che per anni ho avuto paura, nonostante fin dalla prima lettura lo abbia molto amato, di mettere in scena Piccolo Asmodeo. Ciò che mi piaceva di questa storia era il rapporto tra la vicenda individuale, quella del bambino Asmodeo che deve soddisfare le ambizioni dei genitori ma nello stesso tempo capire chi è lui e cosa vuole, con la vicenda universale, quella legata alla ricerca e alla dannazione di un’anima, all’eterno dualismo tra male e bene.

Temevo però che la natura del protagonista, un diavoletto, e l’ambiente principale, gli inferi, suggerissero un’interpretazione di stampo religioso che avrebbe oscurato ciò che realmente mi sembrava importante del testo.

Sono state, come spesso accade, due idee di messa in scena a farmi capire come aggirare questo rischio.

La prima idea è stata drammaturgica: questa storia doveva raccontarla un unico attore che assumeva su di sé, responsabilmente, i contenuti della storia e se ne faceva portatore. È nato così un personaggio un po’ strambo di cui non sappiamo nulla, se non che vive sulla scena, il suo mondo, per ripetere ogni giorno l’eterno rito del dare vita, animare, del raccontare storie. Narratore e manipolatore, è dunque lui il deux et machina dello spettacolo: un dalang in versione occidentale. È lui che fa da tramite tra il mondo delle ombre e il pubblico e lo conduce, passo dopo passo, dentro la storia: sotto la terra e sopra la terra.

La seconda idea è stata, invece, scenica. La scena, come ho detto, è la casa del narratore ma anche il luogo in cui si svolge la nostra storia. Tutto cambia, dunque, funzione. Il letto è usato come piano per manipolare, il lenzuolo funge da schermo, il cuscino si presta alla rappresentazione della Montagna Nera e perfino un mazzolino di fiori si trasforma, in ombra, in un albero rigoglioso. Le sagome, spesso a vista, sono realizzate con assemblaggi di materiali compositi: plastica, legno, cartone. Altri oggetti, dalla fattura sfacciatamente artigianale, occupano la scena. Tutto accade sotto gli occhi del pubblico, perché tutto e possibile nel mondo bricolage del nostro narratore.

Sono convinto che la storia di Piccolo Asmodeo così messa in scena acquisti grande concretezza e i suoi temi metafisico religiosi connotazioni molto umane. Questo ce la rende vicina, prossima a noi, una storia di tutti, che parla a tutti.

L’autore

Nato a Stoccolma nel 1944, Ulf Stark è tra i maggiori scrittori di letteratura per l’infanzia e tra gli autori più amati dal giovane pubblico. I suoi romanzi si distinguono infatti per il sensibile umorismo, con cui sdrammatizza i piccoli guai della vita di un bambino. Ha creato lo straordinario personaggio di Simone, ragazzina difficile che riesce a vivere un periodo magico in cui può succedere di tutto, perfino di fingersi un maschio e di cominciare a crescere davvero, e la trilogia dedicata agli amici dodicenni Ulf e Percy. Le sue opere sono tradotte in molte lingue e hanno ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui nel 1993 il Premio Astrid Lindgren e nel 1994 il prestigioso Deutsche Jugendliteraturpreis. Dai libri di Ulf Stark sono stati tratti anche molti film per la televisione e il grande schermo.