“Yossl Rakover si rivolge a Dio” con Senio G.B. Dattena per la Giornata della Memoria

CeDAC
XXXIII Circuito Teatrale Regionale Sardo

Giornata della Memoria
Yossl Rakover si rivolge a Dio
Ultime ore nel ghetto di Varsavia
da Zvi Kolitz

diretto e interpretato da
Senio G.B. Dattena

La tragedia della Shoah in “Yossl Rakover si rivolge a Dio” di Zvi Kolitz: la voce di uno degli ultimi sopravvissuti nei giorni della rivolta del ghetto di Varsavia, nell’intenso monologo diretto e interpretato da Senio G. B. Dattena, proposto dal CeDAC – (a partire da sabato 26 gennaio) a Monserrato, Terralba, Tempio Pausania e Macomer – in occasione della Giornata della Memoria.

COMUNICATO del 23.01.2013
Nell’Europa travolta dalla follia nazista, tra l’orrore delle persecuzioni e dei campi di sterminio, la testimonianza struggente di “Yossl Rakover si rivolge a Dio” di Zvi Kolitz, testamento letterario sulle “Ultime ore nel ghetto di Varsavia” rivela al mondo uno dei rari episodi di resistenza contro la barbarie, l’insurrezione degli ebrei contro le forze di occupazione tedesche nella città polacca. Voci oltre il muro per una segreta preghiera, densa di interrogativi sulla ferocia e l’arbitrio dell’uomo e sulla pazienza, e perfino il “silenzio” di Dio, nella mise en scène del Teatro Barbaro, con la regia di Senio G. B. Dattena, protagonista di questo monologo lucido e struggente sulle note della fisarmonica di Maurizio Serra, mentre si consuma l’ultimo atto di una battaglia disperata.
“Yossl Rakover si rivolge a Dio” – all’I.T.C. “Fabio Besta” di Monserrato sabato 26 e lunedì 28 gennaio, martedì 29 gennaio a Terralba e mercoledì 30 gennaio al Teatro del Carmine di Tempio Pausania, infine il 5 febbraio alle ex Caserme Mura di Macomer, in un ciclo di matinées per gli studenti sotto le insegne del CeDAC, in occasione della Giornata della Memoria – sfida il dilemma fondamentale tra cuore e ragione, l’importanza della scelta tra il bene e il male.
La storia della Shoah vissuta in prima persona, con lo stillicidio delle violenze quotidiane mentre un cerchio si stringe inesorabilmente intorno alle vittime con il peso di una condanna a morte, una strage di innocenti in nome di un distorta “utopia”; ma anche l’indignazione contro l’indifferenza del mondo, la mancata reazione e forse l’incredulità di fronte alla verità inaccettabile dei lager e il progetto di un genocidio. Negli ultimi inquieti istanti prima della sua fine annunciata, Yossl Rakover, e con lui gli spettatori, ripercorre la propria esistenza, e il pensiero va alla famiglia scomparsa nel buio della Storia tra le pagine cupe della Shoah, al significato della vita e del dolore nell’arcano disegno, e infine nell’infuriare di un Inferno in Terra, tra gli echi di una sofferenza senza nome, in un estremo atto di fede si volge a Dio.

Info: CeDAC – 070.270577 – cedac@cedacsardegna.it

 

Teatro Barbaro
Yossl Rakover si rivolge a Dio
Ultime ore nel ghetto di Varsavia
da Zvi Kolitz

diretto e interpretato da
Senio G.B. Dattena

con Maurizio Serra (fisarmonica)
luci Ivano Cugia

In occasione della Giornata della Memoria, il CeDAC propone una straordinaria testimonianza, quasi un “urlo della coscienza” davanti all’orrore della Shoah: “Yossl Rakover si rivolge a Dio” di Zvi Kolitz s’interroga sul silenzio di Dio, che sembra celare il suo volto nella notte del male..

Lo spettacolo
“Yossl Rakover si rivolge a Dio”, testamento shock di una delle centinaia di migliaia di vittime dell’insurrezione del ghetto di Varsavia, ha cominciato a circolare in Argentina subito dopo la seconda guerra mondiale ed è subito diventato un mito.
A tentare di infrangere questo mito ci pensa qualche anno dopo un ebreo lituano, Zvi Kolitz: «Il testo – dice – è pura invenzione letteraria, e a scriverlo sono stato io». Da allora è cominciata una disputa che ancora continua.
A noi piace pensare che il materiale di cui ci siamo innamorati sia veramente il testamento scritto da un ebreo polacco poco prima della sua morte e conservato accuratamente, come nella migliore tradizione, in una bottiglia.

Note di regia
Yossl Rakover parla dalla finestra mezzo murata di una minuscola stanza, di lui possiamo sentire la voce, i lamenti trattenuti, il respiro greve, il tanfo di morte che lo circonda. Niente di più. Conosciamo il suo nome e la sua età. Ci ha raccontato come tutta la sua numerosa famiglia sia stata cancellata dal furore nazista, ma di lui, del suo viso, del colore degli occhi e dei capelli, delle sue mani, non sappiamo nulla. Non riusciamo a vederlo. E’ una voce. Una voce che viene dalle profondità della terra, da un vuoto siderale.
Voce solitaria eppure collettiva, come una preghiera che giunge fino a noi con tutte le sfumature di tutti i martiri dell’ Olocausto.
Come dire questa voce – queste voci – e come rappresentare questo vuoto è la scommessa che come teatranti ci siamo posti.
Le nostre visioni ci hanno portati a squarci di luce, improvvisi e abbacinanti come taglienti raggi di sole che, “come riflettori” , svelano la vittima e servono la follia necrofila dei tiranni.
Il valore del sole e della luce qui è ribaltato, e la notte, benché popolata da incubi, è l’unica “speranza” di salvezza, l’unica possibilità di fuggire l’assassino. Così dunque si muove Yossl, nelle tenebre, tra i morti, assuefatto a tutto eppure vivo e lucido nei suoi ultimi istanti. E vivi sono la voce ed il pensiero mentre ci entrano dentro e arrivano non sappiamo bene da dove.
La sensazione forte, è quella che spesso la parola provenga non da Yossl, ma da un non luogo, da un altrove che ci è difficile afferrare, intuire. Una parola che ci sovrasta come urlo della coscienza.
In tutto questo, la tipica ironia dei racconti ebraici e della musica klezmer non è più nemmeno un ricordo, scompare per lasciare posto a rumori scomposti, boati, lingue velenose, atmosfere di smarrimento e di rabbia ma anche, in ultima analisi, di raccoglimento, per una straziante dichiarazione di fede e di amore verso Dio.
Senio Dattena