di Alice Bertini

regia Federico Gatti, Eduardo Rinaldi

con Alice Bertini e Federico Gatti

disegno luci Marco D’Amelio

Compagnia Poveri Comuni Mortali

produzione Società per Attori

♦Meana Sardo, Teatro San Bartolomeo – 13 marzo ore 21.00

♦Sanluri, Teatro Akinu Congia – 14 marzo ore 20.30

 

Una donna, un uomo, uniti solo dall’esigenza di un legame. Non un legame d’amore, piuttosto un legame giuridico. Al dito anulare una fede non c’è, il simbolo d’amore per la vita è sostituito da un contratto stringente nel quale ogni cosa è prevista, definita, circostanziata e scelta. Eccezioni ed accezioni sono stabilite a tavolino; non è un modo dire, il tavolino è quello di un antico caffè di una moderna città. È ai capi opposti di questo tavolino che questa donna e quest’uomo si incontreranno per la prima volta e per sempre. L’intimo bisogno di maternità, insieme all’atavica ricerca di un luogo delle certezze, quella stabilità nella quale sentirsi liberi, e così fino alle vacanze al mare, o dovunque, purché non in montagna, ed insieme, in un caleidoscopio di contraddizioni, la casa, la paura della solitudine e la fertilità. Nulla di cui non previsto dallo stringente contratto. Solo che pure i piani studiati nei minimi dettagli, anche quelli apparentemente perfetti, possono sempre essere messi in discussione dall’imprevedibile. Una storia che inizia esattamente dal momento finale a cui siamo tutti giunti. Dalla profonda involuzione dei rapporti d’amore, apparentemente condannati a cedere il passo ad una società che fonda i suoi principi sulla paura, compresa quella di amare.

NOTE DI REGIA
Il Contratto altro non è che una semplice storia d’amore, vissuta oggi. Dopo aver affrontato, con i precedenti spettacoli, temi politici e sociali correlati alle condizioni delle masse e alle dinamiche interne ed esterne che le regolano, abbiamo spostato il nostro punto di osservazione sugli individui e sulle dinamiche delle relazioni di coppia, provando a contestualizzarlo all’interno dei condizionamenti che sulla coppia generano sia le convenzioni sociali che le fragilità individuali. Abbiamo volutamente utilizzato il binomio Donna-Uomo come modello universale valido per le dinamiche di qualsiasi coppia, ma anche come pretesto per raccontare di un altro tema che invece riteniamo non venga trattato spesso: la fertilità. Di come venga vissuta oggi, di come possa diventare un’ossessione, di come venga percepita, in taluni contesti, come elemento fondamentale ed irrinunciabile per “completare la coppia” senza il quale sembrerebbe non possibile essere felici. Dal punto di vista scenico, abbiamo lasciato solo l’essenziale. Abbiamo un tracciato a terra che serve a delimitare il dentro e il fuori. Dentro il tracciato, due sedie, di lei, di lui. Una soluzione che potremmo definire Dogville, necessaria per mettere in luce solo e soltanto il rapporto uomo-donna, le dinamiche.