con Alice De Andrè

produzione Alice De Andrè

♦Alghero, Teatro Civico – 15 aprile ore 21.00

♦Meana Sardo, Teatro San Bartolomeo – 17 aprile ore 21.00

♦Sanluri, Teatro Akinu Congia – 18 aprile ore 20.30

Cosa succede quando porti un cognome che ha fatto la storia?

Alice De André, attrice e performer teatrale, affronta con grazia, ironia e disarmante leggerezza il rapporto con il suo cognome e le aspettative degli altri. Accompagnata dalla melodia del violoncello di Giulia Monti, Alice svela la sua vera identità, mostrando che oltre al mito c’è una storia nuova che merita di essere ascoltata.

NOTE DELL’AUTRICE
Per molto tempo ho pensato che il mio cognome fosse la cosa più interessante di me. Non perché io lo credessi davvero, ma perché era spesso la prima cosa che interessava agli altri. Prima ancora di sapere chi fossi, le persone sembravano già avere un’idea di cosa avrei dovuto essere. Avrei dovuto cantare. Avrei dovuto conoscere ogni canzone. Avrei dovuto avere un talento evidente, possibilmente ereditario. Avrei dovuto raccontare aneddoti, custodire ricordi, rappresentare qualcosa.
Qualunque scelta sembrava avere un significato più grande del necessario. Se mi occupavo di teatro, era per il cognome. Se cercavo di allontanarmene, era comunque per il cognome. Anche provare a ignorarlo significava continuare a esserne definita. Questo spettacolo è nato quando ho capito che l’unico modo per smettere di sentirmi schiacciata dalla mia storia era provare a raccontarla con la mia voce. Non volevo costruire un omaggio e non volevo nemmeno realizzare un atto d’accusa. Volevo parlare di quello spazio confuso che esiste tra l’amore e la rabbia, tra ciò che ereditiamo e ciò che scegliamo, tra il desiderio di appartenere e il bisogno di diventare indipendenti. Ho scelto l’ironia perché è il linguaggio che utilizzo per avvicinarmi alle cose che mi fanno più paura. La comicità permette di aprire una porta, abbassare le difese e creare un’intimità immediata con il pubblico. Ma dietro ogni battuta rimane una domanda autentica: quanto della nostra storia ci appartiene davvero e quanto, invece, siamo liberi di riscrivere?
“Alice (non canta) De André” è il mio tentativo di mettere insieme i pezzi senza fingere che combacino perfettamente.
È un modo per riconoscere ciò che porto con me e, nello stesso tempo, scegliere la direzione in cui andare.