Un marito ideale

di Oscar Wilde

con Valentina Sperlì, Roberto Valerio e Alarico Salaroli

scene e costumi Carlo Sala

regia Roberto Valerio

Teatridithalia

 

 

Scritta nel 1893, Il marito ideale compone con altre due commedie (Il ventaglio di Lady Windermere e Una donna di nessuna importanza) la trilogia detta dei Society dramas che precede il titolo più famoso di Wilde, L’importanza di essere onesto. Venne rappresentata nel 1895 per 111 repliche allo Haymarket Theatre, per venire poi cancellata, nonostante il successo, a causa dello scandalo in cui Oscar Wilde si era andato a cacciare querelando per diffamazione Lord Queensberry che lo aveva pubblicamente tacciato di sodomia.

Se in questi tre testi Wilde non introduce sostanziali innovazioni formali e ripropone i cliché dei drammi salottieri francesi – con i più tipici personaggi l’inevitabile avventuriera, la cosiddetta “donna con un passato”, il figlio illegittimo, il dandy cinico, la moglie leale ma poco elastica ecc – la sua genialità è già evidente nelle conversazioni brillanti, nelle osservazioni irriverenti e frivole, che, sebbene ininfluenti sull’intreccio, insinuano di straforo critiche sulla società borghese che sembravano celebrare.

Nel Marito Ideale la “donna con un passato”, al corrente della grave scorrettezza con cui Sir Chiltern, sottosegretario agli Affari Esteri in predicato di diventare ministro, fondò la sua fortuna economica, ricompare per ricattarlo e costringerlo ad avvallare una speculazione con denaro pubblico.

È proprio il tema della corruzione politica, centrale in questa commedia, ad aver catalizzato l’interesse di Roberto Valerio, regista e attore quarantenne che nella stagione 2008 aveva messo a segno un bel successo con il pasoliniano Vantone, coprodotto da Teatridithalia.

Partendo da questa idea ha scarnificato il testo che ridotto all’essenziale offre un’ottima sponda per interrogativi di sconcertante attualità: è possibile una politica senza compromessi? la questione morale è un fatto privato o pubblico ? esiste ancora un limite oltrepassato il quale si prova vergogna delle proprie azioni ?