Lo spettacolo è concettualmente ispirato alla “zona grigia” di Primo Levi e alla “banalità del male” di Hanna Arendt. Ognuno di noi ha esperienza della “zona grigia”, che ne sia consapevole o meno.
Non siamo fatti di confini ma di margini sfrangiati. All’interno di questi margini è impegnativo non agire nel “male”, poiché il male non ha profondità, si diffonde “banalmente” in superficie come un fungo, devastando ogni cosa. Si pone domande, apre conflitti e innesca un meccanismo dal quale non è possibile estraniarsi, specie nei nostri drammatici tempi, dove è ormai possibile attuare un genocidio in diretta globale senza che la comunità internazionale, privata di mezzi e legittimità dai rapporti di forza dei singoli stati, abbia la forza per reagire.